(AP Photo/Ramon Espinosa)

Trump ha violato l’embargo su Cuba?

Lo scrive Newsweek, ricostruendo una storia degli anni Novanta fin qui sconosciuta

(AP Photo/Ramon Espinosa)

L’articolo di copertina dell’ultimo numero della rivista statunitense Newsweek accusa il candidato alle elezioni presidenziali del Partito Repubblicano, Donald Trump, di aver violato l’embargo imposto dagli Stati Uniti su Cuba con una delle sue aziende, nel 1998.

Secondo la ricostruzione di Newsweek, la Trump Hotel & Casino Resorts – una delle società con cui Trump gestiva i suoi casinò – inviò alcune persone a Cuba per sondare il terreno per eventuali affari futuri, dato che in quel periodo le relazioni fra Stati Uniti e Cuba stavano progressivamente migliorando. Il viaggio non ebbe alcun seguito, ma secondo Newsweek la Trump Hotel & Casino Resorts lo pagò circa 68mila dollari, verosimilmente divisi fra il compenso per gli emissari e le spese sostenute da loro durante il viaggio. Il guaio è che ai tempi – e in parte ancora oggi – le leggi americane vietavano di fare spese o investire a Cuba a meno di speciali permessi del governo, e non risulta che Trump avesse ottenuto una simile autorizzazione: cosa che teoricamente può portare a un’incriminazione per aver violato una legge federale. Trump non ha ancora commentato le accuse, ma il capo della sua campagna elettorale Kellyanne Conway ha lasciato intendere che il pagamento sia davvero avvenuto.

La prova principale dell’inchiesta di Newsweek è un documento firmato dalla società di consulenza usata dalla Trump Hotel & Casino Resorts per pagare i propri emissari, che contiene la somma totale delle spese del viaggio – 68.551,88 dollari – e suggerisce persino un modo per farlo sembrare legale (cioè far finta che sia stata un’operazione legata a una ONG cattolica).

Documento a parte, però, l’articolo di Newsweek non contiene moltissime informazioni. Non è chiaro per esempio chi fossero gli emissari dell’azienda di Trump a Cuba, quale fosse lo scopo preciso del viaggio e quanto fu coinvolto lo stesso Trump. Scrive Newsweek, in un paragrafo particolarmente generico:

L’obiettivo del viaggio a Cuba, dicono alcuni dirigenti legati in passato a Trump, era fornire un appoggio all’azienda nel caso gli Stati Uniti avessero deciso di allentare le restrizioni sul commercio. Mentre si trovavano a Cuba, gli emissari di Trump incontrarono funzionari del governo, banchieri e imprenditori per esplorare possibili opportunità lavorative per la sua società di casinò. La stessa fonte sottolinea che Trump aveva partecipato a discussioni in relazione al viaggio a Cuba e sapeva che era avvenuto.

Oltre alle implicazioni legali, ci sono anche quelle politiche. Nel novembre del 1999, meno di un anno dopo il viaggio a Cuba dei suoi emissari, Trump si candidò a presidente con il Partito delle Riforme, un partito centrista fondato dall’imprenditore Ross Perot (che alle elezioni presidenziali del 1992 aveva ottenuto un sorprendente 18,9 per cento). In un comizio tenuto a Miami a novembre, ospitato da un’associazione di cubani americani – solitamente molto conservatori e ostili al regime comunista di Cuba – Trump disse che da presidente avrebbe mantenuto l’embargo e che non avrebbe fatto investimenti a Cuba finché ci fosse stato Fidel Castro.

«Come sapete – e le persone in questa stanza lo sanno meglio degli altri – inviare soldi e investire a Cuba in questo momento non fa sì che i soldi finiscano davvero in mano ai cubani. Vanno a Fidel Castro: un omicida, un uomo tremendo sotto ogni punto di vista. L’embargo dovrebbe restare in vigore anche solo perché se rimarrà attivo, un giorno Fidel Castrò se ne andrà».

Non è chiaro quali conseguenze avrà l’articolo di Newsweek: al momento Trump è passato relativamente indenne da scandali ben più gravi scoperti da diversi giornali americani sulla sua fondazione e sulle sue società.