(JOHN MACDOUGALL/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 9 febbraio 2017

Un ottimo motivo per tifare Amburgo

Da quando esiste la Bundesliga è l'unica squadra tedesca mai retrocessa, allo stadio c'è un grande orologio che lo ricorda: ora rischia, forse anche per colpa dell'orologio

(JOHN MACDOUGALL/AFP/Getty Images)

All’interno del Volksparkstadion – lo stadio di Amburgo, in cui gioca la squadra di calcio della città – c’è un grande orologio digitale che conta il tempo passato dal giorno in cui l’Amburgo giocò la sua prima partita in Bundesliga, il più importante campionato tedesco di calcio. Sono più di 53 anni: il periodo consecutivo in cui l’Amburgo – una delle società che ha disputato la prima edizione della Bundesliga – è rimasto nella massima competizione calcistica nazionale, senza mai retrocedere. È successo a pochissime squadre in Europa (tra loro l’Inter, il Barcellona e il Real Madrid) e a nessuna squadra tedesca. Il Borussia Dortmund, una delle migliori squadre tedesche, retrocesse negli anni Settanta; il Bayern Monaco – la migliore squadra tedesca, che la Bundesliga l’ha vinta 26 volte – non era tra le squadre iscritte alla prima edizione e quindi non conta.

L’orologio dell’Amburgo – che in Germania è anche noto come HSV, perché la società si chiama Hamburger Sport-Verein – si trova nell’area nord-ovest dello stadio, che può ospitare più di 57mila persone ed è stato completamente ricostruito nel 2000, in vista dei Mondiali di calcio del 2006. È quello in cui si giocò Italia-Ucraina, il quarto di finale finito 3-0 grazie al gol di Gianluca Zambrotta e alla doppietta di Luca Toni. L’orologio fu invece messo nel 2001, per ricordare il tempo passato dalle cinque di pomeriggio del 24 agosto 1963, giorno del debutto dell’Amburgo in Bundesliga. Oggi l’Amburgo è terzultimo in classifica.

L’Amburgo non è sempre stato una squadra da zona retrocessione. Ha vinto tre delle 53 edizioni di Bundesliga finora disputate: l’ultima volta nel 1983, lo stesso anno in cui vinse la Coppa dei Campioni, il nome con cui certi anziani o nostalgici continuano a chiamare la Champions League.

L’Amburgo vinse quella Coppa dei Campioni contro una Juventus di cui quei nostalgici (ma non solo loro) ricorderanno qualche nome: in panchina c’era Giovanni Trapattoni, in porta Dino Zoff, in difesa Claudio Gentile e Gaetano Scirea, a centrocampo Marco Tardelli, in attacco Paolo Rossi e Roberto Bettega. Tra il centrocampo e l’attacco Zibigniev Boniek e Michel Platini. Quella Juventus – una delle migliori di sempre – perse la finale per 1-0 e quel gol lo segnò Felix Magath, che poi è diventato un apprezzato allenatore. A differenza della Juventus – piena di grandissimi calciatori – quell’Amburgo aveva molti buoni giocatori ma nessun fenomeno, fatta forse eccezione per l’allenatore austriaco Ernst Happel, considerato uno dei migliori di sempre. Vinse quattro campionati in quattro paesi diversi (ci sono riusciti in pochi, e tra loro José Mourinho, Carlo Ancelotti e Trapattoni) e fu il primo a vincere da allenatore la Coppa dei Campioni con due diverse squadre. Happel allenò anche la nazionale olandese che ai Mondiali del 1978 perse in finale contro l’Argentina.

Dopo le vittorie del 1983, l’Amburgo restò una delle cinque-sei migliore squadre tedesche per tutti gli anni Ottanta, partecipò senza grandi risultati alle coppe europee e nel 1987 vinse la Coppa di Germania, la terza della sua storia. Negli anni Novanta diventò invece una squadra da metà classifica, fatta eccezione per il terzo posto della stagione 1999-2000. Da allora in Bundesliga ha ottenuto un altro terzo posto (nel 2006) e fino a due-tre anni fa era una squadra a volte buona e a volte ottima, anche se meno forte di squadre come il Bayern Monaco o il Borussia Dortmund.

FBL-GER-BUNDESLIGA-HAMBURG-BAYERN MUNICHL’orologio, in una foto del maggio 2014 (AFP PHOTO / JOHN MACDOUGALL)

Nel 2014 e nel 2016 l’Amburgo è invece arrivato due volte sedicesimo, cioè terzultimo. In Bundesliga ci sono diciotto squadre: alla fine della stagione le ultime due retrocedono nella “Serie B” tedesca e la terzultima gioca uno spareggio con la terza di quella “Serie B”. In entrambi i casi l’Amburgo ha quindi rischiato la retrocessione, giocando e vincendo il play-out, lo spareggio per restare (o arrivare) in Bundesliga. Nella passata stagione le cose sono andate meglio, con un più tranquillo decimo posto.

Ora l’Amburgo è però di nuovo a rischio, con conseguenti preoccupazioni per l’orologio ed il relativo record, di cui a Amburgo – che ha quasi due milioni di abitanti ed è nel nord della Germania – vanno molto fieri. Finora si sono giocate 19 giornate su 34 e l’Amburgo è terzultimo con 16 punti: la classifica è ancora piuttosto corta, ma l’Amburgo è di certo tra le squadre a rischio. La Bundesliga finirà a maggio. L’orologio arriverà di sicuro a segnare 53 anni e 200-qualcosa giorni; c’è il rischio che tra qualche mese si debba fermare.

Toben Baumgarten, un tifoso di 24 anni dell’Amburgo, ha detto al New York Times: «Non so se la cosa sia un bene o un male. Potrebbe aggiungere pressione alla squadra. Sentono il peso di dover continuare a far andare l’orologio». Andrew Kew, autore dell’articolo del New York Times, ha anche scritto che da qualche tempo circola l’idea che la società sia troppo concentrata sul record, e quindi sul mantenimento della posizione (qualsiasi essa sia) in Bundesliga, piuttosto che su un vero investimento sul futuro, con tutti i rischi che questo potrebbe comportare. «L’auto-conservazione a breve termine ha avuto la meglio sulle nuove, fresche, idee». Di certo la pressione dell’orologio si sente, non solo allo stadio: dal 2014 una stessa versione più piccola è stata messa anche sulla parte anteriore dell’autobus che porta in giro i giocatori. Lo vedono ogni volta che ci salgono o scendono, e non solo allo stadio mentre stanno giocando.

Kew ha parlato anche con Bobby Wood, un giovane attaccante statunitense che gioca nell’Amburgo dallo scorso maggio. «Nessuno vuole essere il giocatore che faceva parte dell’Amburgo nell’anno in cui finì per retrocedere, dopo tutti questi anni». L’orologio fu installato per dare un po’ di morale in un momento non particolarmente positivo per l’Amburgo, come ha spiegato Alexander Iwan, tifoso che, come ha scritto Kew, «lavora come storico per la squadra». Parlando dell’orologio, Iwan ha detto che serve a ricordare cosa è stata in passato la squadra, e con riferimento al Bayern Monaco – che partecipò alla sua prima Bundesliga nel 1965, con due anni di ritardo – ha detto: «Loro vincono due trofei all’anno, noi abbiamo questo». Sempre parlando dell’orologio, Iwan ha aggiunto: «Ti fa vedere tutto in una volta: la storia ma anche i problemi».

Non è chiaro cosa potrebbe succedere all’orologio in caso di retrocessione dell’Amburgo. Intanto la squadra ha vinto per 1-0 la sua ultima partita di Bundesliga, contro il Bayer Leverkusen, che è al quarto posto. L’11 febbraio giocherà invece contro il Lipsia, sorprendentemente al secondo posto. Al primo, tanto per cambiare, c’è il Bayern Monaco. I giocatori migliori dell’Amburgo sono i brasiliani Walace e Douglas Santos – di 21 e 22 anni, a centrocampo e in difesa – e il centrocampista sinistro Filip Kostic, che è serbo e ha 24 anni. La squadra è allenata dal tedesco Marcus Gisdol, che è arrivato a settembre dopo l’esonero del precedente allenatore, quando la squadra era penultima con un punto. Intanto l’orologio va avanti, anche sul sito della squadra.

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