Olga Korbut durante un esercizio alla trave alle Olimpiadi di Montreal, in Canada, il 21 luglio 1976. (AP Photo)
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  • sabato 16 Maggio 2015

I 60 anni di Olga Korbut

La storia di un'atleta che ha rivoluzionato la ginnastica artistica, la prima ad eseguire un salto mortale all’indietro alle parallele asimmetriche

Olga Korbut durante un esercizio alla trave alle Olimpiadi di Montreal, in Canada, il 21 luglio 1976. (AP Photo)

L’ex ginnasta russa Olga Korbut, una delle più forti di sempre, compie oggi sessant’anni. Korbut è nata il 16 maggio del 1955 a Hrodna, oggi territorio bielorusso che allora faceva parte dell’Unione Sovietica. Korbut divenne famosa in tutto il mondo nel 1972, alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, in Germania, dove sorprese pubblico e giornalisti per la sua bravura ed eleganza: partecipò alle Olimpiadi che era ancora minorenne, con la squadra dell’Unione Sovietica. Vinse una medaglia d’argento alle parallele e tre medaglie d’oro, una alla trave, una al corpo libero e una nel concorso a squadre: era alta circa 150 centimetri e non pesava più di 40 chili.

Nel 1974, Korbut vinse due medaglie d’oro e quattro medaglie di bronzo ai campionati mondiali di ginnastica artistica, disputati a Varna, in Bulgaria. Due anni dopo partecipò alle Olimpiadi di Montreal, dove vinse di nuovo la medaglia d’oro grazie al concorso a squadre, e la medaglia d’argento per l’esercizio alla trave. A vincere l’oro per l’esercizio alla trave fu una giovane ginnasta rumena, di sei anni più giovane della Korbut: Nadia Comăneci, che nel corso della sua carriera vinse cinque medaglie d’oro in due diverse Olimpiadi diventando la prima ginnasta ad aver ricevuto un “10”, il massimo punteggio possibile, in una competizione olimpica. Un anno dopo le seconde Olimpiadi della sua vita, Korbut – insieme a Comăneci, la più famosa ginnasta di tutti i tempi – si laureò in pedagogia e poco dopo decise di ritirarsi dalle competizioni. Aveva poco più di vent’anni.

Alle Olimpiadi di Monaco del 1972 Korbut ottenne un “9.8” per avere realizzato il Korbut Flip, un salto mortale all’indietro alle parallele asimmetriche: era la prima volta che una ginnasta faceva quel movimento. Il voto dei giudici fu molto criticato dalle circa 10mila persone presenti al palazzetto di Monaco, che ritenevano che Korbut si meritasse di più. Nel 2012, durante le Olimpiadi di Londra, il Guardian scelse i 50 momenti più importanti e iconici nella storia delle Olimpiadi moderne: inserì nella sua lista anche quel “mancato 10”. Nel commentare quell’evento il Guardian scrisse:

La sua prestazione rivoluzionaria trasformò l’immagine della ginnastica artistica nel mondo. Quello sport diventò improvvisamente uno dei primi motivi d’interesse di un’Olimpiade, oltre che lo sport preferito dalle bambine di ogni parte del mondo. Korbut ruppe le barriere dello sport facendo qualcosa di inimmaginabile. Ma ciò che la rese famosa fu, per un altro verso, la sua normalità.

Prima di Korbut, spiega il Guardian, le atlete sovietiche erano fredde, serie, distaccate. Korbut, nonostante la quasi perfezione di alcuni suoi esercizi, era naturale ed emotiva. Piangeva, sorrideva, generava empatia in chi la guardava.

Dopo essersi ritirata, Korbut insegnò per alcuni anni ginnastica artistica: sposò un musicista bielorusso, Leonid Bortkevich, e nel 1979 nacque il loro figlio Richard. Nel 1991 – dopo il disastro nucleare di Chernobyl – Korbut emigrò con la sua famiglia negli Stati Uniti, dove nel 1999 ottenne la cittadinanza. Negli ultimi anni si è parlato di Olga Korbut a causa dell’accusa di stupro che lei fece confronti del suo allenatore al tempo delle Olimpiadi di Monaco: le accuse furono rese pubbliche da Korbut alcuni giorni prima della pubblicazione della sua autobiografia. La storia fu ripresa anche da un articolo del Corriere della Sera nel 2002:

Un giorno «Usa Today» intervistò Olga, chiedendole se l’allenatore fosse stato duro con lei. Risposta: «Beh, un po’ sì. Qualche sberla, pizzicotti, cose così. Avevo 16 anni, forse era per spronarmi. Mi sembrava tutto normale». Era l’agosto 1999: qualche settimana dopo, Olga accusò il suo ex allenatore di violenza sessuale: «Una sera, a Monaco, venne nella mia camera e disse che dovevamo consumare l’atto finale della preparazione per l’Olimpiade. Aveva una bottiglia di cognac in mano. Poi successe qualcosa che fa parte dei miei ricordi peggiori». Si disse che Olga aveva spifferato il suo terribile segreto perché era in uscita la sua autobiografia. In effetti erano trascorsi 27 anni dal fatto: perché aspettare così tanto tempo? Il libro non ebbe successo e la storia finì lì: Renald Knish, l’uomo del cognac, non uno stinco di santo perché a suo tempo fu anche indagato (ma assolto per insufficienza di prove) per abusi legati al suo ruolo di tecnico, ebbe un’appendice di popolarità di cui avrebbe fatto volentieri a meno.

Oggi Olga Korbut, che è presente su Twitter con un profilo personale, ha sessant’anni e commenta la ginnastica artistica per la televisione americana, in cui è stata anche ospite e protagonista di programmi e reality, come per esempio il programma Celebrity Boxing.