(BAY ISMOYO/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 19 Maggio 2016

Timor Est è troppo democratico

E questo gli sta creando problemi con gli altri paesi del sud-est asiatico, che invece di democrazia ne hanno molta meno

di Cristian Talesco – Foreign Policy
(BAY ISMOYO/AFP/Getty Images)

A cinque anni dalla sua richiesta formale di adesione all’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), Timor Est, un piccolo stato che si trova nell’Oceano Pacifico, è più determinato che mai a entrare a far parte dell’organizzazione. Non dovrebbe essere una cosa difficile da ottenere dal momento che secondo la Dichiarazione di Bangkok dell’ASEAN, firmata nel 1967, la condizione principale per diventare membro dell’alleanza economica e politica è trovarsi nel sud-est asiatico. Nel 2007, però, la Carta dell’ASEAN ha introdotto dei nuovi requisiti per l’adesione, tra cui spicca la necessità di ottenere il consenso del blocco degli stati membri attuali. Questa clausola sta creando dei problemi a Timor Est: nonostante l’Indonesia (con cui confina e di cui in passato era stato nemico) e altri stati membri dell’ASEAN sostengano l’adesione di Timor Est, i governi di Singapore e Laos sono sempre più scettici all’idea e hanno detto di essere preoccupati che il lento sviluppo economico del paese possa impedirgli di adempiere agli obblighi derivanti dall’adesione. Questa scusa, però, non è molto credibile. Anche quando Cambogia, Myanmar e Vietnam entrarono nell’ASEAN, negli anni Novanta, ci furono critiche per il loro scarso tasso di sviluppo economico, che però non fu mai usato come giustificazione per posticiparne l’adesione. Nell’indice di sviluppo umano – che viene usato dall’ONU per valutare la qualità di vita e misura in maniera più ampia della crescita economica lo sviluppo di un paese  – Timor Est è in posizione più alta rispetto a Cambogia, Laos e Myanmar, e in termini di reddito pro capite supera quattro degli attuali membri dell’ASEAN: Cambogia, Laos, Myanmar e Vietnam.

Se non sono i risultati economici a ritardare l’adesione di Timor Est all’ASEAN, Singapore e Laos devono avere altre motivazioni. La vera ragione per cui questi paesi non voglio includere Timor Est è che il piccolo paese sostiene in modo esplicito la democrazia e i diritti umani. Quattordici anni dopo aver raggiunto l’indipendenza, Timor Est è una democrazia multipartitica, dove si sono tenute due elezioni presidenziali e legislative e un referendum sull’indipendenza, che sono state giudicate come libere ed eque dalle missioni di osservatori internazionali. Nel 2002 Timor Est ha istituito la figura di un Difensore civico responsabile per i diritti umani e la giustizia, una mossa che è stata molto apprezzata dall‘organizzazione affiliata all’ONU che riconosce ufficialmente gli enti a sostegno dei diritti umani di tutto il mondo. Timor Est, inoltre, ha costruito una società civile attiva, che promuove i diritti umani a livello nazionale e all’estero, ed è un membro scrupoloso di diverse organizzazioni regionali per la tutela dei diritti umani, come il National Human Rights Institutions Forum e l’Asia Pacific Forum. Nell’indice di democrazia del 2015 dell’Economist Intelligence Unit –  una società del gruppo dell’Economist che si occupa di ricerca e analisi finalizzate a previsioni e consulenza – Timor Est è posizionata meglio di tutti i paesi dell’ASEAN a eccezione del Brunei, che non compare nella classifica. Tra gli stati membri dell’ASEAN, tre (Thailandia, Cambogia e Myanmar) sono classificati come regimi “ibridi”, cioè con caratteristiche sia democratiche che autoritarie, mentre due (Vietnam e Laos) sono considerati completamente autoritari.

Come nella maggior parte dei paesi del mondo, anche in Timor Est il sistema democratico non è perfetto: nell’ultimo rapporto sulla democrazia nel mondo della ONG internazionale Freedom House Timor Est compare come «parzialmente libero». I risultati politici ottenuti dal paese in 14 anni di indipendenza sono però notevoli e da soli meriterebbero di essere presi in considerazione, se non lodati, dall’ASEAN e dai suoi stati membri. I progressi democratici di Timor Est dovrebbero in realtà favorirne la candidatura: nella Carta dell’ASEAN e in altri documenti chiave dell’organizzazione viene sbandierato l’impegno degli stati membri a favore della democrazia e dei diritti umani, e l’organizzazione ha addirittura istituito un proprio ente per la tutela dei diritti umani.

Di fatto, però, la democrazia a Timor Est è un ostacolo per l’adesione del paese all’ASEAN e ne fa un outsider. L’ASEAN è un’organizzazione intergovernativa e come tale si fonda sul consenso e il rispetto della sovranità dei suoi membri, ed è per questo motivo che le belle parole su democrazia e diritti umani nella pratica sono ostacolate dal principio asiatico della non-interferenza. Non a caso diversi studiosi ed esperti di diritti umani hanno definito il nuovo organo per la tutela dei diritti umani dell’ASEAN come «inefficace», dal momento che tutti gli stati membri possono porre il veto su qualsiasi decisione. L’obiettivo dell’ASEAN era proprio quello di creare un modello che apparentemente promuovesse i diritti umani, ma che di fatto fosse incapace di interferire in modo significativo con la politica interna degli stati membri.

Per ora i politici di Timor Est non sembrano essersene resi conto e continuano a presentare la democrazia del paese come se fosse una risorsa, non capendo che molti membri dell’ASEAN accettano democrazia e diritti umani solo di facciata. L’ex presidente di Timor Est José Ramos-Horta – che nel 1996 aveva vinto il premio Nobel per la pace – ha criticato apertamente gli abusi sui diritti umani in Myanmar: nel 2015 insieme ad altri premi Nobel aveva definito quello che stava succedendo alla minoranza rohingya del Myanmar come «un vero e proprio genocidio». Durante il Forum sulla Democrazia di Bali del 2014 un altro ex presidente di Timor Est, Xanana Gusmão, aveva detto che i membri dell’ASEAN avrebbero dovuto «cercare nuovi metodi per svilupparsi in modo sostenibile (…) senza perdere di vista i valori universali (…), perché sono questi valori che possono garantire la dignità umana». Nel frattempo l’atroce trattamento riservato alla minoranza rohingya in Myanmar, l’uccisione di centinaia di migliaia di persone nella provincia indonesiana della Papua Occidentale, la scomparsa dell’attivista laotiano Sombath Somphone nel 2012, e il colpo militare del 2014 in Thailandia non hanno provocato una grande reazione da parte dell’ASEAN. In questo contesto, è chiaro come l’impegno a favore della democrazia di Timor Est sia un problema: ogni forma di seria promozione della democrazia e dei diritti umani all’interno dell’ASEAN potrebbe danneggiare il comodo status quo dei suoi membri meno democratici.

Timor Est non dovrebbe assolutamente mettere a repentaglio la sua reputazione internazionale contrattando sulla democrazia e i diritti umani. Dovrebbe invece continuare a difendere questi valori e nello stesso tempo cercare di entrare nell’ASEAN in modo più pragmatico, soddisfacendo tutte le condizioni per l’adesione, partecipando a tutti gli incontri dell’ASEAN, e proseguendo il suo sviluppo economico. Se Timor Est riuscirà a centrare tutti questi obiettivi per gli stati membri dell’ASEAN sarà ancora più difficile continuare a ritardare la sua adesione, indipendentemente da quanto democratico possa essere il paese. La stessa ASEAN, tuttavia, dovrebbe riconsiderare la sua posizione. Quello che gli oppositori all’adesione di Timor Est non capiscono è che sarebbe nel loro interesse che il paese entrasse nell’organizzazione, soprattutto per le questioni legate alla sicurezza. L’atteggiamento scostante dell’ASEAN nei confronti di Timor Est sta spingendo sempre di più il paese verso la Cina, che ha degli interessi nella regione (come dimostra la contesa con i membri dell’ASEAN nel Mar Cinese Meridionale). Isolare Timor Est rende il paese più vulnerabile all’influenza della Cina e dimostra che l’ASEAN non è preparato per affrontare in modo efficace le sfide nella regione.

Per gli stati membri dell’ASEAN le credenziali democratiche di Timor Est possono essere una risorsa se hanno davvero intenzione di impegnarsi per i principi a cui l’organizzazione dice di aderire. La reputazione globale di Timor Est e la sua riconciliazione pacifica con l’Indonesia dopo 24 anni di conflitti dimostrano ulteriormente che il paese sarebbe un membro onesto e prezioso. Timor Est è un paese che l’ASEAN non può permettersi di perdere.

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