(John Moore/Getty Images)
  • Scienza
  • venerdì 23 dicembre 2016

Il vaccino contro ebola funziona davvero

I risultati finali dei test dicono che offre protezione completa, l'OMS dice che d'ora in poi "sapremo come difenderci"

(John Moore/Getty Images)

Un vaccino sperimentale utilizzato contro ebola si è rivelato altamente efficace nel contrastare il virus che tra il 2013 e il 2014 ha causato più di 11mila morti e una grande epidemia nell’Africa occidentale. I risultati degli ultimi test clinici condotti in Guinea e Sierra Leone sono stati definiti molto convincenti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): il vaccino consentirà di contenere nuove epidemie ed evitare che il virus si diffonda rapidamente come avvenuto un paio di anni fa. Nella comunità scientifica i pareri sono concordi sul fatto che il nuovo importante risultato potrà cambiare la lotta contro ebola, rendendola molto più efficace e mirata: un progresso insperato fino a pochi anni fa.

Le ricerche sul vaccino erano state accelerate proprio in seguito all’epidemia iniziata nel dicembre del 2013, che nei mesi successivi avrebbe interessato almeno 28.600 persone e portato a casi di contagio anche al di fuori dell’Africa occidentale. Sotto la spinta dell’OMS e di altre istituzioni, diverse aziende farmaceutiche avevano avviato nuovi test clinici dei loro vaccini, con prove sul campo soprattutto in Guinea e in Sierra Leone, due dei paesi africani in cui si stava registrando il numero più alto di contagi. I risultati di quei test, pubblicati sulla rivista Lancet (in parte anticipati nel 2015) sono stati confermati dall’OMS sulla base delle verifiche finali: dicono che in media a 10 giorni dalla vaccinazione nessuna persona a rischio infezione ha sviluppato i sintomi di ebola, che in molti casi ha conseguenze letali. Le poche persone che si sono ugualmente ammalate erano state con ogni probabilità infettate dal virus prima di ricevere la vaccinazione.

Il vaccino, che si chiama rVSV-ZEBOV, è stato sviluppato dall’azienda farmaceutica statunitense Merck, che nei mesi di picco dell’epidemia aveva ricevuto il permesso di accelerare i suoi test sui pazienti, come previsto in casi di emergenza dalle autorità di controllo dei farmaci negli Stati Uniti e nell’Unione Europea. Merck aveva inoltre ricevuto circa 5 milioni di dollari di fondi per intensificare le ricerche da Gavi, un’organizzazione internazionale che raccoglie denaro da numerose fondazioni per finanziare progetti legati allo sviluppo e alla diffusione dei vaccini. Merck si era impegnata a preparare 300mila dosi del suo nuovo vaccino, da mettere a disposizione immediatamente nel caso di una emergenza, anche prima di ricevere l’approvazione definitiva, che richiede tempi più lunghi e che dovrebbe essere completata entro il 2018.

I test clinici con i risultati più recenti sono stati eseguiti l’anno scorso nella Guinea marittima, la parte occidentale del paese lungo la costa, che aveva ancora diversi focolai di ebola, seppure in progressiva riduzione. L’esecuzione delle prove non è stata semplice per i ricercatori, che hanno dovuto adattare ritmi e metodologie per i loro test a una situazione di emergenza, con la popolazione molto preoccupata e al tempo stesso diffidente nei confronti di personale straniero sul posto per sperimentare un nuovo vaccino, ancora in fase di approvazione.

Per la sperimentazione, il personale medico in Guinea ha utilizzato il sistema della “vaccinazione ad anello”, non molto frequente nei test clinici e che si utilizza per vaccinare gli individui che sono stati a contatto con la persona infetta, iniziando da quelli con cui aveva rapporti più stretti e allargando poi il campo agli altri (procedendo a cerchi concentrici, di qui il modo di dire “ad anello”). Con questo sistema sono state vaccinate circa 120 cerchie di amici e parenti di persone infette, con una media di 80 vaccinazioni per ogni cerchia. Inizialmente i ricercatori hanno suddiviso a caso le persone da vaccinare in due gruppi: uno riceveva subito il vaccino, mentre per l’altro la somministrazione veniva ritardata di tre settimane, in modo da comprendere meglio efficacia e copertura della vaccinazione. Quando dopo poco tempo si è capito che il vaccino stava funzionando, il personale medico ha eliminato la suddivisione e ha somministrato da subito rVSV-ZEBOV a tutti i componenti delle cerchie, senza fare distinzioni nemmeno per quanto riguarda l’età.

Tra le quasi 6mila persone che hanno ricevuto il vaccino nella fase sperimentale, i ricercatori non hanno rilevato nemmeno un caso di ebola a 10 giorni di distanza dalla somministrazione, equivalenti ai tempi medi di incubazione del virus (cioè il tempo che intercorre tra il contrarlo e il manifestarsi dei sintomi). Tra i non vaccinati, nello stesso periodo, sono stati rilevati invece 23 casi di ebola. Inoltre, il sistema ad anello ha permesso di contenere molto più velocemente la diffusione di nuovi focolai della malattia.

OMS e autori della ricerca scrivono che il vaccino non ha causato particolari effetti collaterali, con un solo caso di un paziente con febbre e un altro di reazione allergica a uno dei suoi componenti, che però non si è certi fosse legata alla vaccinazione. Citando dati e risultati ottenuti sul campo, il vaccino viene definito “sicuro ed efficace” per contrastare la diffusione di ebola. Marie-Paule Kieny dell’OMS e tra gli autori della ricerca, ha detto che: “Sebbene questi risultati così convincenti siano arrivati tardi per coloro che hanno perso la loro vita durante l’epidemia di ebola nell’Africa occidentale, i dati dimostrano che quando ci sarà una nuova epidemia di ebola, sapremo come difenderci”.

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