Malcolm Turnbull (AP Photo/Rick Rycroft, File)
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  • venerdì 8 Luglio 2016

In Australia hanno vinto i conservatori

Con un maggioranza molto fragile, per ora: intanto, a otto giorni dal voto, lo spoglio non è ancora finito

Malcolm Turnbull (AP Photo/Rick Rycroft, File)

Aggiornamento di domenica 10 luglio – Il leader dei conservatori Malcolm Turnbull ha annunciato la vittoria del suo partito alle elezioni dopo che il leader laburista Bill Shorten ha ammesso la sconfitta. Lo spoglio è ancora in corso e attualmente Turnbull può contare su 74 dei 76 voti necessari ad aver una maggioranza, che però otterrà grazie alle alleanze con alcuni parlamentari indipendenti. Lo spoglio dei voti è iniziato il 2 luglio, ma a causa di regolamenti sulla verifica dei voti molto stringenti non si è ancora concluso.

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Sei giorni fa in Australia si è votato per rinnovare entrambe le Camere del Parlamento, ma lo scrutinio ad oggi non è ancora finito. Secondo i conteggi più aggiornati (con l’83 per cento delle schede scrutinate) e le dichiarazioni dei diversi leader politici, la coalizione di centrodestra guidata dall’attuale primo ministro Malcolm Turnbull (formata da liberali, liberali-nazionali e nazionalisti e chiamata semplicemente Coalizione) è in vantaggio – anche se di poco – sul Partito Laburista di Bill Shorten ed è probabile che riuscirà a formare un governo solo grazie al sostegno degli Indipendenti. Bill Shorten, che sta affrontando in queste ore una votazione interna al suo partito sulla leadership, ha confermato questa prospettiva spiegando però che la poca autorità di Turnbull all’interno del Partito Liberale, una visione poco chiara sul futuro del paese e le divisioni interne potrebbero portare a nuove elezioni entro un anno.

Quelle del 2 luglio sono state elezioni anticipate. Le votazioni precedenti, nel 2013, erano state vinte dall’allora leader della Coalizione, Tony Abbott, il cui governo però non era durato molto: nel settembre del 2015 Abbott era stato sostituito da Malcolm Turnbull dopo una votazione interna ai liberali. In Australia (come nel Regno Unito) l’incarico di capo del governo viene generalmente assegnato al leader del partito vincitore delle elezioni. Ma quando una corrente del partito ritiene che il leader non sia più adatto a ricoprire quel ruolo, o che non vincerebbe le successive elezioni, può chiedere un voto di “sfida” con il quale un contendente può battere il leader in carica, diventare il nuovo capo del partito e quindi anche il capo del governo. È quello che è successo con Abbott e Turnbull. Nemmeno Turnbull comunque ha completato il suo mandato, perché circa tre mesi fa sono state indette le prime “double-dissolution election” in quasi trent’anni della storia del paese. Le elezioni di “double dissolution” possono essere indette solo quando il Senato blocca per due volte a distanza di almeno tre mesi il passaggio di una o più leggi già approvate alla Camera: è quello che è successo, quindi il primo ministro ha chiesto lo scioglimento di entrambe le camere e ha indetto elezioni anticipate.

Il risultato delle votazioni è stato per giorni molto incerto e, secondo diversi osservatori, piuttosto umiliante per il governo uscente. La Coalizione di Turnbull e il Partito Laburista di Bill Shorten sono infatti vicinissimi sia al Senato che alla Camera. Secondo gli ultimi dati, la Coalizione ha ottenuto 74 seggi su 150 alla Camera dei Rappresentanti (la camera bassa) due in meno, finora, della maggioranza necessaria a governare (che è di 76) e molti meno rispetto alle precedenti elezioni (90). I Laburisti hanno ottenuto per ora 71 seggi, mentre prima ne avevano solo 55. Se la situazione dovesse restare questa la Coalizione riuscirebbe a governare solo grazie all’appoggio degli Indipendenti che, insieme agli altri partiti più piccoli, hanno ottenuto cinque seggi in totale. Al Senato, che è composto da 76 membri, le due formazioni principali sono ancora più vicine: 30 seggi alla Coalizione, 26 ai Laburisti, per ora. La Coalizione potrebbe comunque riuscire, alla fine del conteggio, ad ottenere la maggioranza di 76 seggi alla Camera, mentre al Senato la probabilità di arrivare a 38 seggi e dunque a una maggioranza è molto inferiore.

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Questa mattina l’indipendente Cathy McGowan ha incontrato Malcolm Turnbull e mantenendo fede a quanto dichiarato nei giorni scorsi ha detto che garantirà sostegno e fiducia al partito che ha preso più voti e che voterà poi i singoli provvedimenti valutando caso per caso: «Mi rendo conto di quanto sia importante che questa situazione sia risolta in modo tempestivo: il paese vuole stabilità», ha spiegato. Turnbull ha ricevuto l’appoggio anche di un secondo e di un terzo indipendente, Bob Katter e Andrew Wilkie.

Turnbull – che ha 61 anni ed è un ex giornalista, avvocato e promotore finanziario – quando ha preso il posto di Abbott era molto popolare, stando ai sondaggi. Le sue opinioni liberali sul matrimonio gay, le posizioni ambientaliste e una visione progressista gli avevano fatto guadagnare un ampio sostegno. Come primo ministro, però, ha deluso molti suoi sostenitori, scrive ad esempio l’Economist: «con l’economia nazionale che sta attraversando un momento complicato (gli investimenti nel settore minerario stanno rallentando, le finanze pubbliche si stanno deteriorando e c’è una crisi occupazionale) la popolarità del governo è infatti diminuita drasticamente e i risultati delle ultime votazioni lo dimostrano. Governare e assicurare stabilità al paese sarà dunque in ogni caso molto complicato».