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  • martedì 24 maggio 2016

Che cos’è l’ANPI

È una delle tre associazioni dei partigiani italiani, anche se tra i suoi iscritti quelli che hanno fatto la guerra sono circa il 5 per cento

(ANSA)

L’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) è una delle tre associazioni che riuniscono i reduci della Resistenza combattuta in Italia tra il 1943 e il 1945. Nelle ultime settimane se ne è parlato molto per via della decisione del suo direttivo di schierarsi a favore del “no” al referendum costituzionale di ottobre e per via di una polemica con il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che ha detto che ci sono partigiani “veri” anche tra quelli che votano sì al referendum e ha alluso al fatto che non tutti gli iscritti all’associazione siano partigiani che hanno combattuto nella Resistenza.

Aldilà della polemica, si tratta di una distinzione che fa la stessa ANPI. Dal 2006, infatti, il direttivo dell’associazione ha deciso di permettere l’iscrizione all’associazione di tutti coloro che condividono i valori della “resistenza antifascista”. Lo scopo di questa decisione, spiegarono i dirigenti, era permettere all’associazione di continuare a esistere nonostante i partigiani che hanno davvero combattuto siano sempre di meno per ragioni anagrafiche. Oggi i “partigiani” iscritti all’ANPI sono circa 5.000 mentre gli altri iscritti (soprannominati “antifascisti”) sono poco meno di 120 mila.

Nel 2010 la scrittrice Dacia Maraini e la giornalista Concita De Gregorio promossero una campagna per tesserare artisti e intellettuali all’ANPI. Oggi sono iscritti all’associazione, tra gli altri, personaggi famosi come Andrea Camilleri, Sabrina Ferilli, Simone Cristicchi, Fiorella Mannoia, Neri Marcorè, Serena Dandini, Dario Fo e Vauro. La grandissima parte degli iscritti all’ANPI quindi non ha direttamente niente a che vedere con la Resistenza e i partigiani, a parte un’auto-dichiarata vicinanza ideale. Secondo alcuni, questo è uno dei motivi per cui l’ANPI ha fatto parlare di sé più per le molte volte che è intervenuta nel dibattito politico italiano, schierandosi sulle stesse posizioni generali dei movimenti e delle associazioni di sinistra, piuttosto che come organizzazione che ha l’antifascismo e la rappresentanza dei partigiani – anche quelli che non erano di sinistra – come unico valore comune: ma questa caratteristica dell’ANPI non è recente ed è cominciata subito dopo la guerra.

L’ANPI nacque prima della fine della Seconda guerra mondiale, il 6 giugno del 1944 a Roma, il giorno dopo l’arrivo in città dell’esercito statunitense. Nel resto d’Italia si combatteva ancora e la guerra sarebbe andata avanti per quasi un anno. Il 5 aprile del 1945, 20 giorni prima dell’insurrezione che da allora viene celebrata come giorno della Liberazione, l’ANPI fu proclamata “ente morale” e divenne l’associazione che rappresentava tutti i gruppi che avevano combattuto nel corso della guerra: le Brigate Garibaldi, formate dal Partito Comunista, le Brigate Matteotti, formate soprattutto da socialisti, gli indipendenti della Brigata Giustizia e Libertà e i cattolici.

La storia di quell’ANPI durò poco, però: l’associazione iniziò quasi subito a essere coinvolta nella vita politica del paese. Subito dopo la fine della guerra il clima politico in Italia era molto teso. Ci furono omicidi, vendette personali e scontri tra gruppi opposti di partigiani. Quando nel maggio del 1947 cadde il governo di unità nazionale tra democristiani e comunisti che aveva governato il paese fin dalla fine della guerra, molti temevano che potesse iniziare una guerra civile tra comunisti e anti-comunisti come quella che era in corso in Grecia. In questo scenario, molti consideravano i partigiani comunisti il nucleo intorno al quale il PCI avrebbe costruito una milizia fedele all’Unione Sovietica (e i loro sospetti sembrarono in parte confermati quando nel novembre del 1947 migliaia di sostenitori del partito comunista, tra cui molti partigiani armati, occuparono per alcune ore la prefettura di Milano).

Alla fine non iniziò nessuna guerra civile, ma rimasero forti divisioni politiche tra i comunisti filosovietici e gli altri partigiani. Nel 1948 i cattolici uscirono dall’ANPI per fondare la FIVL (Federazione Italiana Volontari per la Libertà). L’anno dopo uscirono dall’ANPI anche i socialisti e i membri di Giustizia e Libertà, che fondarono la Federazione italiana delle associazioni partigiane (FIAP). La divisione delle associazioni partigiane ricalcò una divisione simile avvenuta nei sindacati, che proprio in quegli anni si separarono tra CGIL, CISL e UIL. Spesso le tre associazioni di ex partigiani celebrano insieme eventi e ricorrenze legate alla Resistenza, ma l’ANPI è rimasta la più grande e la più conosciuta delle tre e viene spesso identificata erroneamente come l’unica associazione che rappresenta i partigiani.

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