È morto Elie Wiesel

Raccontò la sua esperienza di sopravvissuto all'Olocausto nel famoso "La notte" e vinse il Nobel per la pace nel 1986: aveva 87 anni

Elie Wiesel, nel 2012 (AP Photo/Bebeto Matthews)

Elie Wiesel, scrittore americano di origine ebraica, sopravvissuto all’Olocausto e Premio Nobel per la pace nel 1986, è morto ieri a Boston. Aveva 87 anni. Wiesel, che tra il 1944 e il 1945 fu prigioniero nei campi di concentramento di Auschwitz, Monowitz e Buchenwald, era noto per i libri su quel periodo, il più famoso dei quali è La notte. Ricevette il Premio Nobel per il suo impegno a parlare della situazione degli ebrei nel mondo (quelli russi negli anni dell’Unione Sovietica, ma anche quelli etiopi) e di quella di altre minoranze che hanno subito ingiustizie e genocidi, ad esempio in Cambogia, in Sudafrica e in Ruanda.

Elie Wiesel nacque a Sighetu Marmației (o Sighet), una città della Romania che si trova in Transilvania. I suoi genitori, Sarah Feig e Shlomo Wiesel, gli insegnarono a parlare in yiddish, ma Wiesel conosceva anche il tedesco, il rumeno e l’ungherese. Dopo l’Olocausto Wiesel visse per un breve periodo in Francia, prima di trasferirsi in Israele e successivamente negli Stati Uniti: e per questa ragione gran parte dei suoi libri furono scritti in francese. I genitori di Wiesel e una delle sue tre sorelle morirono nei campi di concentramento; Wiesel ritrovò le altre due sorelle in un orfanotrofio francese dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Ad Auschwitz a Wiesel fu tatuato sul braccio il numero A-7713.

Nel dopoguerra Elie Wiesel diventò un giornalista, ma inizialmente non voleva scrivere della sua esperienza di sopravvissuto all’Olocausto, diversamente ad esempio da Primo Levi, che scrisse Se questo è un uomo tra il 1945 e il 1947. Fu lo scrittore francese e Premio Nobel per la letteratura nel 1952, François Mauriac a convincere Wiesel a raccontare la sua storia. Così nacque La notte, che fu pubblicato nel 1958; il libro è lungo poco più di 100 pagine ed è stato tradotto in circa trenta lingue. La notte del titolo fa riferimento alla prima notte che Wiesel passò in campo di concentramento.

Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.

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