(Hulton Archive/Getty Images)

La traduzione della versione di Isocrate uscita alla maturità

È tratto dall'orazione "Sulla pace", scritta in greco antico, che parla di concetti astratti come giustizia e ipocrisia: il testo in greco e la traduzione in italiano

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Isocrate, uno dei più famosi oratori dell’antica Grecia, è l’autore del testo uscito alla seconda prova della maturità di quest’anno per gli studenti del liceo classico. Il brano scelto fa parte dei paragrafi 34, 35 e 36 dell’orazione Sulla pace, pronunciata attorno al 355 a. C, in cui – semplificando molto – Isocrate invita gli ateniesi a non fidarsi di coloro che fanno pressioni per far tornare Atene una potenza “imperiale” (anche se la prima parte del testo è un’introduzione molto più generica sulla giustizia). Il testo greco si può trovare qui, mentre più sotto trovate la traduzione in italiano.

ὁρῶ γὰρ τοὺς μὲν τὴν ἀδικίαν προτιμῶντας καὶ τὸ λαβεῖν τι τῶν ἀλλοτρίων μέγιστον ἀγαθὸν νομίζοντας ὅμοια πάσχοντας τοῖς δελεαζομένοις τῶν ζώων, καὶ κατ᾽ ἀρχὰς μὲν ἀπολαύοντας ὧν ἂν λάβωσιν, ὀλίγῳ δ᾽ ὕστερον ἐν τοῖς μεγίστοις κακοῖς ὄντας, τοὺς δὲ μετ᾽ εὐσεβείας καὶ δικαιοσύνης ζῶντας ἔν τε τοῖς παροῦσι χρόνοις ἀσφαλῶς διάγοντας καὶ περὶ τοῦ σύμπαντος αἰῶνος ἡδίους τὰς ἐλπίδας ἔχοντας.
καὶ ταῦτ᾽ εἰ μὴ κατὰ πάντων οὕτως εἴθισται συμβαίνειν, ἀλλὰ τό γ᾽ ὡς ἐπὶ τὸ πολὺ τοῦτον γίγνεται τὸν τρόπον. χρὴ δὲ τοὺς εὖ φρονοῦντας, ἐπειδὴ τὸ μέλλον ἀεὶ συνοίσειν οὐ καθορῶμεν, τὸ πολλάκις ὠφελοῦν, τοῦτο φαίνεσθαι προαιρουμένους. πάντων δ᾽ ἀλογώτατον πεπόνθασιν ὅσοι κάλλιον μὲν ἐπιτήδευμα νομίζουσιν εἶναι καὶ θεοφιλέστερον τὴν δικαιοσύνην τῆς ἀδικίας, χεῖρον δ᾽ οἴονται βιώσεσθαι τοὺς ταύτῃ χρωμένους τῶν τὴν πονηρίαν προῃρημένων.
ἠβουλόμην δ᾽ ἄν, ὥσπερ πρόχειρόν ἐστιν ἐπαινέσαι τὴν ἀρετήν, οὕτω ῥᾴδιον εἶναι πεῖσαι τοὺς ἀκούοντας ἀσκεῖν αὐτήν: νῦν δὲ δέδοικα μὴ μάτην τὰ τοιαῦτα λέγω. διεφθάρμεθα γὰρ πολὺν ἤδη χρόνον ὑπ᾽ ἀνθρώπων οὐδὲν ἀλλ᾽ ἢ φενακίζειν δυναμένων, οἳ τοσοῦτον τοῦ πλήθους καταπεφρονήκασιν ὥσθ᾽, ὁπόταν βουληθῶσι πόλεμον πρός τινας ἐξενεγκεῖν, αὐτοὶ χρήματα λαμβάνοντες λέγειν τολμῶσιν ὡς χρὴ τοὺς προγόνους μιμεῖσθαι, καὶ μὴ περιορᾶν ἡμᾶς αὐτοὺς καταγελωμένους μηδὲ τὴν θάλατταν πλέοντας τοὺς μὴ τὰς συντάξεις ἐθέλοντας ἡμῖν ὑποτελεῖν.

La traduzione

Osservo che le persone che scelgono l’ingiustizia e ritengono che la cosa più preferibile in assoluto sia impossessarsi di una cosa che appartiene ad altri, soffrono allo stesso modo di quelli che vengono presi all’amo fra gli animali; sulle prime godono di quello che hanno ottenuto, ma poco dopo si ritrovano in gravissimi guai; (osservo) invece che gli uomini che vivono con onestà e giustizia veleggiano con sicurezza attraverso il presente e allo stesso tempo mantengono felici aspettative per il futuro. E seppure non vada così in tutti i casi, succede in questo modo la maggior parte delle volte. Ed è necessario che gli uomini saggi – dato che spesso non riusciamo a capire che una certa cosa è preferibile – dimostrino di scegliere ciò che spesso è utile. D’altra parte soffrono tremendamente fra tutti, gli uomini coloro che ritengono che la giustizia sia [effettivamente] una pratica di vita migliore e più cara agli dei rispetto all’ingiustizia, ma che credono che chi la rispetti viva peggio di quelli che scelgono l’ingiustizia. Mi piacerebbe che, così come è facile lodare la giustizia, lo fosse altrettanto persuadere gli ascoltatori a metterla in pratica. Ma temo che in questo momento stia dicendo queste cose invano: per molto tempo siamo stati rovinati da uomini che non riuscivano a fare altro che barare, i quali stimano il popolo in tal modo, che qualora decidano di fare guerra a qualcuno, essendo corrotti osano dire che bisogna prendere esempio dai nostri antenati, e non permettere che veniamo presi in giro, o (permettere) che quelli che non vogliono pagarci i tributi vadano per mare.