Bashar alAssad durante un'intervista con la televisione danese TV2 (AFP/Getty Images)
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  • venerdì 2 Dicembre 2016

Assad intercettava i suoi oppositori grazie a una società italiana?

È in corso un'indagine su Area, la stessa azienda che fornisce alle procure le tecnologie per le intercettazioni, racconta il Corriere

Bashar alAssad durante un'intervista con la televisione danese TV2 (AFP/Getty Images)

La procura di Milano sta indagando su alcune presunte attività illegali di Area, una delle più importanti società informatiche italiane. L’indagine ruota attorno al sospetto che Area, la stessa società che fornisce alle procure italiane le tecnologie per le intercettazioni, possa avere venduto alcuni dei suoi prodotti al governo del presidente siriano Bashar al Assad, nonostante le sanzioni internazionali imposte sul regime. Luigi Ferrarella ha scritto sul Corriere che Assad avrebbe comprato la tecnologia di Area tra il 2010 e il 2011 e l’avrebbe poi usata per intercettare i suoi avversari politici. Da diversi anni l’Unione Europea impone sanzioni sul regime di Assad, che tutti gli stati membri sono obbligati a rispettare: le sanzioni includono tra le altre cose l’embargo petrolifero e le restrizioni sulla vendita di tecnologia che potrebbe essere usata dal regime come strumento di repressione.

La Siria di Assad ha intercettato telefonate e traffico Internet degli oppositori al regime usando un sistema del valore di 13 milioni di euro che nel 2010-2011 le ha venduto, in violazione dell’embargo, una società informatica italiana fra le maggiori che forniscono alle Procure italiane le tecnologie per le intercettazioni. «Area», l’azienda privata di Vizzola Ticino che con 150 dipendenti svolge in un anno 25.000 incarichi per conto di un centinaio di uffici giudiziari e fattura 20 milioni di euro, e di cui il Corriere aveva raccontato la potenzialità tecnica (non contemplata dalla legge) di scaricare «in locale» sui propri computer in azienda le intercettazioni giudiziarie nel momento della manutenzione dei server delle Procure, giovedì mattina ha subìto dal gip milanese Stefania Pepe un sequestro preventivo (a fini di confisca per equivalente) di quasi 8 milioni di euro sui propri conti correnti ed è stata perquisita dalla Guardia di Finanza su ordine della Procura di Milano: al presidente e titolare dell’azienda Andrea Formenti, e al capo-progetto Alessandro Mistò, è infatti contestato di aver nel 2010-2011 esportato in Siria ai servizi segreti del presidente Bashar Assad, senza le autorizzazioni di legge, un sistema di monitoraggio centralizzato dell’intera rete telefonica e Internet usato dal dittatore per perseguitare i dissidenti nel Paese arabo.

La fornitura di questo materiale classificato di «duplice uso» (civile e militare) sarebbe avvenuta appunto rappresentandone la destinazione all’apparente acquirente per uso civile, cioè all’azienda di telecomunicazioni «Syrian Telecom Establishment» di Damasco, mentre «Area» sarebbe invece stata consapevole sin dall’inizio che i reali destinatari e utilizzatori del sistema di intercettazione (completo di formazione di personale in Siria e di assistenza a distanza dall’Italia) erano i servizi segreti siriani della «Law Enforcement Agency».

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