Un tifoso dei San Diego Chargers con un cartello che contesta il trasferimento della squadra a Los Angeles (AP Photo/Denis Poroy)
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  • giovedì 19 gennaio 2017

Il complicato trasferimento dei San Diego Chargers

Dopo 56 anni la squadra di NFL è tornata a Los Angeles, fra le contestazioni dei tifosi e le critiche per i nuovi loghi

Un tifoso dei San Diego Chargers con un cartello che contesta il trasferimento della squadra a Los Angeles (AP Photo/Denis Poroy)

Lo scorso 12 gennaio i dirigenti dei San Diego Chargers, squadra di football americano di NFL, hanno annunciato il trasferimento della franchigia a Los Angeles, città in cui la squadra venne fondata nel 1960 ma dalla quale si trasferì appena un anno dopo. I Chargers sono rimasti a San Diego per 56 anni, diventando così uno dei simboli della città, pur non riuscendo mai a vincere un Super Bowl. Con il trasferimento dei Chargers, dalla prossima stagione di NFL Los Angeles avrà quindi due squadre di football — dato che l’anno scorso anche i Rams si sono trasferiti in California da Saint Louis — dopo che nei vent’anni precedenti non ne aveva avuta nemmeno una.

Nel football americano, e in generale nello sport professionistico degli Stati Uniti, non è così inusuale che una squadra venga trasferita da una città all’altra. Gli stessi Rams erano stati fondati come squadra di Cleveland, in Ohio, nel 1936 e dieci anni dopo si erano trasferiti a Los Angeles per la prima volta. Nel 1979 erano andati ad Anaheim, città poco distante da Los Angeles, e nel 1995 si erano trasferiti ancora una volta, a Saint Louis.

In seguito all’ufficialità della notizia — che circolava già da tempo — i tifosi di San Diego hanno contestato la famiglia Spanos, proprietaria della squadra, accusandola di aver tolto alla città uno dei suoi simboli per le prospettive di guadagno previste dal trasferimento in una città più grande, ricca e nota come Los Angeles. Negli Stati Uniti c’è soltanto la NFL: altri campionati esistono ma sono di un livello molto più basso (non c’è il corrispettivo di una Serie B, per capirci), quindi per ora San Diego rimarrà senza una squadra di football professionistico.

Il trasferimento dei Chargers è avvenuto in seguito al fallimento delle trattative che riguardavano la costruzione di un nuovo stadio: lo scorso novembre — nel giorno delle presidenziali — gli elettori di San Diego avevano votato contro l’aumento delle tasse di soggiorno negli alberghi della città che sarebbe servito a finanziare gli 1.8 miliardi di dollari necessari per la realizzazione di un nuovo stadio per la squadra.

I Chargers, tuttavia, giocheranno le prossime due stagioni in uno stadio di calcio a Carson, città nella contea di Los Angeles, che ospita solamente 30mila spettatori, a differenza dei 70mila del Qualcomm Stadium di San Diego. Il trasferimento della squadra in uno stadio più ampio è previsto per il 2019, quando i Chargers inizieranno a condividere lo stadio — ancora in fase di costruzione nella città di Inglewood, a sud della contea di Los Angeles — con i Rams.

Oltre alle proteste per il trasferimento, la dirigenza è stata molto criticata — e non solo dai tifosi locali — per il restyling del logo della squadra. In un primo momento infatti, nei nuovi loghi con la sigla L.A. non era stato incluso il fulmine blu e giallo, il simbolo più rappresentativo dei Chargers da almeno quarant’anni. In seguito alle critiche, e all’ironia dei tifosi e delle altre squadre di NFL, la dirigenza ha ammesso di aver commesso un errore e ha reintrodotto il vecchio logo, affiancandolo ai nuovi.

 

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