Bob Graham durante il programma "60 Minutes" su CBS.
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  • lunedì 16 Maggio 2016

Le 28 pagine ancora segrete sugli attentati dell’11 settembre 2001

Contengono informazioni sul ruolo dell'Arabia Saudita negli attacchi, un ex senatore ha chiesto che vengano rese pubbliche

Bob Graham durante il programma "60 Minutes" su CBS.

Poco più di un mese fa CBS, una delle più grandi reti televisive degli Stati Uniti, ha trasmesso la testimonianza di un importante ex senatore Democratico su 28 pagine top secret di un’indagine del Congresso sugli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. Bob Graham, che è anche un ex governatore della Florida, ha parlato al programma “60 Minutes” dell’indagine condotta più di dieci anni fa da una commissione congiunta di Camera e Senato sui presunti fallimenti dell’intelligence statunitense nel prevenire gli attacchi. L’indagine produsse un rapporto, diffuso nel 2003, dal quale però furono tenute segrete 28 pagine per ragioni di sicurezza nazionale. Pochi giorni fa Graham ha scritto un editoriale sul Washington Post chiedendo all’amministrazione Obama che vengano resi pubblici i contenuti di quelle pagine, perché includono importanti informazioni sul sostegno che i dirottatori degli aerei ricevettero all’interno degli Stati Uniti prima di compiere gli attacchi.

Graham è a conoscenza delle informazioni contenute nel rapporto perché partecipò ai lavori della commissione, ma non è autorizzato a parlare direttamente del materiale secretato: ha detto però che le 28 pagine in questione sostengono che i dirottatori furono di fatto sostenuti dall’Arabia Saudita. Alla richiesta di chiarire se questo sostegno fosse arrivato dal governo, da persone molto ricche o da enti di beneficenza, Graham ha risposto: «Da tutti quanti. […] Penso che non sia plausibile credere che 19 persone, la maggior parte delle quali non parlava nemmeno inglese e che non era mai stata negli Stati Uniti prima di allora, che non aveva avuto un’istruzione superiore, abbiano potuto compiere una tale e complicata missione senza il sostegno di qualcuno in territorio americano».

Sul Washington Post Graham ha anche parlato del lavoro della commissione d’indagine e delle informazioni contenute nel resto del rapporto (nella parte non secretata). La commissione, chiamata “Joint Inquiry”, fu la prima in 200 anni nata dall’unione di un comitato della Camera e uno del Senato. Doveva valutare il lavoro delle agenzie di intelligence statunitensi prima e dopo gli attacchi dell’11 settembre. Durante il lavoro d’indagine, ha scritto Graham sul Washington Post, la commissione trovò documenti che lasciavano supporre un coinvolgimento di individui e altre fonti straniere nelle attività terroristiche dei dirottatori: «In parecchi casi, i vertici delle agenzie ammisero di essere venuti a conoscenza di queste prove durante le indagini della Joint Inquiry».

Dopo la puntata di “60 Minutes” e le richieste di Graham, l’amministrazione Obama ha detto che avrebbe deciso entro giugno se rendere pubbliche o meno le 28 pagine secretate. Il primo maggio John Brennan, il direttore della CIA, ha però sostenuto al programma “Meet The Press” di NBC che le 28 pagine non dovrebbero essere diffuse perché gli americani non sono in grado di valutare il loro contenuto in maniera accurata ed equilibrata.

Le richieste di Graham sono arrivate in un momento non facile per i rapporti tra Stati Uniti e Arabia Saudita. Negli ultimi mesi si è parlato molto del fatto che il Congresso americano, a maggioranza Repubblicana, avesse tentato di dare alle famiglie dei morti negli attentati dell’11 settembre 2001 la possibilità di procedere legalmente contro l’Arabia Saudita, paese dal quale provenivano 15 dei 19 terroristi che compirono gli attacchi. Obama ha minacciato di mettere il veto sull’eventuale legge, ma i tentativi del Congresso sono stati visti dai sauditi come una chiara indicazione che il governo americano non dà più valore alla sua alleanza con l’Arabia Saudita.