• Mondo
  • lunedì 2 maggio 2016

Come Tokyo si prepara al terremoto catastrofico che arriverà

Secondo gli esperti non è una questione di "se" ma di "quando", e il governo sta cercando di fare qualcosa

di Finbarr Flynn e Katsuyo Kuwako – Bloomberg
Due uomini sulle macerie di una casa a Mashiki, un'area colpita dal terremoto vicino a Kumamoto, il 20 aprile 2016 (Carl Court/Getty Images)

Questo manga non ha niente di divertente: ci sono finestre di uffici che vanno a pezzi, treni che deragliano e auto che cadono da ponti che stanno cedendo. Succede tutto alle 16.35 di un giorno ribattezzato come il «giorno X di Tokyo». Questo è lo scenario catastrofico descritto da un libro a fumetti di 300 pagine sulla preparazione ai terremoti pubblicato dall’amministrazione dell’area metropolitana di Tokyo. Il libro si apre con un avvertimento importante: secondo gli esperti c’è il 70 per cento di possibilità che entro trent’anni un terremoto colpisca direttamente l’area metropolitana di Tokyo, dove vivono 36 milioni di persone. «È una gara tra noi e il terremoto. Se non saremo noi a vincere non riusciremo a proteggere la capitale», ha detto Satoshi Fujii, professore dell’università di Kyoto e consigliere speciale per le strategie di preparazione alle catastrofi nel governo di Shinzo Abe, il primo ministro giapponese.

Questo mese le misure per la preparazione al “grande terremoto” sono diventate più urgenti, dopo che due terribili terremoti hanno colpito il sud del Giappone, mettendo in luce i punti deboli nel livello di preparazione del paese a catastrofi del genere. Il Giappone – che si trova sulla cosiddetta “cintura di fuoco”, la catena di vulcani e linee di faglia che si incrociano sul bacino dell’Oceano Pacifico – è un paese sismico, in cui si registrano fino a duemila terremoti l’anno, e ha città densamente popolate. La combinazione di questi due elementi fa sì che migliaia di persone rischino di perdere la vita per una catastrofe che potrebbe arrivare in qualsiasi momento.

Il 14 aprile la prefettura di Kumamoto, che si trova nella più meridionale tra le isole principali dell’arcipelago giapponese, è stata colpita dal sisma più forte nel paese dopo quello che nel marzo 2011 uccise circa 16mila persone nella regione settentrionale di Tohoku. Al primo terremoto, di magnitudo 6,5, ne è seguito un altro di magnitudo 7,3, 28 ore dopo. Secondo Fujii, gli esperti non avevano previsto il doppio sisma. Il governo dovrebbe ispezionare immediatamente gli edifici usati come centri per gestire il post-disastro, dopo che alcuni di quelli a Kumamoto sono diventati inutilizzabili, ha detto in un’intervista Fujii. «Dobbiamo agire una volta per tutte, partendo dal presupposto che il terremoto sta arrivando», ha detto Fujii. Ci sono ore in cui Giappone si registra più di un terremoto ogni dieci minuti, e secondo l’Agenzia meteorologica giapponese l’isola di Kyushu è ancora colpita da sismi.

Uno scenario imminente

Ci sono previsioni affidabili che descrivono come avverrebbe una catastrofe simile. Un terremoto di magnitudo 7 direttamente sotto l’area metropolitana di Tokyo, la metropoli più grande al mondo, è uno «scenario altamente imminente» che potrebbe uccidere 23mila persone e causare danni economici per 95mila miliardi di yen, stando al rapporto sulla gestione delle catastrofi in Giappone nel 2015 dell’ufficio di gabinetto giapponese, che sta cercando di dimezzare queste cifre rinforzando più case, adottando misure anti-incendio e provando a diminuire la densità di popolazione nelle zone con il maggiore rischio sismico. Secondo una previsione ancora più catastrofica ci potrebbe essere invece un triplo terremoto, che insieme a un potente tsunami inghiottirebbe a una grossa parte della costa pacifica giapponese provocando danni fino a Tokyo. In questo caso i morti potrebbero arrivare fino a 323mila, con danni economici per 214mila miliardi di yen. Anche se la probabilità che uno scenario del genere si realizzi davvero è «estremamente piccola», è stato deciso di renderla comunque pubblica per condividere gli insegnamenti tratti dal terremoto e dallo tsunami del 2011.

Una pronta e ampia evacuazione dei cittadini verso strutture resistenti agli tsunami ridurrebbe il numero dei morti dell’80 per cento. La probabilità che un terremoto di magnitudo 8 o 9 colpisca l’area a largo della costa meridionale del Giappone nota come “fossa Nankai” nei prossimi 30 anni è di circa il 70 per cento. Il governo giapponese ha adottato due piani anti-disastri diversi, dal 2014. Uno di questi si occupa dei terremoti che hanno origine nella fossa Nankai, da cui dal 1600 sono partiti 6 sismi di almeno 7,9 di magnitudo. L’altro piano prende in esame il caso di un terremoto di magnitudo 7 direttamente sotto i 23 distretti di Tokyo. Il disastro di Tohoku è iniziato con un terremoto di magnitudo 9, che ha generato uno tsunami alto 39 metri e ha spazzato via intere città, danneggiando gravemente la centrale elettrica nucleare di Fukushima, nelle vicinanze.

Il libro per prepararsi alle catastrofi dell’amministrazione di Tokyo ha per protagonista un eroe disorientato, Mamoru, che in giapponese significa “proteggere”. Mentre fissa a bocca aperta i palazzi che vacillano e i crateri nelle strade, Mamoru si accorge che il suo telefono non ha campo per colpa delle linee intasate. Alla fine del libro si scopre che non è successo niente, e torna tutto alla normalità: l’allarme terremoto dell’agenzia meteorologica aveva messo in moto la fantasia di Mamoru, che si era immaginato tutto. Una didascalia in chiusura avverte che «la storia è di fantasia e che ogni legame a persone o organizzazioni reali è del tutto casuale».

Consigli pratici

Il libro contiene anche suggerimenti pratici su come tamponare una perdita di sangue arterioso, capillare e venoso; consiglia di usare collant e cravatte al posto delle bende, e dei giornali per rimanere al caldo, mentre le buste della spesa possono essere trasformate in pannolini di emergenza. Enti locali e aziende hanno accettato di aprire i loro uffici e usarli come rifugi d’emergenza, se necessario. La Sumitomo Metal Mining, società produttrice di rame e nichel che possiede anche l’unica miniera d’oro del Giappone, sta riesaminando le proprie strutture per assicurarsi che siano in grado di reggere a un forte terremoto, ed è preparata a ospitare nella sua sede di Tokyo chi non riuscisse a tornare a casa per la sospensione dei treni in caso di disastro.

Il distretto Chiyoda di Tokyo, che ospita i quartieri finanziari di Marunouchi and Otemachi, sta chiedendo alle aziende della zona di fare scorte per tre giorni in previsione della catastrofe e ha raggiunto un accordo che prevede che le aziende della zona accolgano 27mila persone in caso di necessità, secondo Kenichiro Ishiwata dell’ufficio per la pianificazione delle catastrofi di Chiyoda. Secondo le stime del distretto, nel caso di un grande terremoto 500mila persone non sarebbero in grado di tornare a casa, e viste le sole mille persone a loro disposizione, anche Ishiwata riconosce che ci sono dei limiti a quello che le autorità locali possono fare.
«È solo questione di tempo prima che ci sia un terremoto nella zona di Tokyo», ha detto Gavin Hayes, geofisico di ricerca del Geological Survey degli Stati Uniti (l’agenzia scientifica americana che si occupa di studiare il territorio e i suoi rischi), che è stato coinvolto per lo studio dei recenti terremoti di Kumamoto. «La zona di subduzione a sud dell’area del terremoto di Tohoku finirà con il generare probabilmente un grande terremoto».

I cittadini temono di rimanere dispersi dopo la catastrofe. Mariko Kamikawa, una donna sulla settantina, la settimana scorsa è andata in un ufficio comunale del suo quartiere per chiedere come sarebbe stata salvata se ce ne fosse stato bisogno. «È dal terremoto di Tohoku che mi preparo per questo», ha raccontato la donna. «Vivo da sola, come molti dei miei amici. Ci sono molti anziani, per noi è davvero una preoccupazione. Se succede qualcosa ci verranno a salvare?».

© 2016 – Bloomberg