(LUKE FRAZZA/AFP/Getty Images)

Anche alla Casa Bianca ci si fanno gli scherzi

Spesso lo staff del presidente uscente si diverte con chi subentra: peccato che poi ne nascano delle indagini

di Elise Viebeck – The Washington Post
(LUKE FRAZZA/AFP/Getty Images)

Se l’anno prossimo vogliono evitare di avere dei grattacapi, i membri dello staff di Obama dovrebbero seguire il nostro consiglio e non fare come i collaboratori di Bill Clinton, quando dovranno lasciare la Casa Bianca. Stiamo parlando degli scherzi durante il passaggio presidenziale, una tradizione adottata con entusiasmo soprattutto dallo staff di Clinton nel momento di lasciare la presidenza degli Stati Uniti a George W. Bush nel 2001 (è particolarmente famoso il caso dei tasti “W” spariti dalle tastiere della Casa Bianca). Ci sono dei buoni motivi se i principali collaboratori del presidente Obama parlano di voler evitare scherzi stupidi nel gennaio del 2017, a prescindere che a subentrare alla Casa Bianca sia Donald Trump o Hillary Clinton.

I problemi causati dagli scherzi non generano solo critiche da parte della stampa, ma fanno emergere anche le peggiori nevrosi di tutte le persone coinvolte. Prendete come esempio il poco conosciuto rapporto realizzato nel giugno del 2002 dal Government Accountability Office (GAO), l’agenzia del governo americano che si occupa di valutazioni e servizi investigativi: comprende uno scambio di 220 pagine tra gli staff della Casa Bianca di Bush e Clinton e il General Services Administration (GSA), l’agenzia che sovrintende il funzionamento di tutte le altre agenzie federali degli Stati Uniti, che in sostanza parla del furto del pomello di una porta.

Per risparmiare a tutti quanti assurdità del genere, abbiamo messo insieme le cose che lo staff della Casa Bianca non dovrebbe fare l’ultimo giorno di lavoro: seminare adesivi in giro; registrare messaggi osceni sulle segreterie telefoniche; danneggiare mobili; far sparire le tastiere dei computer; imbrattare le scrivanie con la vaselina; staccare la spina ai frigoriferi; scrivere sui muri; portare via cellulari, telecomandi o stemmi presidenziali; incollare telefoni o cassetti; lasciare in giro decorazioni delle festività; distruggere le serrature. Lo staff di Bill Clinton fece tutte queste cose e, su richiesta del Congresso, gli episodi furono ricostruiti meticolosamente grazie a 200 pagine di colloqui raccolti successivamente dal GAO. Sapevate che Al Gore si portò a casa per sbaglio un busto di Abraham Lincoln, che riportò alla Casa Bianca solo dopo le lamentele di Dick Cheney, l’allora vicepresidente di Bush? Il rapporto del GAO riporta anche aneddoti come questo:

Un ex dipendente […] ha raccontato che durante il suo ultimo giorno di lavoro nell’amministrazione Clinton aveva registrato un messaggio di saluto sulla segreteria del suo telefono in cui diceva che sarebbe stato fuori ufficio per i successivi quattro anni per via di una decisione della Corte Suprema, fornendo il numero di telefono di casa sua.

O come questo:

I membri dello staff hanno raccontato che gli uffici erano «estremamente sporchi» o «devastati» e hanno detto che una stanza in particolare aveva «un fetore terribile», o che sembrava aver ospitato una festa. Tre responsabili del GSA hanno raccontato di aver visto degli oggetti personali abbandonati, come bottiglie di birra e di vino ancora chiuse, una coperta, delle scarpe, e una maglietta con un’immagine di una lingua a penzoloni lasciata su una sedia.

In un caso il Secret Service – l’agenzia americana che si occupa della sicurezza dei presidenti – rilevò addirittura le impronte digitali su una porta da cui era stato rimosso senza permesso un sigillo presidenziale da 30 centimetri. «Non sono stati identificati sospetti», scrisse il GAO.

Per chiarezza bisogna sottolineare che solo 108 delle circa 1.200 stanze del complesso della Casa Bianca furono interessate da questi episodi, e solo una piccola parte in modo grave. Se però pensate che il GAO abbia esagerato, considerate che il futuro procuratore generale americano Alberto Gonzales, all’epoca consulente legale del presidente Bush, scrisse una lettera di 76 pagine per lamentarsi di come quanto fatto dal GAO fosse insufficiente. «Il presidente e la sua amministrazione non avevano e non hanno nessun interesse a soffermarsi su quanto accaduto durante il passaggio presidenziale del 2001», scrisse Gonzales. Le sue parole, però, cozzano un po’ con alcune parti della sua lettera al GAO, in cui si lamenta per esempio per una «sostanza appiccicosa» trovata sulle scrivanie o contesta il metodo del GAO nel conteggiare gli scherzi.

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Rimane da vedere se l’amministrazione Clinton o Trump sarà più rigorosa per quanto riguarda gli scherzi. In ogni caso, un ultimo consiglio allo staff di Obama: se proprio dovete rubare un sigillo presidenziale quando lascerete la Casa Bianca, provate almeno a non lasciare impronte digitali.

© 2016 – The Washington Post