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  • martedì 19 Luglio 2016

Com’è fatto un colpo di stato?

Il golpe in Turchia raccontato attraverso video e immagini, per capire come funziona in pratica

Il fallito colpo di stato in Turchia è stato probabilmente l’evento di questo tipo più ripreso e fotografo nella storia. Nonostante i tentativi dei golpisti di bloccare i social network, migliaia di persone hanno postato su internet le immagini girate in diretta che mostravano i militari occupare punti strategici, i contrattacchi della polizia, gli scontri con i manifestanti e, infine, la resa dei golpisti e i linciaggi dei soldati. Nei giorni successivi al tentato golpe, poi, hanno cominciato a circolare diversi video di telecamere a circuito chiuso che mostrano diverse azioni dei militari di quella notte. Non è la prima volta in assoluto che le televisioni mostrano in diretta le immagini di un colpo di stato: era già accaduto nel 1991, in Russia, quando Boris Yeltsin fermò un golpe salendo su un carro armato e chiedendo alla popolazione di scendere in piazza, e poi nel 2002, in Venezuela. Ma mai prima di oggi era stato possibile ricostruire tutte le fasi di un colpo di stato utilizzando immagini e filmati.

I primi segnale che venerdì scorso qualcosa stava andando fuori dall’ordinario sono stati probabilmente i jet F-16 dell’aviazione turca che intorno alle 23, ora locale, hanno sorvolato Ankara a bassissima quota.

I jet hanno avuto la doppia funzione di attaccare le posizioni della polizia e delle altre forze fedeli al governo e quella di fornire un supporto psicologico ai golpisti, dando l’impressione che tutte le armi dell’esercito, aviazione compresa, fossero schierate a favore del colpo di stato. Negli stessi minuti, gruppi di militari hanno occupato i due ponti sul Bosforo, ad Istanbul, bloccando il traffico in direzione della sponda europea e gridando ai passanti di ritornare nelle loro case.

«È un colpo di stato, va’a casa!»

Tra le 23 e mezzanotte altri militari hanno cominciato a schierarsi anche nelle principali piazze di Istanbul e Ankara e nei due aeroporti di Istanbul.

Il giorno successivo si capirà che già a questo punto qualcosa nella pianificazione del golpe era andato molto male. Poco dopo le 23, i golpisti non erano riusciti a impedire al primo ministro Binali Yildrim di mettersi in comunicazione con le televisioni locali per denunciare il colpo di stato. È stato il primo dei molti errori commessi dai militari, che inizialmente sembravano avere il supporto della popolazione come mostrano alcuni filmati in cui si vedono i passanti applaudire i militari e festeggiarli salendo sui loro veicoli.

Nei tre precedenti colpi di stato militari che riuscirono in Turchia (1960, 1971 e 1980), l’esercito non era mai stato costretto a sparare una solo colpo durante la presa del potere, tanto la sua forza era superiore a quella dei governi eletti. Fin dall’inizio del tentato golpe di venerdì, invece, i militari si sono trovati davanti all’opposizione armata della polizia e in alcuni casi hanno cercato di prevenirla, attaccando caserme e altre basi delle forze paramilitari vicine ad Erdogan.

I golpisti hanno anche assaltato il parlamento, aprendo il fuoco con l’edificio con i carri armati e bombardandolo dal cielo.


L’attacco, però, non gli ha consentito di catturare un solo leader politico vicino ad Erdogan. Soltanto alle 23 i militari hanno occupato la sede della televisione turca TRT, obbligando la conduttrice a leggere un proclama in cui annunciavano che il paese era ora sotto il controllo del “Consiglio per la pace domestica”.

Ma dopo aver preso TRT, i militari non hanno occupato CNN Turkey per quasi un’ora, dando così tempo ad Erdogan di telefonare in studio e rivolgere alla popolazione turca affinché scendesse in piazza contro i golpisti.

I militari sono entrati nell’edificio soltanto diversi minuti dopo la telefonata di Erdogan. I giornalisti che si trovavano nello studio hanno raccontato che i soldati non avevano la minima idea di come bloccare le trasmissioni, così si sono limitati ad evacuare gli studi, mentre le telecamere continuavano a trasmettere l’immagine delle poltrone vuote dei conduttori.

L’occupazione non è durata molto e meno di un’ora dopo, manifestanti pro-Erdogan e poliziotti hanno fatto irruzione nell’edificio, liberandolo.

Nel frattempo dai minareti delle moschee gli imam avevano iniziato a chiamare la gente in piazza.

Tra la gente accorsa in strada si sono viste pochissime donne, ma molte persone con le lunghe barbe e gli abiti che tradizionalmente indossano i conservatori religiosi arabi (barbe e abiti sono entrambi una relativa novità per la Turchia moderna).

La pressione dei dimostranti e il contrattacco della polizia ha costretto molti soldati ad arrendersi già intorno a mezzanotte. Tra i gruppi disparati che riuscirono a resistere c’erano quelli che presidiavano i ponti sul Bosforo, che aprirono più volte il fuoco sui dimostranti, spesso in aria, ma causando anche morti e feriti.

In maniera abbastanza inspiegabile, soltanto nel pieno della notte, diverso tempo dopo che Erdogan si era rivolto alla CNN, alcuni elicotteri hanno attaccato l’hotel dove si trova fino a poche ore prima, a Marmaris, nel sud della Turchia. Dopo l’attacco, un gruppo di militari pesantemente armati ha dato l’assalto al resort, scontrandosi con alcuni poliziotti.

Intorno all’una di notte è diventato chiaro che i golpisti stavano perdendo il controllo della situazione. In alcuni filmati si vedono gruppi di carri armati che si ritirano rapidamente, travolgendo auto e persone.

Sempre in quei minuti, hanno iniziato a circolare filmati di militari arrestati dalla polizia e di veicoli abbandonati per le strade.

L’immagine più simbolica di tutto il golpe è probabilmente la resa dei militari che presidiavano i ponti sul Bosforo, all’alba di sabato mattina.

È stato qui, dove i manifestanti sono rimasti a lungo sotto il fuoco dei militari, che sono avvenuti gli episodi peggiori, con diversi soldati picchiati o uccisi dai dimostranti pro-Erdogan.


Nelle ore successive si arresero anche i militari barricati all’interno del quartier generale delle forze armate di Ankara. Domenica, a mezzogiorno, tutto ciò che restava del golpe erano le decine di veicoli militari abbandonati per le strade delle due più importanti città della Turchia.