Cos’è il voto disgiunto

Una volta per tutte: come funziona lo strumento per votare un candidato sindaco e un consigliere che sostiene un altro candidato sindaco

di Tommaso Caldarelli – @TommasoC

(ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)
(ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)

Domenica 5 giugno si vota in molte città italiane (Milano, Roma, Napoli e Torino, fra le altre) per rinnovare i consigli comunali e municipali. Gli elettori hanno la possibilità di usare il cosiddetto “voto disgiunto”, cioè votare il candidato al consiglio comunale di una lista e, allo stesso tempo, votare il candidato sindaco – o presidente di municipalità, di municipio o di zona – sostenuto da un’altra lista o insieme di liste. Si tratta di una possibilità prevista dalla legge elettorale per le amministrazioni locali, entrata in vigore nel 1993, che prevede l’elezione diretta del sindaco. Il voto disgiunto è possibile soltanto nei comuni con più di 15mila abitanti. Negli altri, il voto per il sindaco e per il consiglio comunale sono automaticamente appaiati.

Voto disgiunto
(un esempio di scheda con voto disgiunto per le elezioni regionali)

Nel sistema elettorale del comune il sindaco viene eletto direttamente dai cittadini. Insieme al sindaco – ma anche insieme al presidente di municipio o di zona – viene eletto anche il relativo consiglio (comunale, di municipio o di zona). Quando un candidato sindaco vince le elezioni, al primo turno o al ballottaggio, alle liste che lo sostenevano viene attribuito un premio di maggioranza in consiglio comunale. Formalmente, però, nei comuni sopra i 15mila abitanti i voti rimangono due e distinti: uno per il sindaco, l’altro per il consiglio comunale.

Alle elezioni amministrative nei comuni sopra i 15mila abitanti, in pratica, si può votare in tre modi:
– solo per il sindaco, tracciando una X sul nome del candidato preferito (il voto non va a nessuna lista);
– solo per il consiglio comunale, tracciando una X sul simbolo della lista scelta, e volendo aggiungendo il cognome del candidato (o dei candidati, in caso di doppia preferenza) preferito. In questo caso il voto andrà automaticamente anche al candidato sindaco cui è collegata la lista;
– per un candidato sindaco e per una lista e/o per un consigliere comunale che non sostengono quel candidato sindaco (il voto disgiunto, per l’appunto).

Siccome formalmente il voto per il sindaco e quello per la lista sono distinti, l’elettore potrebbe voler votare per il sindaco di una parte politica e mandare in consiglio comunale gli eletti di un’altra parte politica. I motivi possono essere i più vari: si può essere convinti da un candidato sindaco ma non dalle liste che lo sostengono, oppure si può decidere di votare in consiglio comunale una persona di cui si ha conoscenza diretta, ma non votare il candidato sindaco collegato alla sua lista. Un possibile errore, che porta all’annullamento del voto, consiste nel votare due liste diverse invece che una lista e un candidato sindaco: non si può usare il voto disgiunto per votare due liste diverse o due candidati sindaco diversi.