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  • venerdì 16 Settembre 2016

I 10 migliori episodi di sempre di Star Trek

Li ha scelti Daniel W. Drezner sul Washington Post da tutte le varie serie della saga, per il cinquantesimo anniversario della prima messa in onda

di Daniel W. Drezner – The Washington Post

Lo scorso fine settimana c’è stato il 50esimo anniversario della prima messa in onda di Star Trek. È la prima serie TV che mi ricordo di aver guardato su un’emittente locale da bambino, sono sempre rimasto affezionato a tutto il franchise. Dal momento che ho delle opinioni forti sulla serie e sulle classifiche che hanno a che fare con la cultura pop, mi è sembrato giusto mettere insieme i dieci migliori episodi di Star Trek mai trasmessi. Per rendere le cose più difficili e controverse, ho scelto gli episodi dall’intero franchise (esclusa la serie a cartoni animati): Star Trek: La serie originale, Star Trek: The Next Generation, Star Trek: Deep Space Nine, Star Trek: Voyager Star Trek: Enterprise.

Spoiler: nessun episodio delle ultime due serie è entrato nei primi dieci, e, mettendo le mani avanti, confesso che probabilmente c’è una sproporzione a favore degli episodi in cui si parla di politica interplanetaria. Ecco i miei dieci migliori episodi di Star Trek, in ordine crescente.

10. “Primo contatto” (Star Trek: The Next Generation)

L’Enterprise D inizia una missione per stabilire un primo contatto con i Malcoriani, gli abitanti del pianeta Malcor III, che hanno quasi sviluppato la tecnologia della propulsione a curvatura (quella che permette alle navi stellari di viaggiare a una velocità superiore a quella della luce). La missione viene complicata dal fatto che Riker è stato ferito durante una missione di ricognizione sotto copertura sul pianeta. L’episodio riesce a spiegare in modo molto efficace la politica di un pianeta che sta attraversando importanti trasformazioni sociali e i contraccolpi reazionari che potrebbero essere causati dalla visita di un extraterrestre. E poi c’è un grandioso ed esilarante cameo dell’attrice, ballerina e cantante americana Bebe Neuwirth.

9. “Viaggio a Babel” (Star Trek: La serie originale)

Questo episodio riesce a mettere insieme la complicata politica della Federazione con quella altrettanto complicata della famiglia di Spock. Mark Lenard interpreta magistralmente Sarek, il padre di Spock (che è in cattivi rapporti con il flglio), e le parti dell’episodio in cui si parla di politica reggono sorprendentemente bene.

8. “La misura di un uomo” (Star Trek: The Next Generation)

La prima stagione di Star Trek: The Next Generation fu davvero pessima. Questo episodio, della seconda stagione, fu il primo in cui si intravide qualcosa del potenziale della serie e del suo cast. Tutto l’episodio ruota attorno a una decisione sull’androide Data: se considerarlo cioè legalmente un essere senziente oppure proprietà della Flotta Stellare. Il pezzo forte della puntata arriva quando il capitano Picard discute con un informatico di cosa significhi essere senzienti,e l’attore che interpreta il capitano, Patrick Stewart, sfrutta appieno le sue abilità oratorie.

7. “La macchina del giudizio universale” (Star Trek: La serie originale)

Un’antica macchina se ne va in giro per la nostra galassia a distruggere sistemi solari. Kirk e il suo equipaggio devono combatterla e se la vedono anche con un capitano della Flotta Stellare che ricorda Achab di Moby Dick e cerca di vendicare l’uccisione dei suoi uomini. Niente di straordinario, ma guardare Spock che cerca di impedire all’ottuso capitano Deckard di distruggere l’Enterprise è divertente. Il climax dell’episodio, poi, è emozionante.

6. “L’Enterprise del passato” (Star Trek: The Next Generation)

Un’Enterprise proveniente dal passato viaggia in avanti nel tempo e cambia il corso della storia. In questo universo parallelo l’Enterprise è una nave da guerra e viene gestita in modo piuttosto diverso da quello a cui siamo abituati. L’episodio funziona bene perché gli attori e il regista riescono a rendere con efficacia un mondo in cui la Federazione, decisamente bellicosa, è in guerra continua contro i Klingon. C’è anche una scena iniziale molto divertente in cui Worf beve del succo di prugna.

5. “Il peso del comando” (Star Trek: The Next Generation)

In questo episodio in due parti Picard deve abbandonare il controllo dell’Enterprise per guidare una missione sotto copertura nel mondo dei cardassiani. Picard viene catturato e torturato, ma l’Enterprise trova un modo per salvarlo. La maggior parte degli appassionati ricorderà la seconda parte dell’episodio, quella in cui un ufficiale cardassiano tortura Picard usando delle tecniche prese da 1984 di George Orwell. Stewart se la cava molto bene in queste scene, come anche Ronny Cox nel ruolo del capitano Jellico, il despotico personaggio che sostituisce Picard al comando dell’Enterprise, scontrandosi con Riker e destabilizzando quasi tutto l’equipaggio.

4. “La coscienza di un ufficiale” (Star Trek: Deep Space Nine)

Per certi versi, il concetto di “episodi migliori” sfavorisce Star Trek: Deep Space Nine. La Guerra del Dominio raccontata nella serie è forse l’arco narrativo più ricco di tutto l’universo di Star Trek, nonostante non ci siano singoli episodi che spiccano. Un’eccezione è l’episodio in cui Sisko racconta nel diario di bordo i suoi tentativi per reclutare i romulani nella Guerra del Dominio al fianco della Federazione. L’episodio spiega bene la confusione e i sacrifici morali che spesso vengono fatti nelle grandi guerre di potere. Il finale ha forse la scena meno alla Gene Roddenberry di tutto Star Trek.

3. “La navicella invisibile” (Star Trek: La serie originale)

Un episodio di sottomarini nello spazio; i romulani che vengono presentati per prima volta come nemici; Kirk e il suo equipaggio alla ricerca di un modo per sconfiggere una nuova nave tecnologicamente avanzata che entra nella Zona Neutrale. “La navicella invisibile” è uno dei migliori episodi “di battaglia” in Star Trek, ma c’è anche dell’altro: mostra come la guerra alimenti i pregiudizi e i risentimenti razziali. Ma soprattutto, presenta entrambi i lati del conflitto mostrando le considerazioni fatte all’interno della nave dei romulani. Mark Lenard interpreta il comandante romulano, di cui si percepisce un velo di tristezza alla prospettiva di una missione riuscita che però porterebbe altra guerra.

2. “Darmok” (Star Trek: The Next Generation)

L’equipaggio dell’Enterprise D cerca di stabilire dei rapporti con i tamariani, ma i loro tentativi di comunicazione falliscono perché la razza aliena parla un linguaggio molto diverso da quello della Federazione. Per risolvere il problema il capitano tamariano si teletrasporta insieme a Picard su un pianeta dove i due potranno affrontare insieme un avversario comune. Nell’universo di Star Trek molte specie aliene non sembrano poi così tanto aliene: i tamariani sono un’eccezione, un’invenzione davvero ispirata.

1. “L’attacco dei Borg” (Star Trek: The Next Generation)

I Borg fanno la loro comparsa proprio nel momento in cui Riker inizia a chiedersi se non si è fossilizzato troppo sull’Enterprise e se manca di ambizione. Questo episodio in due parti ha forse il miglior cliffhanger – quei colpi di scena che tengono gli spettatori con il fiato sospeso – della storia della televisione, che però è solo una piccola parte di quello che rende questo episodio il migliore di tutto Star Trek. I Borg sono i più grandi cattivi di tutto l’universo di Star Trek. La cattura di Picard e la possibile distruzione della Terra, poi, alzano ancora di più la posta in gioco.

A essere sinceri, però, la cosa che rende notevole questo episodio è la sceneggiatura di Michael Piller, che riesce a integrare in modo fluido i dubbi di Riker sulla sua carriera e le difficoltà che deve affrontare dopo che i Borg rapiscono Picard, sfruttando la sua conoscenza della Federazione. I dialoghi sono una spanna sopra la media di Star Trek, e all’inizio della prima parte c’è una scena fantastica in cui Picard e Guinan discutono del significato che una vittoria dei Borg avrebbe per la storia, con un confronto interessante tra Stewart e Whoopi Goldberg.

Devo confessare che con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali americane di quest’anno, la scena mi è tornata in mente in più di un’occasione.

© 2016 – The Washington Post