11 famose truffe letterarie

I Diari di Hitler scritti negli anni '70, un giornalista che pubblica per gioco un romanzo rosa, e i manoscritti di poeti antichi inventati nell'Ottocento

Si dice spesso che in letteratura non conti l’autore ma soltanto l’opera in sé, che dev’essere in grado di reggersi e avere un significato indipendentemente da chi l’ha scritta. Ci sono però casi in cui l’identità dello scrittore è ingombrante e si finisce in qualche modo per parlarne: si tratta dei falsi e delle truffe letterarie, testi che hanno spesso successo perché attribuiti a un autore diverso da quello reale. Nel Settecento e nell’Ottocento ci fu più di una bufala di questo tipo, in cui uno scrittore sosteneva di aver ritrovato l’antico manoscritto di un misterioso poeta, quando invece erano testi che aveva composto lui stesso. Nel Novecento ci sono casi più curiosi e raffinati, con studiosi che pubblicano per scherzo testi sgangherati per smontare le teorie dei rivali, o giornalisti che scrivono romanzi rosa scadenti per avere successo. Il sito di letteratura Literary Hub ha raccolto undici celebri truffe letterarie, da I Canti di Ossian, che forse ricordate dal liceo, alla vicenda recente di JT LeRoy, un ragazzino che ha raccontato in due bestseller la sua storia di droghe, alcol e abusi ma che, si è scoperto, non esiste affatto.

I Canti di Ossian (Fragments of Ancient Poetry), scritti in realtà da James Macpherson
Nel 1760, il professor James Macpherson dell’università di Edimburgo disse di aver trovato e tradotto i frammenti di un’epopea tradizionale gallica, paragonabile per importanza a quella degli antichi greci, e scritta da Ossian, una sorta di Omero celtico. Macpherson in realtà aveva completamente inventato i canti, e li aveva spacciati come la prova dell’esistenza di un’antica tradizione letteraria scozzese. I canti ebbero grandissimo successo – furono apprezzati sia dal terzo presidente degli Stati Uniti, Thomas Jefferson, che da Napoleone Bonaparte – e posero le basi per il Romanticismo e lo Sturm und Drang, e ispirarono personalità come Johann Wolfgang Goethe, Hector Berlioz, Henry David Thoreau e Felix Mendelssohn.

Le poesie di Thomas Rowley, di Thomas Chatterton
Thomas Chatterton fu un poeta inglese nato a Bristol nel 1752; iniziò a scrivere poesie a undici anni e a diciassette si suicidò. Era molto appassionato di Medioevo inglese, e ne attribuiva la fine all’epoca moderna in cui viveva. Chatterton raccontò di aver trovato le poesie di un monaco medievale, chiamato Thomas Rowely, ma era in realtà un alter ego che aveva inventato per comporre poemi in inglese antico. Chatterton venne inizialmente letto dagli antiquari di Bristol, affascinati dal ritrovamento, ma poi si scoprì che i testi erano un falso, Chatterton cadde in disgrazia e fu ostracizzato dalla comunità letteraria londinese. Dopo la morte Chatterton divenne nuovamente famoso e fu celebrato per la sua bravura da poeti romantici come William Wordsworth, Percy Bysshe Shelley, Samuel T. Coleridge e Dante Gabriel Rossetti.

Vortigern e Rowena di William Shakespeare, alias William Henry Ireland
Quando uscì nel 1796, Vortigern e Rowena fu spacciata come una tragedia del ciclo shakespeariano di ambientazione medievale, così come Re Lear e Cimbelino, il re di Britannia. In realtà si trattava di un falso scritto da William Henry Ireland, figlio di Samuel Ireland, un intagliatore londinese appassionato di Shakespeare. Dal 1794 Ireland iniziò a falsificare documenti e lettere personali di Shakespeare, che vennero scambiate per autentiche dal padre e da altri esperti. A diciannove anni compose due opere teatrali: Enrico II e Vortigern e Rowena. Quest’ultima fu messa in scena nel 1796 in un teatro di Londra, ma il pubblico capì subito che si trattava di un falso e la derise: Ireland confessò di averla inventata nel 1804.

I Canti di Bilitis, di Pierre Louÿs
Nel 1894 un poeta sperimentale francese di nome Pierre Louÿs raccontò di aver scoperto gli scritti di una poetessa greca del VI secolo, contemporanea a Saffo: le poesie erano state incise su una tomba a Cipro, e il nome della poetessa era Bilitis. Louÿs disse di averne tradotte 143, ma fu lui stesso a scrivere i testi, attribuendoli a Bilitis per trattare temi vietati e censurati nell’epoca vittoriana in cui viveva, come l’erotismo, la prostituzione e l’omosessualità femminile. L’opera è una pietra miliare della letteratura bohémien – tre poesie sono state per esempio musicate da Claude Debussy – e ha continuato a circolare fino al XX secolo come una sorta di testo proibito sull’erotismo.

La poetica di Ern Malley, in realtà di James McAuley e Harold Stewart
Negli anni ‘40, la rivista sperimentale di poesia Angry Penguins, diretta da John Reed, ricevette un pacco da una tale Ethel Malley con gli scritti del fratello Ern Malley, un poeta inglese morto a 25 anni. I componimenti erano stati scritti in realtà da due australiani: James McAuley and Harold Stewart. I due si divertirono a prendere in giro la rivista e i suoi lettori con testi che mettevano a nudo la perdita di senso e di stile della poesia dell’epoca. McAuley e Steward avevano composto in un giorno tutta l’opera di Ern Malley, facendo un collage tra gli scritti di Shakespeare, i brani di un libro di citazioni e stralci di loro poesie. Il procedimento non era poi tanto diverso da quello utilizzato volontariamente dai poeti dadaisti e surrealisti, tanto che Reed pubblicò senza esitazioni le poesie. Lo stesso Reed venne poi accusato di aver architettato il falso: per difendersi fece fare delle ricerche ma McAuley e Stewart si fecero avanti, confessando di essere gli autori dello scherzo.


Mia sorella e io di Friedrich Nietzsche, scritto in realtà da un anonimo
Basta leggere con spirito d’osservazione il testo per capire che Mia sorella e io non poteva essere stato scritto davvero da Friedrich Nietzsche, come credeva invece una minoranza di lettori quando venne pubblicato, nel 1951. Il libro, scritto per aforismi alla maniera di Nietzsche, racconta la relazione incestuosa tra Nietzche e sua sorella, e la storia che ebbe con la sorella di Richard Wagner. Mia sorella e io venne pubblicato a New York dall’editore Samuel Roth, lo stesso della successiva causa Roth vs. The United States, in cui la Corte Suprema fu chiamata a definire cosa fosse osceno e cosa no. Fu il filosofo Walter Kaufamann a dimostrare una volta per tutte che si trattava di un falso, indicando tutti gli avvenimenti storici riportati nel libro che Nietzche non poteva conoscere, oltre alle battute che in inglese avevano senso ma in tedesco, la lingua in cui scriveva Nietzsche, no (Roth raccontò che l’originale era andato perduto). Resta ancora da scoprire chi sia il vero autore: si è spesso pensato allo stesso Roth, ma nel 1965 Kaufmann ricevette una lettera da parte di uno scrittore di nome George Plotkin che si presentava come l’autore.

Naked Came the Stranger di Penelope Ashe, alias Mike McGrady e altri
La copertina, la prosa e il titolo del romanzo (traducibile in Lo sconosciuto venne nudo) non avevano nulla di diverso dalla maggioranza dei libri prodotti in serie negli Stati Uniti alla fine degli anni ‘60. Era questa la provocazione del giornalista Mike McGrady, autore insieme a ventiquattro colleghi del quotidiano Newsday di questo romanzo trash, che parla di un tradimento ed è pieno di scene di sesso dozzinali. McGrady era sconcertato dal successo di vendite dei romanzi spazzatura e voleva farne un’imitazione, scrivendo un’opera che diventasse popolare proprio per le sue carenze di contenuto e di stile. E così fu: il libro aveva già venduto 20 mila copie quando McGrady, ospite del programma televisivo The David Frost Show, confessò di esserne l’autore. Le vendite aumentarono e, a oggi, sono arrivate a quasi mezzo milione di copie.

Il diario di Adolf Hitler, alias Konrad Kujau
Konrad Kujau è stato un illustratore e falsario tedesco che tra il 1981 e il 1983 spacciò per vere e vendette numerose copie di un immaginario diario di Adolf Hitler. In realtà era stato scritto dallo stesso Kujau, un ammiratore del nazismo, negli anni Settanta: per rendere credibile l’operazione, Kujau si era servito di quaderni e inchiostri del periodo in cui erano ambientati i diari e li aveva scritti utilizzando una grafia goticheggiante. I diari, che descrivevano scene di vita quotidiana di Hitler e di Eva Braun, vennero acquistati e pubblicati da Rupert Murdoch sul suo giornale, il Sunday Times (che era già stato truffato perché aveva acquistato una copia falsa del diario di Mussolini), e dalla rivista statunitense Newsweek. Kujau diceva di avere dozzine di diari di Hitler e finì per sollevare dubbi sulla loro autenticità: venne processato e condannato a quattro anni di carcere per plagio. Una volta uscito di prigione, aprì una galleria d’arte dove vendeva falsi di Salvador Dalì e Joan Mirò, che realizzava e firmava a suo nome.

Le poesie di Araki Yasusada, scritte in realtà da Kent Johnson
Araki Yasusada era un sopravvissuto alla bomba atomica sganciata su Hiroshima; nel corso della sua vita scrisse poesie mentre lavorava come postino. I suoi versi furono ritrovati dal figlio dopo la sua morte, nel 1972. Negli anni Novanta le poesie di Yasusada iniziarono a comparire su alcune riviste di poesia statunitensi, come la American Poetry Review: erano aforismi in stile zen e piacevano molto, finché nel 1996 la rivista accademica Lingua Franca rivelò che si trattava di una farsa. La rivista scoprì che il vero autore era il poeta ed editore Kent Johnson, che aveva scritto non solo le poesie ma aveva anche inventato l’esistenza di Yasusada. Johnson venne criticato per aver scritto versi molto profondi su un’esperienza che gli era estranea e che non aveva quindi diritto di fare propria.

Violando i confini: verso una trasformazione ermeneutica della gravità quantica, di Alan Sokal
Alan Sokal, un fisico della New York University, era contrario alla teoria post-strutturalista, che aveva successo nell’ambiente accademico dell’epoca. La teoria si era diffusa dopo la lezione del filosofo francese Jaques Derrida alla Johns Hopkins University di Baltimora nel 1966, ma i critici come Sokal la accusavano di essere relativista, antiscientifica, volutamente oscura, difficile e a volte nichilista.
Per provocazione, Sokal scrisse un articolo che riprendeva e sosteneva questa tesi, e lo inviò alla Social Text, una delle riviste post-moderniste più importanti. Sokal riempì l’articolo di frasi prive di senso, tipo «la scienza non può affermare un privilegiato status epistemologico rispetto ai discorsi controegemonici che giungono dalle comunità dissidenti o marginalizzate» per dimostrare l’oscurità della cultura accademica dell’epoca e i problemi dovuti alla mancanza di revisione da parte delle riviste letterarie. Lo stesso giorno in cui Social Text pubblicò l’articolo, la rivista Lingua Franca fece uscire un altro articolo in cui Sokal denunciava il falso e le sue ragioni. Ne nacque subito un dibattito: i sostenitori della teoria di Derrida risposero alla provocazione con articoli su Le Monde e sul New York Times. Social Text, invece, accusò Sokal di comportamento anti-etico: aveva beffato la rivista sapendo che all’epoca non faceva revisioni dei testi (le cosiddette peer review) e pubblicava gli articoli accademici in buona fede.

Ingannevole è il cuore più di ogni cosa di JT Leroy, alias Laura Albert
Lo scrittore JT LeRoy, nato in West Virginia nel 1980, ha vissuto una vita di vagabondaggio, dipendenza da droghe, abusi e prostituzione che ha raccontato in Sarah (1999) e Ingannevole è il cuore più di ogni cosa (1999), due romanzi diventati subito best-seller. Non si sapeva molto di lui, a parte qualche sua fotografia insieme a una donna più grande. Nel 2005 un giornalista del New York Magazine scoprì che i romanzi erano stati in realtà scritti dalla donna, Laura Albert, e che il presunto LeRoy era invece la cognata, che si era prestata a fingersi l’autore dei libri. Albert, scrittrice e autrice della serie tv Deadwood, aveva scelto di scrivere sotto pseudonimo per raccontare in parte il suo passato, in una sorta di terapia che riusciva a fare in prima persona. Sempre col nome di LeRoy, Albert ha scritto altri due romanzi, un romanzo breve, un libro di racconti, numerosi articoli e compare anche come associated producer nel film Elephant di Gus Van Sant. La sua storia, diventata un caso, è stata raccontata in un documentario girato dal regista Jeff Feuerzeig e uscito in Regno Unito quest’estate.

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