Come deve vestirsi una donna che vuol fare il presidente

E soprattutto, parlarne è sessista? O è come parlare dei capelli di Trump? La candidatura di Hillary Clinton ha riaperto la discussione sulle donne al potere e come decidono di vestirsi

Hillary Clinton a un evento di campagna elettorale a Wilmington, Delaware, nell'aprile 2016. (Justin Sullivan/Getty Images)

Un pezzo rilevante delle ragioni con cui ogni quattro anni gli americani scelgono il loro presidente non riguarda necessariamente la politica, i progetti, i programmi, bensì le qualità personali del candidato: il suo carisma, il suo carattere, la sua capacità di presentarsi credibilmente come simbolo del paese. D’altra parte una campagna elettorale lunga due anni – fra incontri quotidiani con gli elettori, mille decisioni da prendere sotto pressione, frequenti dibattiti televisivi – fa venire fuori i tratti caratteriali dei candidati oltre che le loro idee: se sono calorosi, se sono empatici, se hanno l’aria “presidenziale”. L’aspetto dei candidati è parte di questo racconto. Lo fu per John Fitzgerald Kennedy, lo fu per Ronald Reagan, lo fu per Barack Obama: e quindi inevitabilmente lo è anche per Hillary Clinton.

Clinton è l’unica donna oggi candidata alla presidenza e, se sarà eletta, diventerà la prima presidente donna degli Stati Uniti. Questo vuol dire, tra le altre cose, che non ci sono altri modelli a cui guardare: come ogni candidato Clinton deve convincere gli elettori della sua capacità di essere presidenziale non solo per le sue idee ma anche per l’atteggiamento e il modo di fare, cosa che passa inevitabilmente per la sua immagine. Clinton fin qui ha cercato di rimediare all’errore della campagna del 2008, quando aveva sottovalutato questo aspetto e si era presentata come la classica donna che non bada a frivolezze come i vestiti.

Armenian president Serzh Sarkisian (R) aHillary Clinton in completo pantalone con giacca colorata e traslucida, capelli legati e ballerine, insieme al presidente armeno Serzh Sarkisian durante una visita nella capitale Yerevan, quand’era Segretario di Stato nel giugno 2012 (KAREN MINASYAN/AFP/GettyImages)

All’epoca, per esempio, rifiutò di apparire sulla copertina dell’edizione americana di Vogue per il timore di «apparire troppo femminile», timore a cui la direttrice Anna Wintour rispose con un editoriale sul numero di febbraio: «l’idea che una donna contemporanea debba sembrare maschile per essere presa sul serio nella sua corsa al potere è francamente sconcertante. Com’è arrivata a questo punto la nostra cultura? Com’è che il Washington Post indietreggia alla minima scollatura di una senatrice? Questa è l’America, non l’Arabia Saudita». Le cose sono evidentemente cambiate: il numero di marzo 2016 di Vogue è uscito con uno speciale di dieci pagine dedicato a Hillary Clinton, fotografata da Mario Testino.

vogueHillary Clinton sulla copertina di Vogue quand’era First Lady, nel dicembre del 1998

Non tutti i giornalisti e i commentatori – senza contare le persone comuni – condividono la stessa opinione di Wintour, e la candidatura di Clinton ha riaperto le domande che ciclicamente tornano fuori quando si parla di donne in posizioni di potere, della loro immagine e del rapporto con gli uomini. Molti si chiedono se non sia sessista dare importanza alle scelte di abbigliamento di Clinton quando per gli altri candidati uomini ci si limita a commentare al massimo il colore della cravatta (anche se le cose stanno cambiando: il presidente Barack Obama ha parlato più di una volta dei suoi completi, mentre sono stati scritti decine di articoli sui bizzarri capelli di Donald Trump).

«Ho questa borsa Ferragamo color rosa acceso di cui vado matta. Pensavo di portarla solo in primavera ma mi fa stare così bene che ora la uso anche a gennaio. Voglio dire, come puoi essere triste se vai in giro con una borsa rosa acceso?»

Una borsa rosa acceso portata a caso, per il puro piacere di farlo, esemplifica l’atteggiamento di Hillary Clinton verso i vestiti e la moda, perlomeno nel periodo in cui questo rapporto è stato da un lato il più liberatorio, dall’altro probabilmente il più complicato della sua carriera: cioè durante gli anni da Segretario di Stato (la frase è del febbraio 2011). Impegnata a cercare di risolvere importanti questioni internazionali e sempre in viaggio, Clinton in quegli anni divenne famosa per lo stile poco curato, quasi trasandato: indossava sempre e soltanto completi giacca-pantalone (i cosiddetti pantsuits) in colori vivaci (apprezzati anche da un’altra donna di potere, la regina Elisabetta II), con tacchi bassi e capelli senza piega, fermati da un cerchietto o raccolti in una coda con un elastico, come mostra bene questa raccolta fotografica dei paesi che visitò durante l’incarico.

Il messaggio di Clinton era chiaro – ho cose più importanti di cui occuparmi che vestirmi bene – ma le attirò critiche e prese in giro: i suoi pantsuits furono oggetto di articolianalisi più o meno serie. Clinton come al solito ci scherzò su, facendo molte battute sul suo non capire niente di moda e sulla sua passione per i completi pantalone. Durante la campagna elettorale per la presidenza del 2008 disse per esempio a David Letterman: «Nella mia Casa Bianca sapremo sempre chi indossa i completi pantalone», mentre nella sua biografia su Twitter si definisce “donna, madre, nonna, dalla parte di donne e bambini, FLOTUS (First Lady degli Stati Uniti, ndr), senatrice, Segretario di Stato, un modello di acconciature, fan dei pantsuits, candidata presidenziale per il 2016».

https://twitter.com/erinruberry/status/705528771395383296

La decisione di Hillary Clinton di candidarsi nuovamente alla presidenza degli Stati Uniti ha reso di nuovo attuale il dibattito sulla sua immagine, cosa di cui lei stessa è consapevole, come indicano la biografia su Twitter e anche il suo primo post su Instagram, pubblicato il 10 giugno 2015, tre giorni prima del suo primo comizio di campagna elettorale a New York. La foto mostra un appendiabiti con tre completi (giacca-pantalone ovviamente) rosso bianco e blu – cioè i colori della bandiera americana – accompagnati dal commento Hard choices: “scelte difficili”, come il titolo del suo libro, uscito quel giorno.

Hard choices.

Una foto pubblicata da Hillary Clinton (@hillaryclinton) in data:

La questione è stata di nuovo molto dibattuta lo scorso gennaio per un articolo di Slate intitolato “Hillary Clinton non è lesbica ma si veste come se lo fosse”, in cui Vanessa Vitiello Urquhart scriveva che Clinton è sempre stata circondata da voci che la accusavano di essere lesbica vista la sua mancanza di gusto e femminilità. Vitiello Urquhart ribaltava la questione dicendo che Clinton «rappresenta qualcosa che molte lesbiche raggiungono senza sforzo: vestirsi come se non le importasse nulla o non tenesse in considerazione lo sguardo maschile. Non ha mai cercato di essere un oggetto sessuale che compiace i maschi etero». Il suo stile è pratico, i capelli e i tagli degli abiti sono semplici, non indossa gioielli eccessivi ed evita di mostrare troppa pelle, vuole dare l’idea di essere professionale, autorevole, competente. Come aveva detto in un’intervista a Lena Dunham la stessa Clinton: «Mi piace giocare con la moda e divertirmi un po’. Ma è difficile definirmi un’icona di stile. Lo ammetto». L’articolo di Slate fu molto criticato, nonostante l’autrice specificasse che non esiste un unico modo di vestire delle donne lesbiche; molti risposero che bisogna smetterla di guardare con sufficienza o criticare chi dà importanza al modo di vestire delle donne di potere.

È la posizione per esempio di Vanessa Friedman, l’esperta di moda del New York Times, convinta che le scelte d’abito, soprattutto nel mondo dei social network, abbiano un significato simbolico o diplomatico, come hanno dimostrato più volte nei viaggi e nelle cene di stato Michelle Obama e Kate Middleton. Secondo Friedman i vestiti sono un’arma in più che Clinton può utilizzare per plasmare la sua immagine, far parlare di sé e raggiungere persone altrimenti disinteressate alla politica; soprattutto, può essere una risorsa che i rivali maschi sfruttano con più difficoltà. Non la sta usando benissimo però: i vestiti indossati finora da Clinton «non dicono niente dei suoi gusti, del suo senso dell’umorismo, delle sue idiosincrasie. Non la rendono più umana. Non fanno pensare a una persona che ha più dimensioni. Se si inverte l’equazione, il vestiario diventa un’arma da usare anziché subire. Ed è un’arma piuttosto potente, soprattutto per una donna».

Barack Obama, Justin Trudeau, Michelle Obama,Michelle Obama col marito Barack Obama alla cena di stato per il primo ministro canadese Justin Trudeau e la moglie alla Casa Bianca, marzo 2016 (AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)

In vista della campagna elettorale Clinton ha assunto una squadra di persone che cura la sua immagine: c’è la truccatrice Barbara Lacy, che aveva già avuto un ruolo nella campagna del 2008 e che è famosa per aver lavorato in serie tv come West Wing e soprattutto Veep, dove Julia Louis-Dreyfus interpreta il vicepresidente degli Stati Uniti; c’è Isabelle Goetz che si occupa dei capelli, che ora hanno sempre una piega perfetta e sono stati resi più dorati (un colore considerato più rassicurante); e c’è soprattutto Kristina Schake, che lavorò anche con Michelle Obama per rendere la sua immagine più accessibile e vicina alla gente comune. La strategia di Schake è un ribaltamento di quella scelta da Clinton nel 2008: anziché puntare sulla forza e l’esperienza, cercare di mostrare il suo lato più morbido, spontaneo e divertente.

Il compito della nuova squadra è inventare da zero l’immagine di una donna presidenziale, senza potersi ispirare a molti altri modelli nella politica americana: Michelle Obama è troppo glamour e alla moda per Clinton, l’ex speaker della Camera Nancy Pelosi indossa abiti datati e la senatrice Elizabeth Warren ha uno stile che Steff Yotka definisce su Vogue “politico-athleisure” (athleisure è la tendenza a indossare abiti sportivi nella vita di tutti i giorni) e quindi troppo informale. Fuori dagli Stati Uniti ci sono la presidente del Brasile Dilma Rousseff e la cancelliera tedesca Angela Merkel, entrambe non esattamente modelli di buongusto: soprattutto Merkel, criticata per gli sformati tailleur pantalone e le giacche enormi, tristi e dai colori improbabili.

Angela MerkelAngela Merkel e Barack Obama a Hannover, in Germania, nell’aprile 2016 (Michael Ukas – Pool / Getty Images)

Al contrario, le donne che nelle serie tv ricoprono ruoli di potere, hanno corpi perfetti e abiti impeccabili: quelli aderentissimi di Selina Meyer interpretata da Louis-Dreyfus in Veep, o la Claire Underwood di Robin Wright in House of Cards, dal fisico atletico e snello, dal portamento sensuale, e dal guardaroba impeccabile, «un rasoio affilato quanto lei. Tutto è controllato ed efficiente», spiega Kemal Harris, che sceglie gli abiti del personaggio. E poi c’è Olivia Pope, interpretata da Kerry Washington, che in Scandal dirige un’agenzia che risolve problemi politici ed è diventata nel tempo un modello di stile, con articoli che commentano a ogni puntata le sue scelte d’abito: trench e cappotti stretti in vita, tailleur dal taglio sartoriale e femminile in colori pastello, Louboutin, borse di lusso e gioielli contemporanei, tutti di stilisti come Burberry, Gucci, Armani, Prada, Valentino, e Michael Kors.

Olivia-PopeKerry Washington nel ruolo di Olivia Pope

Yotka si chiede sempre su Vogue quali siano gli stilisti a cui potrebbe invece rivolgersi Clinton. Nelle ultime sfilate molti di loro hanno mostrato una donna forte e potente: dai completi di Gucci e Dries Van Noten, alle armature che avvolgono il petto di Loewe e Louis Vuitton, ai tailleur gonna di Balenciaga, Oscar de la Renta e Alexander Wang. Si tratta di proposte interessanti ma difficili da portare e forse la soluzione migliore sono i tailleur di Karl Largerfeld per Chanel, che si è ispirato a quelli realizzati negli anni Venti dalla fondatrice della casa di moda rinnovandoli per permettere ulteriore libertà di movimento.

ChanelUn tailleur dell’ultima collezione di Chanel presentato alla Settimana della moda di Parigi, 8 marzo 2016 (Pascal Le Segretain/Getty Images)

Finora le scelte di stile di Clinton non hanno colpito molto gli esperti. Per il primo evento di campagna elettorale indossò un completo pantalone blu brillante di Ralph Lauren mentre nei momenti decisivi ha ripiegato per colori più neutri, con uno stile più sobrio, maschile ma allo stesso tempo sottotono.

Hillary ClintonHillary Clinton in Ralph Lauren al primo evento di campagna elettorale, New York, 13 giugno 2015 (Spencer Platt/Getty Images)

Al dibattito in Wisconsin a febbraio si è concessa un’enorme deviazione dalla regola, indossando una giacca giallo acceso per cui fu molto presa in giro (e che ha incredibilmente scelto di nuovo per altre occasioni).

Hillary ClintonHillary Clinton e la sua giacca color giallo acceso (mostarda? canarino?) e il senatore Bernie Sanders al dibattito dei democratici a Milwaukee, in Wisconsin, 11 febbraio 2016 (AP Photo/Morry Gash)

Per il primo dibattito democratico, a Las Vegas (Nevada), scelse per esempio un completo blu scuro con giacca lunga e maglia bianca; per quello a Durham (New Hampshire) un completo nero con giacca, maglia nera e giro di perle, a ricordare First Lady del passato come Jackie Kennedy, Barbara Bush e lei stessa; nel terzo a Goffstown (sempre in New Hampshire) indossò un tailleur in tela ruvida marrone chiaro con pantaloni color cachi; e al quarto, un completo nero con maglia blu: praticamente una versione femminile dei completi indossati dagli altri due candidati, il senatore del Vermont Bernie Sanders e l’ex governatore del Maryland Martin O’Malley.

Una piccola svolta è arrivata con il dibattito di metà aprile, in vista delle primarie nello stato di New York: mentre Sanders, il suo sfidante, indossava il classico completo grigio, Clinton era vestita completamente di bianco. Il contrasto di immagine è stato notevole: Sanders era triste e sbiadito, mentre l’immagine di Clinton era fresca e brillante, sfruttando anche la carica simbolica del bianco, associato all’idea di purezza e di un nuovo inizio. Alcuni hanno scritto che Clinton è apparsa come una sorta di cavaliere senza macchia, altri hanno parlato di un richiamo esplicito al personaggio di Olivia Pope, che nelle prime stagioni vestiva spesso abiti bianchi dal taglio simile.

Friedman ha commentato che Clinton ha finalmente abbandonato la strategia del “camouflage dell’abito scuro” e ha cambiato tattica: «sta giocando la carta dei vestiti, e lo sta facendo nel modo giusto».

Hillary ClintonHillary Clinton al dibattito democratico per le primarie nello stato di New York, 14 aprile 2016 (JEWEL SAMAD/AFP/Getty Images)

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