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  • giovedì 23 Febbraio 2017

Il video della ciclista che si vendica dopo essere stata molestata potrebbe essere falso

Ci sono diverse cose che non tornano, nota il Guardian, e fanno pensare che sia stata una messa in scena

Da un paio di giorni sta circolando molto online un video che mostra una ragazza in bicicletta strappare lo specchietto di un furgone dopo essere stata maltrattata in modo sessista dai due uomini a bordo, in una strada di Londra. Il video è stato ripreso da moltissimi giornali online ed è arrivato anche in Italia su Corriere della Sera, Huffington Post e La Stampa: il Guardian, però, ne ha messo in dubbio l’autenticità raccogliendo i diversi indizi che fanno pensare che sia stata una messa in scena, compresa la testimonianza di un uomo che avrebbe assistito all’organizzazione del tutto.

Il video è ripreso dalla telecamera sull’elmetto di un motociclista che, ipotizzando che il video sia vero, stava circolando tranquillamente quando si è imbattuto, a uno stop, in un litigio tra il passeggero di un furgone da lavoro e una ragazza in bicicletta. Nel video, sottotitolato, si capisce che lui la sta molestando come spesso accade alle donne in strada: le chiede il numero di telefono, le dice di sorridere e non essere aggressiva, ipotizza che abbia le mestruazioni come motivazione per il suo carattere scontroso e tutto un repertorio di atteggiamenti violenti e sessisti a cui la ragazza risponde arrabbiata. Qualche secondo dopo, seguito dalla ciclista e dal motociclista che continua a riprendere la scena, il furgone riparte solo per accostare in una via poco distante: a quel punto la ciclista si ferma accanto al furgone, strappa lo specchietto dalla portiera destra e poi pedala via prima che i due a bordo del furgone capiscano bene cosa è successo. A quel punto il video si interrompe.

Il video è stato caricato sulla pagina Facebook di Viral Thread, una società che distribuisce contenuti virali facendosi pagare per il loro utilizzo da siti e giornali. È un modello di business ormai piuttosto diffuso: si raccoglie materiale dagli utenti, lo si fa diventare virale sfruttando una certa abilità sui social network e poi si dividono i guadagni con gli autori del video. Nel caso del video in questione, contattati dal Guardian, quelli di Viral Thread hanno detto di non aver verificato l’autenticità del video, ma non hanno risposto alle richieste di vederne la versione non oscurata, limitandosi a dire che i costi per il suo utilizzo sarebbero stati di 400 sterline per un video player proprietario e 150 sterline usando un player nativo di Facebook. Dopo le richieste del Guardian, il video è stato rimosso dalla pagina Facebook di Viral Thread.

Oltre all’origine misteriosa, ci sono altri elementi che fanno dubitare dell’autenticità del video. In primo luogo il fatto che la scena mostrata sia quasi un archetipo delle molestie per strada: sembra riprendere uno schema molto diffuso per la produzione di contenuti virali online, la ricostruzione di una scena molto controversa in un luogo pubblico per filmare poi le reazioni della gente e presentare il tutto come “esperimento sociale”. A questo si aggiunge il fatto che, per quanto non impossibile, è quantomeno peculiare che tutta la scena sia stata ripresa così bene e per intero da un motociclista e che, come hanno notato in molti, sembra che la ragazza strappi lo specchietto del furgone con troppa facilità. Lo stesso video, come era spiegato da alcuni utenti nella sezione commenti della pagina di YouTube di Viral Thread (prima che il video venisse rimosso anche da lì), era inoltre stato tolto da una pagina di Reddit dedicata ai video registrati con le telecamere sul cruscotto delle auto, perché diversi utenti lo avevano trovato sospetto e temevano che fosse falso.

A tutto questo, infine, si è aggiunta la testimonianza di un uomo che, sentito dal Sun, ha detto di aver visto un uomo biondo dare istruzioni a una ragazza e a degli altri uomini vestiti come quelli che si vedono nel video. La testimonianza raccolta dal Sun, un giornale noto per la scarsa accuratezza del suo lavoro giornalistico, è per ora l’unica a mettere in dubbio direttamente l’autenticità del video.

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