Il Papa: i cristiani dovrebbero chiedere scusa ai gay

«Dobbiamo chiedere tante scuse, non solo su questo. Perdono, non solo scuse»

Papa Francesco parla con i giornalisti sul volo di ritorno dall'Armenia, 26 giugno 2016 (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Papa Francesco, durante una conferenza stampa sul volo di ritorno dal viaggio apostolico in Armenia, ha commentato le dichiarazioni del cardinale Marx, arcivescovo di Monaco, che dopo la strage di Orlando – avvenuta il 12 giugno 2016, in cui sono state uccise 49 persone dentro un locale gay – ha detto che la Chiesa dovrebbe chiedere scusa agli omosessuali per averli discriminati.

«Io ripeterò lo stesso che ho detto nel primo viaggio. Ripeto quello che dice il catechismo della chiesa cattolica: che non vanno discriminati, che devono essere rispettati, accompagnati pastoralmente. La cultura è cambiata, e grazie a dio. I cristiani, dobbiamo chiedere tante scuse, non solo su questo. Perdono, non solo scuse».

In un’intervista a Andrea Tornielli, inviato sul volo, pubblicata su Vatican Insider de La Stampa, la posizione di “apertura” del Papa viene spiegata un po’ meglio. Parlando delle persone omosessuali al Papa viene attribuito questo ragionamento:

«Io ripeto il Catechismo: queste persone non vanno discriminate, devono essere rispettate e accompagnate pastoralmente. Si possono condannare, non per motivi ideologici, ma per motivi di comportamento politico, certe manifestazioni troppo offensive per gli altri. Ma queste cose non c’entrano, il problema è una persona che ha quella condizione, che ha buona volontà e che cerca Dio. Chi siamo noi per giudicare? Dobbiamo accompagnare bene, secondo quello che dice il Catechismo. Poi ci sono tradizioni in alcuni paesi e culture che hanno una mentalità diversa su questo problema. Io credo che la Chiesa, o meglio i cristiani perché la Chiesa è santa, non solo devono chiedere scusa come ha detto quel cardinale “marxista”… ma devono chiedere scusa anche ai poveri, alle donne e ai bambini sfruttati, devono chiedere scusa di aver benedetto tante armi, di non aver accompagnato tante famiglie. Io ricordo da bambino la cultura cattolica chiusa di Buenos Aires: non si poteva entrare in casa di divorziati. Sto parlando di ottant’anni fa. La cultura è cambiata e grazie a Dio, come cristiani, dobbiamo chiedere tante scuse, non solo su questo: perdono Signore, è una parola che dimentichiamo. Il prete “padrone” e non il prete padre, il prete che bastona e non il prete che abbraccia e perdona… ma ce ne sono tanti santi preti cappellani negli ospedali e nelle carceri, ma questi non si vedono, perché la santità ha pudore. Invece la spudoratezza è sfacciata e si fa vedere. Tante organizzazioni, con gente buona e gente non tanto buona. Noi cristiani abbiamo anche tante Terese di Calcutta… Non dobbiamo scandalizzarci, questa è la vita della Chiesa. Tutti noi siamo santi perché abbiamo lo Spirito Santo ma siamo tutti peccatori, io per primo».

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