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Si voterà soltanto domenica

Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha detto di aver ritirato la sua proposta di votare in due giorni alle prossime elezioni amministrative

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Aggiornamento: Nel pomeriggio di lunedì, il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha annunciato di aver ritirato la sua proposta di votare per le prossime elezioni amministrative anche lunedì 6 giugno. Il voto, quindi, si svolgerà soltanto domenica 5. Alfano ha spiegato di aver formulato la sua proposta per cercare di portare ad un aumento dell’affluenza, ma che «di fronte a tante polemiche pretestuose e strumentali – sia riguardo i costi sia riguardo a chissà quali strategie occulte che sarebbero state alla base di questa mia iniziativa – valuto opportuno lasciare le cose così come stanno».

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Lunedì 16 maggio, a tre settimane dal voto per il rinnovo dei sindaci e dei consigli in più di 1.300 comuni, il Consiglio dei ministri potrebbe approvare un decreto legge che allunghi il tempo in cui poter votare per le elezioni amministrative, sia nel primo che nel secondo turno. Per il primo turno, dunque, si potrebbe votare il 5 giugno (come previsto) ma anche lunedì 6 giugno. Per il ballottaggio si potrebbe votare il 19 giugno (come previsto) ma anche il 20 giugno. Nei lunedì si dovrebbe votare fino alle 15, ma anche questo non è ancora noto. L’ultima volta che gli elettori italiani hanno votato in due giorni è stato alle elezioni europee del giugno 2014: quella volta si votò il pomeriggio di sabato 6 giugno e tutta la giornata di domenica 7 giugno.

La decisione, che non è ancora ufficiale e certa, secondo i giornali sarà presa per favorire la partecipazione e ridurre l’astensionismo, e sarà discussa una possibilità simile anche per il referendum costituzionale del prossimo ottobre. Domenica il ministro dell’Interno Angelino Alfano in un’intervista a L’Arena di Verona ha detto: «Mi sembra giusto che il quesito d’autunno, che può realizzare la più grande riforma dopo la Costituente, si voti anche il lunedì». L’ultimo referendum, quello sulle trivelle che non ha raggiunto il quorum, si è tenuto in un solo giorno.

La Stampa commenta che la proposta del governo «è in controtendenza con precedenti enunciazioni» (fu il governo Letta a introdurre, tra le varie misure per la revisione della spesa pubblica, il giorno unico per il voto) e che «il cambio nella data delle elezioni a campagna elettorale in corso» rappresenterebbe un precedente «significativo e irrituale». Le date di un voto di solito «si cambiano in caso di catastrofi naturali o di eventi bellici».

Si stima che votare in una giornata costi circa 300 milioni di euro; aggiungere una seconda giornata, secondo Repubblica, comporterebbe 100 milioni di spesa in più. La possibilità di un nuovo decreto (che sostituisca quello già approvato lo scorso 8 aprile) è stata criticata per questo motivo (dal candidato del centrosinistra a Milano Giuseppe Sala, per esempio) ma anche per questioni più politiche. Il senatore del PD Miguel Gotor, esponente della minoranza che nel partito si oppone a Renzi, ha detto: «Mi chiedo come fa Renzi a giustificare tante parti in commedia. Un mese fa sulle trivelle ha detto andate al mare, adesso con il raddoppio della data manda il messaggio contrario: andate a votare. Non so se al popolo italiano fa piacere sentirsi dire come si deve comportare a seconda delle situazioni».