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  • giovedì 5 Gennaio 2017

Meningite, le cose da sapere

Come si trasmette, quali sono i sintomi, come si cura e come funzionano i vaccini: una guida per preoccupati (non c'è motivo)

(ANSA)

Nelle ultime settimane sono stati dedicati molti articoli di giornale ad alcuni casi di meningite, concentrati per lo più in Toscana, contribuendo a far percepire da parte dell’opinione pubblica l’esistenza di un’emergenza legata alla malattia, che in realtà non c’è. Il ministero della Salute, le regioni e le altre autorità sanitarie tengono costantemente sotto controllo i casi di meningite e i dati che hanno raccolto finora dimostrano la necessità di particolari attenzioni in aree come la Toscana, dove i casi sono sopra la media nazionale da più di un anno, ma non certo un’epidemia fuori controllo come comunicato talvolta da titoli di articoli eccessivamente allarmistici.

Che cos’è la meningite

La meningite è un’infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono e proteggono il cervello (encefalo) e il midollo spinale. Ne esistono di forme più lievi, talvolta senza sintomi e che regrediscono da sole, e altre più gravi che devono essere trattate con farmaci per ridurre l’infiammazione e fermarne la causa. Senza un adeguato trattamento, l’infezione può interessare parti vitali del sistema nervoso centrale e nei casi più gravi portare alla morte.

Cosa causa la meningite

Non c’è una sola causa della meningite, perché più condizioni possono portare a una infiammazione delle meningi. Esistono forme non infettive, per esempio causate da effetti collaterali di alcuni farmaci o da tipi di tumore, e forme infettive dovute a virus, batteri, miceti e funghi.

Virus
La forma più comune è la meningite virale (meningite asettica), con conseguenze lievi e che si risolvono di solito entro 7-10 giorni senza lasciare conseguenze. Tra i virus solitamente responsabili della malattia ci sono il virus dell’influenza, l’enterovirus e l’herpesvirus.

Batteri
La meningite batterica è più rara, ma molto più pericolosa e può causare la morte. Il Neisseria meningitidis (meningococco) è il batterio più pericoloso e ne esistono varie tipologie (sierogruppi) che causano la malattia negli animali. Per quanto riguarda l’uomo, i batteri da tener d’occhio sono quelli appartenenti ai gruppi A, B, C, Y, W135 e X. Di questi i più frequenti nei pochi casi di meningiti batteriche all’anno in Italia sono B e C. Oltre ai meningococchi, ci sono altri batteri che possono portare alla meningite come lo pneumococco.

Funghi e miceti
Le meningiti da funghi e miceti sono rare e interessano di solito persone con problemi al loro sistema immunitario, che non riesce a tenere sotto controllo la loro proliferazione: nei casi più gravi possono causare la morte.

Trasmissione della meningite

La meningite si trasmette per via respiratoria, tramite le goccioline di saliva e le secrezioni nasali che restano sospese nell’aria, per esempio quando si parla, si starnutisce o si dà un colpo di tosse. Il contagio di solito avviene con la permanenza in posti affollati e per lungo tempo in cui si trova anche una persona infetta, con cui si deve stare comunque in relativo contatto (entro i due metri). Non è comunque detto che una volta contagiati si sviluppi la meningite: in molti casi si è portatori sani, perché le cause dell’infiammazione restano in altre aree dell’organismo, senza interessare le meningi.

I sintomi della meningite

Il periodo di incubazione, cioè quello che intercorre tra contagio e manifestazione dei primi sintomi, è di solito di 3-6 giorni a seconda della causa della meningite, con tempi che per le forme batteriche possono arrivare a 10 giorni. Inizialmente si soffre di mal di testa, poco appetito e sonnolenza, poi i sintomi peggiorano con febbre, sensibilità alla luce, nausea e vomito e dolori al collo localizzati intorno alla nuca.

Diagnosi e cura della meningite

Come per la maggior parte delle malattie, prima si riesce a fare una diagnosi della meningite e meglio è. Il medico curante è la prima persona cui rivolgersi in caso di sintomi sospetti, mentre nei casi più evidenti dovuti a meningiti fulminanti è consigliabile rivolgersi direttamente al pronto soccorso. La diagnosi viene confermata da un esame del liquor, il liquido spinale nel quale galleggia il sistema nervoso centrale (in sua assenza, encefalo e midollo spinale sarebbero schiacciati dal loro peso sulle ossa del cranio e della colonna vertebrale), per rilevare la presenza degli agenti che causano la malattia. Il trattamento prevede l’utilizzo di antibiotici, il più specifici possibile in base ai risultati delle analisi sul liquor. Se la meningite è invece di tipo virale gli antibiotici non sono necessari e si aiuta il paziente a tenere sotto controllo i sintomi, in attesa che il sistema immunitario reagisca e si liberi del virus.

Prevenzione

La vaccinazione è la soluzione migliore per prevenire la meningite, soprattutto per le sue cause più comuni. In Italia i bambini vengono vaccinati contro Haemophilus Influenzae B al terzo, quinto e undicesimo mese di vita, come previsto dal calendario delle vaccinazioni e insieme ad altri vaccini (antitetanica, antipolio, anti epatite B, antipertosse, antidifterica), senza necessità di richiami in età adulta. Nello stesso periodo di vita, c’è la possibilità di vaccinare gratuitamente i propri figli per lo pneumococco. Anche la vaccinazione da meningococco C è gratuita per i bambini, con una sola iniezione al 13esimo mese di vita e per gli adolescenti a rischio. La vaccinazione da bambino dovrebbe essere sufficiente, anche se ci sono ancora studi in corso circa l’opportunità di effettuare un richiamo nell’adolescenza. Le vaccinazioni per meningococco B sono in fase di estensione a tutti i bambini in forma gratuita da parte delle regioni (alcune lo offrono già). C’è anche una vaccinazione unica (quadrivalente) contro meningocco A, C, Y e W135 disponibile in alcune regioni gratuitamente e, nell’ottica del Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale, di futura estensione a tutto il territorio nazionale.

La situazione in Italia

Il ministero della Salute ha di recente diffuso un aggiornamento sui casi di meningite in Italia, considerato l’allarmismo degli ultimi mesi, e per dimostrare la sua infondatezza. In tutto il 2016 ci sono stati 178 casi di meningite da meningococco, con un lieve aumento rispetto al triennio 2012-2014, ma con una diminuzione rispetto al 2015. Di queste 178 persone, 21 sono morte a causa della malattia: 13 morti tra i malati da meningococco C, che erano 51. I casi totali di meningite quindi, prendendo in considerazione anche gli altri agenti che la possono causare, sono stati 1376, molti meno dei 1815 del 2015 e i 1479 del 2014.

Meningococco C

Il ministero della Salute ha analizzato tutti i dati forniti dalle regioni, da cui ha tratto queste conclusioni sul meningococco C, quello che ha causato il principale allarmismo in seguito all’aumento dei casi di meningite in Toscana:

Per quanto riguarda il meningococco di tipo C, il più letale, le cifre dicono che ha causato 36 decessi negli ultimi quattro anni, in una popolazione di quasi 65 milioni di persone. Considerando tutti i ceppi di meningococco che danno la meningite, non si supera il 10% della letalità, anche in questo caso con 711 casi nel quadriennio (178 nel 2016) e 77 decessi registrati complessivamente (17 nel 2016). Se consideriamo l’intero quadriennio analizzato (dal 2013 al 2016), abbiamo 629 decessi per meningite da qualsiasi causa, a fronte di 6786 pazienti diagnosticati. Per dare un’idea comparativa, i decessi da incidente stradale nel nostro Paese sono stati 3419 solo nell’anno 2015.

Mi devo vaccinare?

In molte regioni è stato segnalato un aumento considerevole delle richieste di vaccinazioni contro i principali agenti della meningite, da parte di persone preoccupate dalle informazioni inesatte o allarmistiche diffuse nelle ultime settimane. La vaccinazione è certamente il modo migliore per ridurre i rischi di contagio, ma a oggi non c’è motivo per farvi ricorso in forme straordinarie e con vaccinazioni di massa in tutta Italia. Nella sola Toscana, dove si è registrato un aumento dei casi (superiore alla media nazionale e da tenere sotto controllo, ma non presago di un’epidemia insanabile), la regione ha attivato un programma di vaccinazione temporaneo che sarà valido fino alla fine di giugno 2017. La campagna si chiama “Dammi un vaccino” ed è spiegata efficacemente sul sito istituzionale della Toscana. Nelle altre regioni non è stato necessario niente di tutto questo perché i casi di meningite sono nella media, se non addirittura di numero inferiore rispetto agli ultimi anni. Per ogni dubbio, che riguardi sintomi o dubbi sulle vaccinazioni, si può chiedere consiglio al proprio medico di famiglia o all’istituto d’igiene della propria regione.