• Sport
  • martedì 28 giugno 2016

L’Inghilterra non vince mai

Salvo il famoso Mondiale in casa del 1966, la "patria del calcio" non è mai arrivata neanche in finale a Mondiali ed Europei

(Shaun Botterill/Getty Images)

Il 27 giugno l’Islanda ha eliminato l’Inghilterra agli ottavi di finale degli Europei di calcio. L’Inghilterra era andata in vantaggio al quarto minuto grazie a un gol dell’attaccante Wayne Rooney, poi si è fatta recuperare dall’Islanda – una squadra che sta facendo il suo primo torneo internazionale – e ha perso 2-1. All’inizio degli Europei, l’Inghilterra era data tra le quattro-cinque favorite, appena dietro a Germania, Spagna e Francia; ma davanti all’Italia, per dire. Tutti gli inglesi convocati a Euro 2016 hanno giocato l’ultima stagione in Premier League – uno dei più importanti campionati di calcio al mondo – e la squadra sembrava essere un buon assortimento di alcuni campioni un po’ anziani – il più noto è Rooney – e giovani molto promettenti: il centrocampista del Tottenham Dele Alli, l’attaccante esterno del Manchester CIty Raheem Sterling – pagato 68 milioni di euro meno di un anno fa – e l’attaccante del Tottenham Harry Kane. Dopo la partita contro l’Islanda, Roy Hodgson, che allenava la Nazionale inglese dagli Europei del 2012, si è dimesso dal suo incarico. In Inghilterra molti appassionati e giornalisti hanno parlato di un enorme fallimento, l’ennesimo della Nazionale inglese da cinquant’anni a questa parte. L’anno di svolta fu il 1966, quando gli inglesi vinsero il loro Mondiale: da allora nelle fasi di eliminazione diretta l’Inghilterra ha vinto solo 6 partite, perlopiù contro squadre deboli; e non ha più vinto nessun torneo.

Dopo i Mondiali del 1966, l’Inghilterra ha quasi sempre deluso: per tre volte è arrivata in semifinale – agli Europei del 1968, ai Mondiali del 1990 e agli Europei del 1996 – ma ha sempre perso. Secondo alcuni i fallimenti della Nazionale inglese nei tornei internazionali sono stati determinati dalle caratteristiche stesse del gioco inglese, basato sulla fisicità e poco sulla tattica, e dal numero di partite che ogni anno una squadra di Premier League deve giocare: è il più alto dei campionati europei (in Inghilterra si giocano due coppe nazionali, invece che una sola come in Italia, Spagna o Germania). L’altro problema è la rigidità del gioco inglese, che va spesso in crisi quando si trova di fronte a squadre magari più scarse ma tatticamente ben organizzate, come l’Islanda. Per altri è solo una lunga e quasi ininterrotta sfortuna: la prova sarebbe che molte sconfitte sono arrivate ai rigori.

England v Iceland - Round of 16: UEFA Euro 2016(Lars Baron/Getty Images)

La Nazionale inglese giocò la sua prima partita il 5 marzo 1870, contro la Scozia: finì 0-0. La partita non è però considerata negli annali del calcio perché la “Nazionale” della Scozia era fatta da alcuni scozzesi che vivevano a Londra, non dai più forti giocatori scozzesi del tempo. La prima partita ufficialmente riconosciuta si giocò sempre contro la Scozia il 30 novembre 1872: anche quella finì 0-0.

englandscotland

Per circa quarant’anni l’Inghilterra giocò soprattutto contro le altre squadre della Gran Bretagna, con alcuni buon risultati e con qualche brutta batosta: nel 1878 perse 7-2 contro la Scozia. I primi Mondiali si giocarono nel 1930: allora si chiamavano Coppa Rimet, dal cognome del presidente FIFA che li organizzava. Già allora il torneo si teneva ogni quattro anni, ma nel 1930, nel 1934 e nel 1938 l’Inghilterra non partecipò. Rimet era francese, e francese era anche gran parte della FIFA: e gli inglesi non volevano affidargli l’organizzazione dei Mondiali. Inoltre, in Inghilterra c’era già il professionismo nel calcio, una cosa che al tempo era contro i principi della FIFA. L’Inghilterra si sentiva però molto forte – in effetti lo era – e dopo ogni Mondiale era solita invitare la squadra vincitrice – l’Uruguay e poi per due volte l’Italia – per una partita il cui scopo era vedere se quella squadra era davvero più forte di quella inglese. Le due partite contro le Nazionali italiane che vinsero la Copa Rimet nel 1934 e nel 1938 (quelle allenato da Vittorio Pozzo) finirono rispettivamente 3-2 per l’Inghilterra e 2-2. Il 3-2 del 1934 è ricordata col soprannome “la battaglia di Highbury“, dal nome dello stadio in cui si giocò la partita (fu molto combattuta).

La Seconda guerra mondiale impedì che i Mondiali venissero organizzati per più di 10 anni. Ripresero nel 1950, e furono i primi a cui partecipò l’Inghilterra. C’erano quattro gironi da quattro squadre e passavano le prime classificate di ognuno. Andò malissimo: gli inglesi, partiti come favoriti, vinsero 2-0 contro il Cile, ma poi persero contro la Spagna e contro gli Stati Uniti: quest’ultima partita è nota come il “miracolo di Belo Horizonte”, dal nome del luogo in cui si giocò la partita. Quella storia è raccontata nel libro The game of their lives dello scrittore statunitense Geoffrey Douglas, e nel film del 2005 In campo per la vittoria. I Mondiali del 1950 li vinse il fortissimo Uruguay di Ghiggia e Schiaffino.

Ai Mondiali di Svizzera del 1954 parteciparono 16 squadre e c’erano ancora quattro gironi da quattro, solo che in quel caso a qualificarsi erano le prime due di ogni girone. Gli inglesi partirono bene: passarono come primi nella fase a gironi, eliminando l’Italia, ma ai quarti trovarono l’Uruguay di Schiaffino (Ghiggia non c’era più). Fu un’altra batosta: 4-2 per l’Uruguay. Le cose andarono male pure nei due Mondiali successivi: nel 1958 l’Inghilterra uscì ai gironi dopo aver perso uno spareggio contro l’Unione Sovietica e nel 1962 perse ai quarti contro il Brasile di Vavà, Garrincha e Pelé, che vinse quei Mondiali. Nel frattempo erano iniziati anche gli Europei: i primi, quelli del 1960, li vinse l’Unione Sovietica, quattro anni dopo toccò alla Spagna. In quegli anni alla fase finale degli Europei si qualificavano solo quattro squadre: in entrambe le edizione l’Inghilterra non passò il turno.

Nel 1966 l’Inghilterra di Bobby Charlton, allenata da Alf Ramsey, ottenne la sua unica, storica, vittoria ai Mondiali. Giocò benissimo e fino alle semifinali subì solo un gol, segnato su rigore da Eusebio, fortissimo attaccante del Portogallo. La finale fu Inghilterra-Germania Ovest e si giocò allo stadio Wembley di Londra davanti a poco meno di 100mila spettatori. Dopo novanta minuti il risultato era 2-2; poi nei supplementari l’attaccante Geoff Hurst segnò due gol. Hurst aveva già segnato il gol dell’1-1 ed è ancora oggi l’unico calciatore ad avere fatto tre gol in una finale dei Mondiali.

Nel 1968 l’Inghilterra campione del mondo arrivò terza agli Europei in Italia: sembrò l’inizio di un “ciclo” di buoni risultati, invece no: ai Mondiali di Messico ’70  l’Inghilterra uscì ai quarti, sconfitta 3-2 dalla Germania Ovest. Quei Mondiali li vinse il Brasile, che era ancora il Brasile di Pelé, e di Gérson, e di Rivelino.

Per tutti gli anni Settanta e Ottanta l’Inghilterra non arrivò mai tra le prime quattro degli Europei. Andò malissimo anche ai Mondiali: sia nel 1974 che nel 1978 l’Inghilterra non si qualificò nemmeno alla fase finale. Poi le cose migliorarono un po’: dal 1977 al 1982 la Coppa dei Campioni fu vinta da una squadra inglese, e al tempo nelle squadre inglesi giocavano quasi solo giocatori inglesi. Ai Mondiali spagnoli del 1982 arrivò quella che è considerata una delle più forti Nazionali inglesi della storia. Fu però eliminata nella seconda delle due fasi a gironi, quella prima delle semifinali. Quei Mondiali furono vinti dall’Italia, nel caso serva ricordarlo. Nei Mondiali del 1986 l’Inghilterra partì bene, uscì però ai quarti, dopo che Diego Armando Maradona segnò i due gol più famosi della storia del calcio: uno di mano, l’altro stupendo, dopo aver dribblato mezza Inghilterra.

Ai Mondiali di Italia ’90 l’Inghilterra arrivò quarta e ottenne il suo miglior risultato dal 1966. Di quella Nazionale si ricorda soprattutto Paul “Gazza” Gascoigne, attaccante mezzo matto ma a tratti fortissimo che non segnò nemmeno un gol ma diede all’attacco inglese la fantasia che spesso gli era mancata negli anni precedenti. L’Inghilterra uscì ai rigori contro la Germania Ovest, che poi vinse in finale contro l’Argentina.

Paul GascoigneTerry Butcher e Paul Gascoigne dopo l’eliminazione a Italia ’90 (David Cannon/Getty Images)

Sembrava l’inizio di un nuovo ciclo: ma poi l’Inghilterra uscì dalla fase a gironi degli Europei di Svezia del 1992, quelli vinti a sorpresa dalla Danimarca, e nemmeno si qualificò alla fase finale dei Mondiali del 1994. Nel 1996 – trent’anni dopo i Mondiali di casa – l’Inghilterra ospitò gli Europei di casa. La squadra, allenata da Terry Venables, era ottima: c’era ancora Gascoigne e poi i due giovani difensori Gary e Phil Neville, il centrocampista dell’Inter Paul Ince e gli attaccanti Teddy Sheringam e Alan Shearer. Anche lì l’Inghilterra uscì in semifinale, contro la Germania, questa volta tutta unita, che poi vinse il torneo.

Ai Mondiali del 1998, in Francia, il giocatore più forte della squadra era David Beckham, che nell’ottavo di finale contro l’Argentina fu espulso: l’Inghilterra giocò in 10 per molti minuti e alla fine perse ai rigori. L’errore decisivo fu quello del centrocampista David Batty. Dell’Inghilterra di quei Mondiali si ricorda soprattutto l’attaccante Michael Owen: sembrava un fenomeno, vinse persino un Pallone d’Oro nel 2001, poi si rivelò un buon giocatore e niente più.

Agli Europei del 2000 l’Inghilterra non superò la fase a gironi. Per provare a cambiare le cose nel 2001 la federazione inglese scelse come allenatore dell’Inghilterra lo svedese Sven-Göran Eriksson, che aveva fatto molto bene alla Lazio. L’idea era quella di cambiare il gioco della squadra e renderlo meno fisico e più tattico e vivace. Non funzionò. Ai Mondiali del 2002 l’Inghilterra uscì ai quarti di finale, sconfitta dal Brasile che poi vinse il torneo. L’Inghilterra di Eriksson uscì ai quarti anche agli Europei del 2004, sconfitta ai rigori dal Portogallo di Luis Figo, Deco, Rui Costa e Cristiano Ronaldo. Anche nei Mondiali del 2006 l’Inghilterra uscì ai quarti, ai rigori, sempre contro il Portogallo.

Dopo quei Mondiali l’Inghilterra sostituì Eriksson con Steve McClaren. Le cose non migliorarono, anzi. Agli Europei del 2008 nemmeno si qualificò. L’Inghilterra chiamò quindi il secondo allenatore straniero della sua storia: l’italiano Fabio Capello, che aveva vinto in ogni squadra che aveva allenato (Milan, Real Madrid, Roma e Juventus). Ai Mondiali del 2010 la Nazionale inglese era tra le squadre favorite. Aveva, tra gli altri, due fortissimi centrocampisti: Steven Gerrard del Liverpool e Frank Lampard del Chelsea. L’Inghilterra uscì agli ottavi, sconfitta 4-1 dalla Germania. Sul 2-1 a Lampard non fu però assegnato un gol che sarebbe invece stato regolare.

Agli Europei del 2012 l’Inghilterra – che nel frattempo aveva scelto come allenatore Roy Hodgson – uscì ai quarti, eliminata dall’Italia di Balotelli e Cassano. Ai Mondiali del 2014 l’Inghilterra uscì ai gironi: perse contro Italia e Uruguay e pareggiò contro il Costa Rica. E poi il 2016, e l’Islanda.

Mostra commenti ( )