Il videomessaggio di Trump

Lo ha pubblicato su YouTube per fare il punto della situazione ed elencare gli ordini esecutivi che intende firmare nel primo giorno da presidente

Donald Trump, il presidente eletto degli Stati Uniti, ha diffuso un videomessaggio di due minuti e mezzo in cui spiega a che punto sono i lavori del suo Transition Team – cioè lo staff che si sta occupando della transizione di poteri e cariche dall’amministrazione Obama alla sua – ed elenca una serie di ordini esecutivi che intende approvare nel primo giorno da presidente, il 20 gennaio 2017. Le misure annunciate da Trump contengono il ritiro degli Stati Uniti dai negoziati per un importante trattato commerciale, l’abolizione di restrizioni sulla produzione di energia e nuove misure contro i lobbisti. Il New York Times ha fatto notare che nella lista mancano diverse proposte radicali che facevano parte del programma elettorale di Trump, come la deportazione degli immigrati irregolari o l’abolizione della riforma sanitaria approvata da Obama. In generale Trump è sembrato molto più composto del solito e ha letto il discorso da un gobbo per la maggior parte del tempo.

È la prima volta che Trump tiene un discorso pubblico dopo quello in cui annunciò di aver vinto le elezioni, il 9 novembre (anche se da allora ha continuato a twittare con una certa frequenza). L’annuncio di oggi è considerato importante ma non particolarmente indicativo: l’ordine esecutivo è un decreto che ha forza di legge ma anche conseguenze limitate, senza un voto del Congresso. Di solito gli ordini esecutivi emanati dal presidente nel suo primo giorno contengono misure perlopiù simboliche e studiate per comunicare la direzione che vuole prendere l’amministrazione.

Nell’elencare le sue proposte, Trump si è concentrato molto su quelle che a suo dire dovrebbero far “ritornare” i posti di lavoro negli Stati Uniti (nonostante negli Stati Uniti la disoccupazione sia scesa sotto al 5 per cento e sia in calo da anni). La prima misura annunciata da Trump è quella di ritirare la disponibilità degli Stati Uniti a negoziare il Partenariato Trans-Pacifico (TPP), una proposta di trattato commerciale di libero scambio fra diversi paesi interessati dal commercio nell’area dell’Oceano Pacifico; in campagna elettorale Trump ha spesso criticato gli accordi commerciali di questo tipo, e un provvedimento del genere era ampiamente previsto. La seconda misura è quella di abolire quelle che Trump chiama “restrizioni” alla produzione di energia nel territorio americano: e cioè le regole che limitano l’estrazione di gas naturale o di carbone, fonti di energia ritenute dannose per l’ambiente. Trump cita anche il “carbone pulito” – cioè una serie di tecnologie per produrre energia elettrica dal carbone con basse emissioni inquinanti – il quale però secondo gli ambientalisti è un termine scorretto e ingannevole perché di fatto l’estrazione del carbone non può essere libera da emissioni.

Le altre proposte di Trump comprendono una bizzarra misura che imporrebbe di eliminare due norme vecchie per ogni nuova norma approvata, un piano per ridurre gli “attacchi informatici, e qualsiasi altro genere di attacco” contro gli enti federali, una generica restrizione sui permessi di soggiorno e nuove misure per impedire agli ex funzionari governativi di lavorare come lobbisti.

Trump ha anche spiegato che lo staff che si sta occupando della transizione sta lavorando “in maniera dinamica ed efficiente”. In realtà secondo i giornali sta incontrando diversi inciampi organizzativi, e ha inoltre ricevuto critiche praticamente per ogni nomina che ha annunciato. In molti si sono lamentati ad esempio del fatto che i primi cinque incarichi siano andati tutti a maschi bianchi (per giunta con una carriera piuttosto controversa alle spalle). Parlando col Washington Post, il portavoce di Trump Jason Miller ha assicurato che le nomine di Trump in futuro saranno più eterogenee, “sia all’interno dell’amministrazione federale sia nella Casa Bianca”.

Poche ore dopo la diffusione del video, Trump ha ripreso a twittare: fra le altre cose, ha difeso il fatto di avere interessi economici “in tutto il mondo” e spiegato che l’ex leader della destra radicale britannica Nigel Farage sarebbe un ottimo ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti.