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  • martedì 24 gennaio 2017

Quelli che non hanno capito da cosa si è ritirato Trump

Era il TPP? O il TTP? O il TTIP? Meglio chiarirlo, visto che qualcuno ha fatto un po' di confusione

(AP Photo/Evan Vucci, File)

Tra i primi atti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump c’è stata la decisione di ritirarsi dal TPP, cioè il Trans Pacific Partnership (Partnerariato Trans-Pacifico), uno dei più grandi accordi commerciali mai sottoscritti, firmato nel 2015 da 12 paesi: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Vietnam e Stati Uniti, che però dovevano ancora ratificarlo al Congresso (e il Congresso non ne aveva intenzione, motivo per cui il ritiro di Trump è una decisione più simbolica che altro).

In Italia la decisione di Trump ha confuso diversi politici e giornalisti, probabilmente a causa dell’assonanza tra TPP e TTIP, l’accordo commerciale che gli Stati Uniti hanno negoziato a lungo con Canada e Unione Europea e che oggi è considerato praticamente fallito. Per esempio Stefano Fassina, deputato eletto con il PD e passato con Sinistra Italiana, dice che Trump ha messo fine al TTP, un acronimo che non esiste, una sorta di commistione tra TPP e TTIP.

Lo stesso errore lo hanno fatto il Giornale e diversi altri media.

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Si tratta di errori e refusi tutto sommato comprensibili, visto che stiamo parlando di sigle molto simili e per di più in un’altra lingua. Meno chiaro è invece l’errore che hanno fatto due importanti dirigenti del Movimento 5 Stelle, Carlo Sibilia e Roberto Fico, che hanno parlato di fine del TTIP, che è proprio un’altra cosa.

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Il TPP, l’accordo bloccato da Trump, non coinvolge direttamente l’Italia. Fico e Sibilia, invece, parlano di benefici diretti per l’Italia grazie alla fine del trattato, il che fa pensare che abbiano effettivamente scambiato il TPP con il TTIP.

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