I Marines americani in posa dopo aver issato la seconda bandiera sul monte Suribachi sull'isola giapponese di Iwo Jima, il 23 febbraio 1945 (United States Marines Corps)
  • Cultura
  • domenica 18 settembre 2016

La storia della prima bandiera di Iwo Jima

Anche se per l'esercito americano fu la più importante è quella di cui non si ricorda nessuno, a causa di una celebre foto scattata alla seconda

di Thomas Gibbons-Neff – The Washington Post
I Marines americani in posa dopo aver issato la seconda bandiera sul monte Suribachi sull'isola giapponese di Iwo Jima, il 23 febbraio 1945 (United States Marines Corps)

In un comunicato diffuso il 24 agosto, il Corpo dei Marines degli Stati Uniti ha detto di aver sbagliato a identificare due uomini che si pensava avessero aiutato a issare la prima delle due bandiere americane sulla cima del monte Suribachi durante la violenta battaglia per la conquista dell’isola giapponese di Iwo Jima nel 1945. La notizia è arrivata poco più di due mesi dopo che i Marines avevano detto di aver identificato in modo sbagliato una delle persone che avevano issato la seconda bandiera, il momento immortalato dalla famosissima fotografia scattata dal fotografo di Associated Press Joe Rosenthal, che vinse il premio Pulitzer e divenne un’icona.

iwo jima
La foto di Rosenthal (AP Photo/Joe Rosenthal)

La vicenda delle due bandiere e degli uomini che le issarono il 23 febbraio 1945 fa parte della storia del Corpo dei Marines. I dettagli su cosa successe quel giorno, però, sono oggetto di maggiore attenzione da quando un articolo dell’Omaha World-Herald raccontò nel 2014 la ricerca di due storici amatoriali, che dimostrava che una delle persone nella celebre foto di Rosenthal era stata identificata in modo sbagliato. A maggio, il Corpo dei Marines aveva annunciato di aver avviato un’indagine sulla fotografia, che seguiva quelle fatte per alcuni documentari. Il mese successivo, i Marines avevano detto che un gruppo di esperti – guidato da un generale dei Marines in pensione – era giunto alla conclusione che uno dei Marines nella seconda foto era stato identificato in maniera sbagliata. L’uomo che inizialmente si pensava essere l’ufficiale farmacista della Marina John Bradley era in realtà un Marine di Detroit chiamato Harold Schultz. Bradley, che era stato insignito della Navy Cross e divenne il soggetto del libro (da cui poi venne tratto un film) Flags of Our Fathersscritto dal figlio James, era invece tra i soldati che issarono la prima e meno famosa bandiera.

Dopo aver terminato l’indagine sul momento in cui venne issata la seconda bandiera, il gruppo di esperti dei Marines aveva iniziato a investigare sulla prima, usando in parte le stesse prove fotografiche e gli stessi materiali dell’indagine iniziale. Il gruppo ha concluso che, contrariamente a quanto sostenuto in precedenza, i due Marines Louis C. Charlo e James R. Michels non erano tra i soldati che issarono la prima bandiera. Charlo aveva preso parte a un pattugliamento di ricognizione sul monte Suribachi con altri tre soldati, mentre Michels si era occupato della sicurezza della zona circostante mentre veniva issata la prima bandiera. Il direttore della Divisione di Storia del Corpo dei Marines Charles P. Neimeyer ha detto durante un’intervista telefonica che nel 2011 un ricercatore indipendente aveva contattato il suo reparto per la prima volta, portando prove che dimostravano che Charlo e Michels non avevano issato la prima bandiera. Dopo l’indagine sulla foto di Rosenthal, Neimeyer aveva deciso che sarebbe stato prudente cercare di aggiornare i dati sul momento in cui venne issata la prima bandiera.

Secondo il comunicato dei Marines del 24 agosto, gli uomini che issarono la prima bandiera furono Bradley, il primo luogotenente Harold G. Schrier, il sergente Ernest I. Thomas Jr., il sergente Henry O. Hansen, il caporale Charles W. Lindberg e il soldato semplice Philip L. Ward. A differenza della seconda bandiera, non esistono foto del momento in cui venne issata la prima. Ma per i Marines che stavano combattendo sotto la cima del monte, quello fu un momento molto più significativo: fu il primo segnale della conquista del territorio più importante dell’isola e che un giorno la sanguinosa battaglia sarebbe potuta finire. Sulla vetta del monte Suribachi, l’unica macchina fotografica nei paraggi nel momento in cui venne issata la prima bandiera apparteneva al sergente Louis Lowery, che era anche un fotografo per la rivista Leatherneck, ma che in quel frangente era impegnato a ricaricare la pellicola della sua macchina dopo aver scattato una serie di foto qualche istante prima. «La nostra storia è importante e dobbiamo far sì che sia il più accurata possibile per i nostri Marines e le loro famiglie. Dopo aver analizzato il momento in cui venne issata la seconda bandiera e aver trovato alcune incoerenze, abbiamo deciso di riesaminare anche il momento della prima bandiera, per essere certi di averlo raccontato correttamente», ha detto in un comunicato il generale Robert Neller, comandante del Corpo dei Marines.

Negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale, quando gli aerei da guerra americani B-29 Superfortress bombardavano regolarmente il Giappone continentale, gli Stati Uniti decisero che Iwo Jima e il suo campo d’aviazione erano un posto ideale in cui far atterrare gli aerei danneggiati durante il lungo ritorno verso le Isole Marianne Settentrionali. L’operazione militare per la conquista dell’isola, nota come Operation Detachment, andò avanti per più di un mese e portò alla morte di oltre cinquemila Marines americani e di quasi tutti i circa 21mila soldati giapponesi a difesa dell’isola vulcanica, la cui forma ricorda vagamente quella di una bistecca.

Quando il 23 febbraio vennero issate le bandiere americane, i Marines stavano combattendo da quasi quattro giorni. Le mitragliatrici e i cecchini giapponesi appostati nelle trincee della base di Suribachi colpivano i soldati americani che cercavano di avvicinarsi alla montagna alta 169 metri. La mattina del 23 febbraio, però, il primo pattugliamento di ricognizione statunitense salito sul monte non incontrò nessuna resistenza, stando ai documenti del Corpo dei Marines. Quando la pattuglia scese dalla montagna, un’altra di circa 30 Marines, guidata da Schrier, iniziò a salire sul monte Suribachi. Schrier aveva ricevuto una piccola bandiera americana da un altro luogotenente, a cui era stato ordinato di assicurasi che la pattuglia la portasse con sé, sempre secondo i documenti del Corpo dei Marines. Gli uomini di Schrier iniziarono la salita e dopo quasi due ore di cammino raggiunsero la cima della montagna, dove organizzarono alcune postazioni di difesa mentre un gruppetto di soldati cercava un punto in cui issare la bandiera. Due soldati trovarono un tubo di scolo giapponese, mentre altri cinque piantarono la bandiera. Alle 10.30 circa venne issata la prima bandiera americana su Iwo Jima. Le navi a largo della costa suonarono le sirene, mentre i Marines nelle trincee guardarono i loro orologi e alzarono lo sguardo. Neimeyer ha raccontato che nel corso degli anni molti testimoni oculari si sono ricordati della prima bandiera, mentre quasi nessuno aveva idea dell’orario preciso in cui venne issata la seconda.

Poco dopo il momento in cui Lowrey scattò le sue foto e Schrier comunicò via radio che la cima della montagna era sicura, la prima bandiera venne tirata giù e rimandata ai soldati ai piedi della montagna: sarebbe dovuta diventare un trofeo di guerra, mentre sul monte Suribachi doveva essere piazzata una bandiera più vistosa. Circa due ore dopo, una pattuglia di rifornimento tornò in vetta alla montagna: questa volta con una bandiera più grande e Rosenthal al seguito.

© 2016 – The Washington Post

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