• Moda
  • mercoledì 9 marzo 2016

Le sfilate di cui si è parlato a Parigi

I soliti Valentino, Chanel e Dior, insieme a un marchio poco conosciuto che ha proposto modelle non più giovani con in testa corone di rami dorati

di Enrico Matzeu – @enricomatzeu
La sfilata di Yves Saint Laurent, Parigi, 7 marzo 2016. (MARTIN BUREAU/AFP/Getty Images)

Si è conclusa la settimana della moda donna di Parigi, che si è tenuta dall’1 al 9 marzo: tra le settimane della moda è quella più lunga, perché oltre alle storiche case di moda francesi sfilano, per una questione di visibilità e prestigio, anche marchi che hanno sede in altri paesi. Parigi è infatti la città in cui è nata la moda e, insieme a Milano, quella più frequentata da buyer (che scelgono i vestiti da vendere nei negozi) e giornalisti di settore.

L’evento più atteso è stato il debutto dello stilista Demna Gvasalia, alla sua prima collezione da direttore artistico di Balenciaga: la sfilata è piaciuta molto alla stampa, come abbiamo raccontato qui. Si è parlato parecchio anche di alcune collezioni scenografiche come quelle di Comme des Garçons e di Juanya Watanabe: come spiega Robin Givhan sul Washington Post, vestiti così estrosi e difficili da capire sono una forma d’arte che spinge a riflettere e suscita emozioni. Come da tradizione, erano presenti a Parigi i marchi più conosciuti della moda francese e alcuni italiani: è qui infatti che Valentino, Miu Miu e Giambattista Valli presentano da sempre i loro abiti.

Christian Dior

Dopo le dimissioni di Raf Simons da direttore creativo a fine 2015, Dior aveva sfilato a gennaio per l’haute couture (l’alta moda) ma questo è stato il vero banco di prova per Serge Ruffieux e Lucie Meier, i due stilisti a capo del marchio in attesa del nuovo direttore. Secondo la rivista di moda Dazed, Ruffieux e Meier se la sono cavata bene, molto meglio rispetto all’alta moda. Hanno riproposto la Bar Jacket – le giacche strette in vita inventate da Dior – in versione scura, come aveva fatto anche Simons nelle ultime collezioni. Sono piaciuti molto gli accessori, che sempre secondo Dazed sono più belli dei vestiti: forse per attirare l’attenzione sui prodotti che vendono meglio.

Saint Laurent

La sfilata di Saint Laurent ha colpito molto la stampa: il direttore creativo Hedi Slimane ha reso omaggio al fondatore Yves Saint Laurent in molti modi, come scrive Sarah Mower su Vogue America. Gli abiti erano ispirati agli anni Ottanta, pieni di volant molto ingombranti e di paillettes. C’erano anche pellicce con le spalle molto pronunciate e lo smoking da donna, che è sempre stato un tratto distintivo di Saint Laurent. La sfilata si è tenuta nelle sale, molto eleganti, di un palazzo del Settecento in rue de l’Université. Non c’era un sottofondo musicale, le modelle scendevano da una scala chiamate coi numeri, come si faceva un tempo alle sfilate di alta moda. L’evento è stato aperto da una rapida presentazione di Pierre Bergé, compagno di Yves Saint Laurent e cofondatore della casa di moda.

Valentino

La sfilata è stata per molti critici la conferma del buon lavoro fatto dai due direttori creativi, Mariagrazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli. La passerella era in legno grezzo e la sfilata è stata accompagnata da un’esecuzione al pianoforte dal vivo. C’erano molti vestiti lunghi e tanto tulle, abiti in paillettes e tutù portati sopra a maglioni in lana: Angelo Flaccavento ha scritto sul Sole 24 Ore che le modelle erano simili a “ballerine punk”. Chiuri e Piccioli hanno detto di considerare una sfilata una sorta di spettacolo, e aggiunto che sono contrari alla vendita immediata dei capi o degli accessori presentati in passerella, come stanno provando a fare altre aziende.

Undercover

È uno dei marchi meno noti ma di cui la stampa ha parlato di più. Vende molto bene in Giappone ed è disegnato dallo stilista giapponese Jun Takahashi. Per l’autunno/inverno 2016-17 Takahashi ha disegnato abiti molto morbidi con tanta pelliccia di astrakan, usata anche per i pantaloni e le scarpe. Hanno sfilato anche modelle non più giovani e quasi tutte portavano in testa strane corone di spine dorate o composizioni di rami. Il critico di moda del Washington Post Robert Givhan scrive che Takahashi è tra gli stilisti più attenti a far passare un messaggio e non solo alla vendita degli abiti in negozio. La sfilata si è conclusa con una standing ovation del pubblico, e Takahashi si è presentato in passerella per ringraziare, cosa che solitamente evita di fare.

Chanel

Le sfilate di Chanel sono famose per la grandiosità, sia per gli spazi in cui si svolgono che per il numero di capi presentati dal direttore creativo Karl Lagerfeld. Sono sempre molti anche gli invitati, che ultimamente si sono lamentati spesso di non riuscire a vedere nulla: questa volta c’erano solo due lunghissime file di sedie per gli oltre tremila invitati, disposte per permettere a tutti di osservare al meglio la sfilata. Tim Blanks scrive su Business of Fashion che anche la collezione è stata molto democratica: Lagerfeld ha disegnato abiti e accessori facilmente portabili da tutte le donne, dai classici completi Chanel, alla maglieria, alle felpe.

Givenchy

La collezione, disegnata da Riccardo Tisci, era ispirata all’antico Egitto. Tisci, che a settembre ha festeggiato i suoi dieci anni alla guida di Givenchy con una sfilata-evento a New York, ha organizzato la sfilata al Carreau du Temple, un vecchio mercato coperto destinato a eventi e mostre. Qui ha ricostruito una sorta di passerella-labirinto in legno, con un’ambientazione che ricordava le piramidi. L’ispirazione si è vista però soprattutto nelle stampe che raffiguravano occhi e simboli egizi, mescolati a fantasie animalier. Tra il pubblico c’erano molti personaggi famosi e amici di Tisci: Bradley Cooper, Ciara, Kanye West e Kris Jenner.

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