Il giornalista del New York Times Glenn Thrush lavora nella stanza James S. Brady, lo spazio della Casa Bianca dedicato alle conferenze stampa, dopo che il portavoce dell'amministrazione Trump Sean Spicer lo ha escluso dall'incontro ristretto con i media del 24 febbraio 2017 (Mark Wilson/Getty Images)
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  • sabato 25 febbraio 2017

Il New York Times è stato escluso da un incontro con la Casa Bianca

Insieme a CNN, BBC, Guardian e altri media critici con Trump: la polemica tra la stampa e la nuova amministrazione sta diventando abituale

Il giornalista del New York Times Glenn Thrush lavora nella stanza James S. Brady, lo spazio della Casa Bianca dedicato alle conferenze stampa, dopo che il portavoce dell'amministrazione Trump Sean Spicer lo ha escluso dall'incontro ristretto con i media del 24 febbraio 2017 (Mark Wilson/Getty Images)

Negli Stati Uniti la tensione tra l’amministrazione Trump e una parte consistente dei media è notevolmente aumentata venerdì 24 febbraio quando ai giornalisti di New York Times, CNN, Los Angeles Times, BBC, Guardian, BuzzFeed News, Politico e Huffington Post è stato proibito di partecipare a un incontro informale con il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, avvenuto al posto della consueta pubblica conferenza stampa. L’incontro si è svolto nell’ufficio di Spicer, e non è stato filmato.

Hanno potuto partecipare all’incontro, invece, i rappresentanti di alcuni media di orientamento conservatore (Fox, Breitbart News e Washington Times) o che non sono stati così frequentemente critici dell’attuale amministrazione, tra cui il Wall Street Journal e Bloomberg. L’amministrazione non ha fornito una spiegazione ufficiale per queste esclusioni: Trump nei giorni scorsi è tornato più volte ad attaccare i principali media americani, accusandoli di pubblicare notizie false sul proprio conto.

Diversi commentatori hanno sottolineato l’eccezionalità di questa decisione, che non ha precedenti nella storia contemporanea. È stata la prima volta nella storia, ad esempio, che il New York Times – considerato il più autorevole dei quotidiani americani – è stato escluso da un incontro con la stampa della Casa Bianca. In segno di protesta contro l’esclusione dei loro colleghi, i giornalisti dell’agenzia di stampa Associated Press e della rivista Time hanno scelto di non partecipare anche se avevano ricevuto l’autorizzazione a farlo, mentre il Washington Post – che da questa settimana ha un nuovo motto apparentemente molto critico nei confronti dell’amministrazione Trump – non aveva mandato nessun giornalista a seguire l’incontro.

L’incontro ristretto tra i media e Spicer è avvenuto dopo che nella mattinata di venerdì il presidente Donald Trump aveva criticato i media alla Conservative Political Action Conference (CPAC), un’importante conferenza annuale degli attivisti conservatori. Durante il suo discorso Trump aveva detto che i «fake» media sono «nemici dei cittadini». Il 23 febbraio CNN aveva mandato in onda un servizio secondo cui l’amministrazione Trump avrebbe chiesto all’FBI di impedire che i giornali parlassero dei contatti tra membri dell’amministrazione e funzionari russi, su cui la polizia federale sta investigando.

Sul sito della Casa Bianca si può comunque leggere la trascrizione della conversazione di Spicer con i giornalisti: il portavoce ha negato che a CNN e New York Times sia stato vietato l’accesso all’incontro perché l’amministrazione è insoddisfatta del modo con cui si occupano di loro; ha spiegato invece che la quotidiana conferenza stampa è stata sostituita dall’incontro ristretto per non togliere attenzione al discorso di Trump alla CPAC.

Nelle ore successive all’esclusione, su Twitter è circolato parecchio un video girato lo scorso dicembre in cui Sean Spicer dice che l’amministrazione Trump non avrebbe escluso i media critici della Casa Bianca perché non è quello che succede in una democrazia.

Il direttore esecutivo del New York Times Dean Baquet ha scritto un comunicato di protesta contro l’esclusione del Times e delle altre organizzazioni giornalistiche sottolineando come l’esclusione non abbia precedenti. Il direttore esecutivo del Washington Post Marty Baron ha accusato l’amministrazione Trump di stare percorrendo un «cammino non democratico» e ha detto che il suo giornale sta riflettendo su come reagire nel caso in cui un’esclusione come quella di ieri dovesse ripetersi. CNN ha commentato molto duramente la questione, definita uno «sviluppo inaccettabile» e considerata una ritorsione nei confronti dei servizi realizzati con le informazioni fornite dalle fonti anonime.

Secondo il giornalista di Vox Andrew Prokop, l’esclusione di ieri fa parte di una strategia per distogliere l’attenzione dagli insuccessi dell’amministrazione: Steve Bannon, il più importante e controverso consigliere di Trump, sta cercando da tempo di far passare il concetto che i media principali siano il “partito di opposizione” dell’amministrazione Trump, cercando così di screditarli.

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