(AFP/Getty Images)
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  • mercoledì 20 luglio 2016

Il primo 10 alle Olimpiadi

Quarant'anni fa Nadia Comaneci fece una cosa mai vista prima, tanto che i giudici non seppero neanche come segnare il suo punteggio sui tabelloni

(AFP/Getty Images)

Il 18 luglio 1976 era il secondo giorno delle Olimpiadi del 1976 a Montreal, in Canada. Al Forum de Montréal (Montreal si trova nel Quebec, che è francofono), si stava tenendo la finale femminile delle parallele asimmetriche, la disciplina della ginnastica artistica nella quale gli atleti si muovono tra due sbarre parallele, una più in alto e una più in basso. Quella gara oggi è tra le più famose di sempre nella storia delle Olimpiadi: fu quella in cui Nadia Comaneci, una delle più forti ginnaste di sempre, diventò la prima atleta di sempre a ricevere il punteggio di “10” alle Olimpiadi.

Comaneci, che è romena, aveva 14 anni, e negli anni precedenti aveva vinto un sacco di trofei in Romania, e si era fatta conoscere all’estero nel 1975, quando alla sua prima partecipazione aveva vinto quattro medaglie d’oro e una d’argento agli Europei di ginnastica artistica che si erano tenuti a Skien, in Norvegia. Qualche mese prima delle Olimpiadi aveva partecipato alla American Cup, una importante competizione internazionale che si tiene ancora oggi, e che quell’anno si era svolta al Madison Square Garden di New York. Anche in quell’occasione, Comaneci aveva ottenuto dei 10 perfetti, ma quello alle Olimpiadi del 1976 fu accolto e celebrato in tutto il mondo perché si pensava che a quei livelli non fosse proprio possibile, ottenere un 10. Il compito di progettare e gestire i tabelloni elettronici delle Olimpiadi era dal 1932 dell’azienda svizzera di orologi Omega. Prima delle Olimpiadi di Montreal, alcuni responsabili di Omega chiesero al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) se nei tabelloni da usare alle gare dovesse essere prevista la possibilità di un punteggio pari a 10, che avrebbe richiesto l’aggiunta di una seconda cifra prima della virgola che segna i decimi e i centesimi. Il CIO rispose che no, non era possibile che un atleta ricevesse un 10.

Alla finale delle parallele asimmetriche, però, Comaneci non fece neanche un errore. I giudici andarono dal responsabile dei tabelloni Omega e gli chiesero cosa potessero fare. Lui disse loro che si poteva segnare 1.00 o 0.10, ma che il dieci non si poteva mettere. Optarono per la prima, e Comaneci ha raccontato che non capì subito: pensava che avessero cominciato segnando uno, e che poi sarebbero saliti fino ad arrivare a nove e qualcosa. Una sua compagna di squadra le fece capire a gesti che c’era qualcosa che non andava al tabellone, ma che i giudici le avevano assegnato un 10: «non avevo idea che fosse il punteggio più alto mai preso alle Olimpiadi, sapevo solo che era il punteggio più alto che si potesse prendere. Ero molto contenta, come quando a scuola prendi un 10 in matematica». Ovviamente, Comaneci vinse la medaglia d’oro.

Fino all’inizio degli anni Settanta, la ginnastica artistica alle Olimpiadi non era molto seguita. A cambiare le cose, inizialmente, era stata l’atleta russa Olga Korbut, che alle Olimpiadi del 1972 di Monaco aveva vinto quattro medaglie d’oro e aveva attirato le attenzioni anche degli appassionati degli altri sport, eseguendo delle prove basate di più sulle difficoltà atletiche che sull’aspetto estetico. Nella prova alle parallele asimmetriche, Korbut eseguì quello che poi avrebbe preso il nome di salto Korbut, un salto mortale all’indietro mai realizzato prima. Korbut ricevette come punteggio 9,8, tra le proteste delle circa 10mila persone presenti al palazzetto di Monaco, che ritenevano che Korbut si meritasse di più.

Dopo le Olimpiadi di Monaco, Korbut e il suo allenatore, il bielorusso Renald Knysh, divennero grandi rivali di Comaneci e del suo allenatore Bela Karolyi, e anche di un’altra grande atleta russa, Ludmila Tourischeva, con il suo allenatore Vladislav Rastorotsky. La competizione tra le tre atlete e i tre allenatori contribuì a far salire moltissimo il livello tecnico della ginnastica artistica: e le prove di Comaneci alle Olimpiadi del 1976 di Montreal rappresentarono il culmine di questo periodo. Comaneci vinse altre due medaglie d’oro nel 1976, alla prova all-around (cioè la prova individuale con tutti gli attrezzi) e alla trave, una d’argento nella prova a squadre e una di bronzo nel corpo libero. Comaneci ricevette in tutto sette 10 alle Olimpiadi di Montreal, e ne ottenne due anche la ginnasta russa Neii Kim. Oggi la prestazione di Comaneci alle Olimpiadi del 1976 non è replicabile per almeno due motivi: dal 1997 l’età minima per partecipare alle Olimpiadi è di 16 anni, e per un cambiamento nel sistema di assegnazione dei punteggi, dal 2006 non è più possibile ottenere un 10 perfetto.

Negli anni dopo Montreal, Comaneci continuò a vincere medaglie alle più importanti competizioni internazionali, ma non raggiunse mai più i livelli del 1976. Nei due anni successivi crebbe di diciassette centimetri, e ai mondiali di Strasburgo del 1978 vinse una medaglia d’oro e una d’argento, e disse che pensava di ritirarsi entro un paio d’anni. Alla finale della prova all-around delle Olimpiadi di Mosca del 1980 arrivò a giocarsi la medaglia d’oro con la russa Alena Davydova. All’ultimo esercizio, quello della trave, aveva bisogno di un 9,95 per vincere: la sua prova però non fu perfetta, e i giudici discussero per mezz’ora sul suo punteggio. Alla fine le fu assegnato un 9,85, e Comaneci vinse la medaglia d’argento. Comaneci vinse la medaglia d’oro nella trave e nel corpo libero, ma ci furono controversie sul comportamento dei giudici, accusati di averla favorita. Comaneci si ritirò ufficialmente nel 1984. Oggi è proprietaria di una scuola di ginnastica in Romania, possiede quattro negozi di articoli sportivi, è ambasciatrice romena dello sport e preside fondazioni sportive e di beneficenza.

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