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  • sabato 25 febbraio 2017

Jeremy Corbyn ha un nuovo guaio

Il Partito Laburista ha perso uno storico seggio che votava a sinistra da più di 80 anni, e in molti hanno dato la colpa al suo leader (nonostante la recente rielezione)

Jeremy Corbyn durante un discorso sulla posizione del Partito Laburista riguardo l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, il 24 febbraio 2017 (DANIEL LEAL-OLIVAS/AFP/Getty Images)

Il 24 febbraio il Partito Laburista britannico ha subito una sconfitta elettorale piccola ma simbolica, che ha portato nuove agitazioni nel partito e critiche al suo capo Jeremy Corbyn. Nel corso di una tornata delle cosiddette By-election – quelle che si tengono per assegnare i seggi rimasti vacanti – i Laburisti hanno perso il seggio di Copeland, nella contea inglese di Cumbria, nel nord dell’Inghilterra. Gli elettori di Copeland hanno scelto come nuovo rappresentante alla Camera dei Comuni la politica del Partito Conservatore Trudy Harrison. È la prima volta dall’istituzione del seggio nel 1983 che Copeland elegge un rappresentante Conservatore; la prima volta dal 1935 se si considera la precedente distribuzione dei seggi elettorali britannici. Insomma, per il Partito Laburista Copeland era un po’ come Sesto Fiorentino per il Partito Democratico in Italia, fino all’anno scorso: un seggio storico che si pensava potesse essere perso solo dopo una catastrofe.

Le elezioni di Copeland si sono tenute perché il precedente rappresentante locale, il laburista Jamie Reed, si era dimesso dal suo incarico di parlamentare per andare a lavorare per l’impianto nucleare di Sellafield, l’azienda più ricca della zona. Reed era tra i membri laburisti del parlamento considerati critici nei confronti di Corbyn.

L’elezione di Trudy Harrison, che ha vinto con il 44 per cento dei voti, ha anche un altro primato: è il primo caso in 35 anni in cui un parlamentare dimissionario viene sostituito da un rappresentante del partito al governo. Per tutte queste ragioni, il risultato di Copeland è finito su tutti i giornali – ieri il Guardian ha ospitato un editoriale che lo chiama “il disastro di Copeland” – ha anche fatto distogliere l’attenzione dalla vittoria del candidato del Partito Laburista in un altro seggio in cui si votava: Stoke-on-Trent Central, considerato una delle “capitali di Brexit” dato che è stato uno dei posti in cui la percentuale di voti a favore dell’uscita dall’Unione Europea è stata più alta. A Stoke, il laburista Gareth Snell ha battuto Paul Nuttall, l’attuale leader dell’UKIP, il partito indipendentista e anti-europeista di destra britannico.

John McDonnell, ministro-ombra delle Finanze e il più stretto alleato di Corbyn, ha commentato il risultato elettorale di Copeland dicendo che è stato molto deludente, che il partito «imparerà la lezione» e che tuttavia Corbyn non si dimetterà. McDonnell poi se l’è presa con l’ex leader laburista Tony Blair per aver criticato la nuova posizione del partito sull’uscita dall’Unione Europea pochi giorni prima del voto. La campagna elettorale del Partito Conservatore si basava in parte su un’intervista a Corbyn della fine di gennaio, in cui il segretario del Partito Laburista non aveva preso una posizione chiara sul progetto di costruzione di Moorside, una centrale nucleare che dovrebbe essere costruita vicino a Sellafield, la cui realizzazione al momento è incerta (Corbyn è storicamente contrario al nucleare, e secondo alcuni ha sentito il bisogno di nascondere le proprie convinzioni per cercare di ottenere più consensi). Corbyn stesso invece ha dato la colpa all’intero establishment politico britannico, che avrebbe “deluso” l’elettorato locale.

Dopo la sconfitta a Copeland alcuni membri importanti del Partito Laburista (compresi alcuni rappresentanti del governo ombra) hanno chiesto che Corbyn si prenda la responsabilità di quanto accaduto. Non con dichiarazioni pubbliche: la maggior parte dei laburisti che hanno commentato il risultato elettorale con la stampa non hanno criticato il segretario. Fonti anonime all’interno del Partito hanno però detto al Guardian che ora anche i più stretti collaboratori di Corbyn parlano di una sua futura sostituzione e che gli alleati più importanti del segretario gli hanno chiesto di fare qualcosa per risolvere il problema dei risultati deludenti del partito nei sondaggi. Secondo alcune di queste fonti però non succederà nulla all’interno del partito fino a quando non avverranno le elezioni interne del sindacato Unite, il principale tra i sindacati sostenitori di Corbyn. L’attuale leader di Unite è Len McCluskey: secondo le fonti del Guardian, quando McCluskey sarà sicuro di essere ancora alla guida del sindacato cercherà qualcuno che possa guidare il Partito Laburista con più successo di Corbyn. Corbyn è stato rieletto segretario del Partito appena qualche mese fa, ma il partito ha continuato a rimanere diviso, e sembra che anche i sostenitori di Corbyn siano sempre meno convinti di sostenerlo.

Il Guardian, il più importante quotidiano progressista britannico, ha pubblicato un editoriale di commento al risultato elettorale secondo cui la sconfitta dei laburisti a Copeland è in parte dovuta alla questione locale della centrale nucleare ma anche ai problemi più generali del Partito Laburista, che non sta facendo un’opposizione efficace al governo conservatore. Per il Guardian Corbyn sta dimostrando troppo ottimismo nel concentrarsi su alcune specifiche battaglie – una riguardo il sistema sanitario nazionale, una sul problema degli alloggi – che però non hanno aumentato il consenso nei confronti del partito. Queste piccole elezioni erano un test per il Partito Laburista e i risultati sono un segno della «continua erosione della capacità del Labour di Corbyn di essere un credibile partito di governo per il Regno Unito di oggi».

Ma il Guardian ha ospitato anche opinioni molto più dure nei confronti di Corbyn: l’editorialista Jonathan Freedland ha scritto che «il terribile paradosso in cui si trova il Partito Laburista oggi è che da un lato ha bisogno che Corbyn se ne vada, dall’altro non può ordinargli di andarsene». Questo perché è proprio quella parte del partito che ha sostenuto Corbyn – la sinistra del partito, il movimento Momentum, e i sindacati – che dovrebbe chiedergli di farsi da parte, ma non ha ancora trovato un leader più credibile che lo sostituisca.

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