(Foto da Twitter)
  • Italia
  • venerdì 29 Luglio 2016

La storia di Fabrizio Pellegrini e della cannabis terapeutica

Un uomo è in carcere, malato, condannato a due anni per aver cercato di curarsi

(Foto da Twitter)

Aggiornamento, 2 agosto 2016: a Fabrizio Pellegrini sono stati assegnati gli arresti domiciliari.

*****

Fabrizio Pellegrini ha 47 anni ed è un artista di strada, pianista e pittore che dal 2002 è affetto da fibromialgia, una malattia autoimmune che causa cefalea, astenia (una sensazione di grande fatica), disturbi dell’umore e del sonno, dolori e rigidità muscolare. Da circa 50 giorni Pellegrini è detenuto nel carcere di Chieti, in Abruzzo, accusato di aver coltivato alcune piante di cannabis, che usava per controllare i dolori causati dalla sua malattia. Pellegrini – ha raccontato il 29 luglio Alessandro Trocino del Corriere della Sera – è in carcere dopo una condanna definitiva a due anni per cumulo di due pene e perché il legale d’ufficio non ha chiesto in tempo le misure alternative al carcere. Vincenzo Di Nanna, avvocato di Pellegrini, ha spiegato al Corriere che Pellegrini «è intollerante agli oppiacei: l’unica medicina efficace, è certificato, è la cannabis». Trocino ha spiegato che in Abruzzo ci sarebbe una legge, ma è inattuata e non prevede un’assistenza finanziaria che permetta a Pellegrini di acquistare cannabis terapeutica dall’estero.

C’era anche lui nel 2013, quando Rita Bernardini, con un’azione di disobbedienza civile, piantò semi di canapa a Montecitorio. Ora è rinchiuso nel carcere di Chieti, da 50 giorni, accusato di aver coltivato alcune piantine di cannabis. Solo che Fabrizio Pellegrini, 47 anni, lo ha fatto non per piacere o lucro, ma perché è affetto da fibromialgia, malattia che gli provoca dolori lancinanti. La cannabis di Stato, prevista per motivi terapeutici, non è mai arrivata. Al suo posto, la galera.

Il primo a dargli solidarietà, commovente, è stato Andrea Trisciuoglio, segretario dell’associazione LaPiantiAmo, affetto da sclerosi multipla. Ha sospeso la sua terapia a base di cannabinoidi per chiedere la scarcerazione di Pellegrini. Insieme a lui digiuna da giorni Norberto Guerriero, dell’associazione radicale foggiana Mariateresa Di Lascia. E con lui altri, radicali e non solo. A favore di Pellegrini si sono spesi in Parlamento Luigi Manconi e Pippo Civati. Ieri si è aggiunto, dal suo blog, Roberto Saviano. Tra le richieste, un intervento del ministro della Giustizia Andrea Orlando e della Salute Beatrice Lorenzin.

(Continua a leggere sul Corriere della Sera)