Sergio Zanotti nel video diffuso online nel 2016
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  • martedì 29 novembre 2016

C’è un italiano prigioniero in Siria

Un video sembra mostrare un uomo di origini bresciane tenuto in ostaggio, ma non si sa molto più di questo

Sergio Zanotti nel video diffuso online nel 2016

Il ministero degli Esteri italiano ha confermato a diversi quotidiani che si sta occupando del caso di Sergio Zanotti, un uomo originario di Brescia che sembra sia prigioniero in Siria da sette mesi. Per il momento ci sono poche informazioni disponibili e lo stesso ministero non ha diffuso ulteriori dettagli.

Quello che si sa su Zanotti si basa su un video pubblicato su Facebook il 21 novembre da un uomo che si fa chiamare “Almed Medi” (l’account è stato creato il giorno stesso della pubblicazione del video). Nel video – che dura 16 secondi – si vede Zanotti con una lunga tunica bianca, inginocchiato, mentre tiene in mano un foglio di carta con scritto “15 novembre 2016”. Dietro di lui c’è un uomo armato con il viso coperto. Zanotti dice, con accento bresciano: «Mi chiamo Sergio Zanotti, sono sette mesi prigioniero qua in Siria. Prego il governo italiano di intervenire nei miei confronti prima di una mia eventuale esecuzione».

Il giorno dopo la pubblicazione del video di Zanotti su Facebook, la notizia è stata ripresa dal sito russo News Front, che ha pubblicato anche un’altra foto dell’uomo – sempre in tunica bianca ma questa volta in piedi – e una copia del suo passaporto. News Front ha specificato di avere ricevuto il materiale tramite una conversazione via chat avuta con un interlocutore che non si è identificato. Ha aggiunto di non avere avuto modo di confermare l’autenticità delle foto pubblicate.

Sergio Zanotti è nato a Marone, in provincia di Brescia, nel 1960. Alcune fonti del ministero degli Esteri citate da Repubblica «parlano di un caso anomalo, non riconducibile automaticamente a un atto di terrorismo». Stando a quanto se ne sa finora, gli investigatori italiani stanno ricostruendo i movimenti di Zanotti, che alcuni mesi fa era partito dall’Italia per la Turchia e poi era sparito. Del caso è stato informato anche il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (l’organo del parlamento che controlla i servizi segreti).

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