Sostenitori di Airbnb protestano a New York, davanti al municipio, il 30 ottobre 2015 (Andrew Burton/Getty Images)
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  • martedì 25 Ottobre 2016

Airbnb ha fatto causa alla città di New York

Per una legge che prevede multe per chi affitta interi appartamenti per meno di 30 giorni e che secondo il governatore Cuomo aiuterà a far calare gli affitti

Sostenitori di Airbnb protestano a New York, davanti al municipio, il 30 ottobre 2015 (Andrew Burton/Getty Images)

Venerdì 21 ottobre il governatore dello stato di New York Andrew Cuomo ha firmato una nuova legge che prevede multe molto grosse per chi affitta interi appartamenti per meno di 30 giorni. La nuova legge è stata fatta per due ragioni: limitare la concorrenza di siti come Airbnb alle strutture alberghiere, quelle a cui tradizionalmente ci si rivolgeva per soggiorni brevi, e cercare di ridurre la crisi immobiliare della città di New York, dove le case disponibili non sono sufficienti e hanno sempre affitti molto alti. Dopo l’approvazione della legge, Airbnb, il sito che permette di mettere in affitto la propria casa o anche solo una stanza per pochi giorni, ha fatto causa alla città di New York. Secondo l’azienda la nuova legge causerà un «danno irreparabile» al suo business e viola la Costituzione.

Le multe previste dalla nuova legge variano a seconda del numero di violazioni: 1.000 dollari (circa 920 euro) per la prima volta, 7.500 (circa 6.890 euro) per la terza. Un provvedimento del 2010 aveva già reso illegale affittare un intero appartamento per meno di 30 giorni, ma la nuova legge introduce le multe per la violazione del divieto, che in molti ignoravano. Secondo Airbnb la nuova legge viola il primo emendamento della Costituzione e anche una legge federale per cui i siti non possono essere ritenuti responsabili per i contenuti pubblicati dai loro utenti, il Communications Decency Act: questo perché per evitare procedimenti legali Airbnb dovrebbe controllare ogni singolo annuncio messo sul suo sito. La senatrice Liz Krueger, che è tra le persone che hanno scritto la legge, ha detto che però del Communications Decency Act è stato tenuto conto nel fare la legge, che infatti non prevede multe per siti come Airbnb.

Non è la prima volta che Airbnb si scontra con l’amministrazione di una città americana: è già successo a San Francisco, dove peraltro l’azienda ha sede, e a Santa Monica, sempre in California. A San Francisco, lo scorso anno, i cittadini hanno respinto con il 55 per cento dei voti un referendum per introdurre una norma che avrebbe limitato a 75 notti all’anno la possibilità di dare in affitto stanze e appartamenti a breve termine, favorendo di fatto Airbnb, contro cui la norma era stata pensata. In Europa Airbnb ha problemi a Barcellona e ad Amsterdam, dove esistono delle leggi contro gli affitti illegali; a Berlino gli affitti a breve termine sono stati proibiti, mentre in Islanda è stata approvata una legge per cui si può mettere in affitto la propria casa per un massimo di 90 giorni all’anno, se non ha una licenza dallo stato.

In tutto il mondo molti politici e attivisti che si impegnano perché gli alloggi siano più economici pensano che Airbnb renda più facile affittare in modo illegale, danneggiando chi cerca una casa in affitto per viverci stabilmente: riducendo il numero di case disponibili per un affitto di lungo periodo, fa crescere il prezzo di quelle che rimangono sul mercato. Questo problema è comune nelle grandi città, come New York e San Francisco, ma anche Londra, ad esempio.

Un’analisi del sito di statistiche FiveThirtyEight basata su dati ottenuti da una società di consulenza dice che negli Stati Uniti in media il 10 per cento degli annunci su Airbnb sono pubblicati da persone che non affittano una stanza della propria casa, oppure l’intera casa quando vanno fuori città, ma proprio da chi di fatto gestisce diverse proprietà in modo professionale. Questo tipo di annunci sono detti “commerciali” e più volte Airbnb si è impegnata a eliminarli dal suo sito. Spesso si tratta anche di hotel o bed & brekfast con una licenza, che però cercano clienti anche su Airbnb. A questo 10 per cento corrisponde quasi un terzo dei ricavi totali di chi usa Airbnb. A New York la percentuale nazionale si abbassa all’8 per cento. Secondo FiveThirtyEight però l’impatto di Airbnb sul mercato degli affitti per residenti non è ancora così grande: a New York ad esempio gli annunci commerciali sono 2.500, un numero molto basso rispetto ai 2,2 milioni di appartamenti in affitto nella città. La situazione potrebbe cambiare se Airbnb dovesse continuare a crescere ai ritmi attuali, e così altri siti suoi concorrenti come Homeaway o FlipKey, che appartiene a TripAdvisor.

New York è la città americana più remunerativa per Airbnb. Secondo dati aggiornati ad agosto, ci sono 45mila annunci sul sito che fanno riferimento a stanze o case nella città di New York, altri 13mila nel resto dello stato. Nel 2015 i ricavi complessivi degli affitti di case o stanze solo a New York sono stati di un miliardo di dollari, di cui una percentuale è andata all’azienda californiana. Negli ultimi due anni il valore di Airbnb è triplicato, arrivando fino a 30 miliardi di dollari, ma per ottenere un’espansione maggiore l’azienda deve far aumentare il numero di persone che usano il sito per proporre le loro case ai visitatori e leggi come quella approvata a New York potrebbero costituire un grosso limite, soprattutto se riprese come modello da altre città nel mondo.

Per evitare che la legge che prevede le multe fosse approvata, Airbnb aveva proposto a Cuomo un’alternativa: si sarebbe impegnata a impedire che una singola persona potesse affittare più case con un unico profilo di fatto gestendo illegalmente un hotel, e a fornire alle autorità una lista degli affittuari locali per rendere più semplice la verifica del rispetto delle regole. Molti sostenitori della nuova legge hanno descritto la proposta di Airbnb come “di facciata” e finalizzata solo a mettere in cattiva luce l’amministrazione Cuomo.