Si possono, per scelta, eliminare le mestruazioni?

Si può, anche solo per migliorare la qualità della propria vita: ci sono diversi metodi e non c'è alcuna prova che non sia salutare

(LOIC VENANCE/AFP/Getty Images)

Lo scorso agosto, durante le Olimpiadi di Rio, si era parlato molto della nuotatrice cinese Fu Yuanhui perché rispose con franchezza a una domanda sulla sua brutta prestazione nella finale della staffetta 4×100 mista: l’aveva attribuita alle mestruazioni, spiegando che erano cominciate la notte precedente la gara. Per molte donne il ciclo mestruale non ha conseguenze significative nella quotidianità, per altre è un fastidio, ma per alcune rappresenta ogni mese un’esperienza dolorosa e invalidante che comporta l’assunzione di molti medicinali e la perdita di giorni di scuola, di lavoro e di vita. La giornalista del New York Times Katie Rogers ha scritto un articolo raccontando la propria esperienza e dicendo che quando era adolescente le mestruazioni le causavano mal di testa e crampi così forti che spesso vomitava, sveniva o era costretta per diversi giorni a letto. Quando aveva vent’anni un medico le spiegò finalmente che c’era un rimedio: avrebbe potuto bloccare le mestruazioni: «La mia qualità della vita è migliorata nel giro di due mesi».

La soppressione mestruale consiste, semplificando, nell’ingannare il corpo facendogli credere di essere costantemente in stato di gravidanza. Una donna che vuole sopprimere le mestruazioni ha a disposizione diverse opzioni. Uno dei metodi prevede l’assunzione di contraccettivi orali tradizionali saltando le pillole “inattive”. Una scatola di pillole è progettata per assecondare il ciclo mestruale. Generalmente contiene 21 pillole ormonali che controllano il ciclo e 7 pillole a effetto placebo che non contengono ormoni. Quando si assumono le pillole placebo, cominciano le mestruazioni. Saltandole, invece, e passando direttamente alla serie successiva di pillole ormonali si evita anche il ciclo. Questo metodo richiede il consumo di 17 confezioni di contraccettivi all’anno invece che 12 ed è un metodo che solitamente viene utilizzato per ottenere dei blocchi occasionali delle mestruazioni, perché altrimenti sarebbe molto costoso. In Italia, tra l’altro, da circa due mesi diverse pillole anticoncezionali che si trovavano in fascia A e quindi a carico del Servizio Sanitario nazionale sono state riclassificate in fascia C e quindi a carico delle cittadine.

Ci sono invece alcuni medicinali, che funzionano anche come contraccettivi, che sono stati pensati proprio per la soppressione mestruale: alcuni consentono di avere il ciclo ogni 3-4 mesi, mentre altri lo bloccano per anni. Seasonale, per esempio, è in commercio negli Stati Uniti e combina 84 giorni di pillole attive con sette giorni di placebo, riducendo i periodi mestruali da tredici l’anno a quattro. Altre opzioni prevedono invece l’uso di anelli vaginali, come il NuvaRing, che rilasciano una dose di due diversi ormoni: estrogeni e progestinici, che se usati senza alcuna pausa possono servire a fermare il ciclo. La stessa cosa vale per i sistemi a rilascio intrauterino. Questi metodi alternativi alla contraccezione orale tradizionale sono meno faticosi per raggiungere l’obiettivo: circa il 50 per cento delle donne che ne fanno uso continuativo non hanno il ciclo dopo un anno. Ma quasi tutte le donne, già dopo sei mesi, avranno cicli più leggeri, più brevi e meno dolorosi.

Usare una di queste tecniche non significa che non possano verificarsi sanguinamenti e non significa che la ricerca del metodo più adatto per sé possa essere semplice. Quel che è certo è che fino ad ora non ci sono studi che dimostrino rischi noti per l’utilizzo continuativo della pillola contraccettiva, se non gli effetti collaterali che già esistono per quella stessa medicina.

Solitamente, il blocco delle mestruazioni viene suggerito per speciali condizioni mediche, come l’endometriosi, quando cioè il tessuto che riveste la parete interna dell’utero, l’endometrio, si sviluppa in altri organi. Ma può essere scelto liberamente dalle donne anche per altri motivi. Vi fanno ricorso, ad esempio, le astronaute, le atlete, ma anche le donne che hanno un’occasione importante o che devono affrontare un viaggio. Alcune lo scelgono però in modo non occasionale per evitare periodi dolorosi, e altre ancora perché semplicemente una migliore qualità della loro vita deriva anche dal non avere il ciclo. Sulla relazione tra migliore qualità della vita e soppressione mestruale sono stati condotti diversi studi: nel 2011, per esempio, un istituto statunitense che si occupa di salute delle donne ha pubblicato una ricerca sul blocco del ciclo nelle donne militari: il 66 per cento delle 500 donne coinvolte ha espresso il desiderio di sopprimere le mestruazioni, ma solo un terzo ha effettivamente deciso di farlo. Uno studio precedente, del 2005, condotto dall’Association of Reproductive Health Professionals (ARHP), aveva coinvolto oltre 1.100 donne e il 55 per cento di loro aveva detto di essere interessata a capire meglio in che cosa consistesse la soppressione mestruale.

Uno dei motivi principali della resistenza delle donne alla soppressione delle mestruazioni, anche solo ad informarsi, ha a che fare con una lunga storia di radicati condizionamenti: il principale è che non avere il ciclo sia segno di cattiva salute. Nella ricerca dell’ARHP, l’89 per cento delle donne intervistate aveva detto di essere preoccupata per i possibili effetti sulla salute del blocco mestruale e il 66 per cento aveva dichiarato che lo riteneva una cosa innaturale. È vero che nei periodi di forte stress o in caso di malnutrizione il ciclo si può interrompere ed è vero che le donne che non hanno mestruazioni regolari dovrebbero consultare un medico, scrive Katie Rogers. Ma molte donne non si rendono conto che se utilizzano una forma ormonale per il controllo delle nascite, il loro ciclo mensile è già artificialmente indotto e non naturale: per 21 giorni si prende una pillola per fermare il ciclo e poi la si sospende per 7 giorni che sembrano ma non sono un vero ciclo mestruale. Il sangue causato dalle pillole placebo non è infatti lo stesso delle mestruazioni regolari. È solo una reazione al blocco dell’assunzione di ormoni. Alcuni hanno suggerito che la soppressione a lungo termine colpisca la fertilità, ma non c’è alcuna prova scientifica che questo sia vero. Altri ancora temono che non ci sia abbastanza ricerca sugli effetti della soppressione a lungo termine, in particolare tra le adolescenti. Altri infine difendono semplicemente il fatto che avere le mestruazioni sia naturale e che dunque le donne non abbiano alcun diritto di alterarne l’andamento.

Commentando i dati pubblicati nel 2015 negli Stati Uniti dal National Center for Health Statistics che raccontavano come negli ultimi dieci anni la spirale intrauterina e gli impianti contraccettivi ormonali fossero aumentati di cinque volte tra le donne rispetto all’uso della pillola contraccettiva tradizionale, la dottoressa Elizabeth Micks, che insegna all’Università di Washington a Seattle, aveva spiegato come non ci fosse «assolutamente alcuna necessità medica di avere un ciclo mentre si era scelto un percorso contraccettivo». Micks aveva anche aggiunto «che l’idea che le donne debbano avere un ciclo mensile mentre avevano scelto un controllo delle nascite era un’idea culturale persistente piuttosto che una necessità medica». Secondo i dati di quello stesso studio l’aumento delle donne che tra i 20 e i 30 anni sceglievano contraccettivi ormonali non tradizionali derivava soprattutto dal vantaggio di bloccare il proprio ciclo e dalla conquista di un pieno controllo delle proprie funzioni riproduttive.

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