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  • giovedì 1 Dicembre 2016

François Hollande non si ricandida

È il presidente francese più impopolare dalla Seconda guerra mondiale, e ora è anche il primo presidente nella storia recente del paese a non cercare un secondo mandato

François Hollande ha detto che non si ricandiderà alla presidenza della Francia alle elezioni presidenziali del prossimo anno. Hollande, che è socialista, ha un tasso di popolarità intorno al 4 per cento, che ne ha fatto il presidente francese più impopolare dalla Seconda guerra mondiale.

Hollande è in grossa difficoltà politica praticamente da quando è iniziato il suo mandato, tanto che secondo la gran parte degli esperti e dei sondaggisti non sarebbe arrivato nemmeno al ballottaggio alle elezioni del 2017 (i sondaggi lo davano addirittura al quinto posto). Hollande, che è il primo presidente a non ricandidarsi nella storia recente della Francia, ha comunicato la sua decisione con un discorso trasmesso in tv, in cui ha spiegato di aver deciso così per il bene del paese.

Hollande era molto impopolare già poche settimane dopo l’elezione del 2012. La disoccupazione e la debole crescita economica hanno peggiorato le cose; poi ci sono stati gli attentati terroristici che hanno colpito la Francia. I sondaggi dimostrano che gli elettori francesi, socialisti compresi, semplicemente da anni non hanno più fiducia nella capacità di Hollande di guidare il paese. In un libro pubblicato qualche mese fa, Hollande aveva detto di avere “il desiderio” di candidarsi per un secondo mandato, ma che non avrebbe messo il suo nome davanti a quello di altri se fossero arrivati segnali contrari a una sua possibilità di vittoria.

A questo punto molti si aspettano una candidatura alle primarie del primo ministro Manuel Valls. In un’intervista del 27 novembre al Journal du Dimanche, Valls ha detto di «voler spezzare il meccanismo» che porterebbe il suo partito alla sconfitta «vista la confusione, il dubbio, la delusione e l’idea diffusa che la sinistra non abbia alcuna possibilità». Quando gli è stato chiesto se volesse candidarsi anche contro Hollande, lui ha risposto: «Ciascuno dovrà fare le proprie riflessioni con responsabilità. Prenderò le mie decisioni con coscienza. Qualunque cosa accada, mi muoverà sempre il senso dello Stato».

Nell’ultimo mese si sono chiarite diverse cose nella politica francese: ci sono state le primarie del centrodestra (vinte dal candidato più di destra, François Fillon), il Front National si presenterà con Marine Le Pen, dalla quale ci si aspetta un grande risultato almeno al primo turno, e Emmanuel Macron, ex ministro dell’Economia nel governo di centrosinistra, ha annunciato che si presenterà come indipendente. La situazione del Partito Socialista era già la più confusa, e lo rimane dopo la decisione di Hollande di non ricandidarsi. Le primarie del Partito Socialista si terranno il 22 gennaio, con l’eventuale ballottaggio previsto per il 29 gennaio. Saranno primarie aperte alla “sinistra di governo”: oltre al PS, parteciperanno anche l’Unione dei democratici e degli ambientalisti, il Fronte Democratico e il Partito dei Verdi. Le candidature andranno presentate dal primo al 15 dicembre.

Sono sei i candidati che hanno finora dichiarato l’intenzione di partecipare alle primarie: Arnaud Montebourg, Benoît Hamon, Marie-Noëlle Lienemann, Gérard Filoche, Jean-Luc Bennahmias e François de Rugy. I candidati più conosciuti anche al di fuori della Francia sono Arnaud Montebourg, ex ministro dell’Economia che dopo la crisi di governo del 2014 era stato sostituito, e Benoît Hamon, ex ministro dell’Istruzione che ha 49 anni: entrambi rappresentano l’ala più a sinistra del partito e sono considerati dei “frondeur”, cioè interni al partito ma critici con il governo di Valls e di Hollande.