Il generale Joseph Votel dopo la conferenza stampa sui risultati dell'indagine interna all'esercito americano sul bombardamento dell'ospedale a Kunduz. (AP Photo/Molly Riley)
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  • sabato 30 Aprile 2016

Il bombardamento americano sull’ospedale in Afghanistan fu un errore umano

Lo ha stabilito il dipartimento della Difesa statunitense: l'attacco colpì una struttura di Medici Senza Frontiere, morirono 42 persone

Il generale Joseph Votel dopo la conferenza stampa sui risultati dell'indagine interna all'esercito americano sul bombardamento dell'ospedale a Kunduz. (AP Photo/Molly Riley)

Venerdì 29 aprile il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha detto che il bombardamento dello scorso 3 ottobre sull’ospedale di Medici Senza Frontiere a Kunduz, in Afghanistan, non è stato un crimine di guerra, ma un “errore umano”: nel bombardamento erano morte 42 persone. Il dipartimento della Difesa ha confermato che 16 membri dell’esercito americano sono stati puniti per il loro coinvolgimento nell’attacco.

Kunduz è una città dell’Afghanistan settentrionale e pochi giorni prima del bombardamento era stata conquistata dai talebani, contro i quali sta combattendo la NATO insieme al governo afghano. La responsabilità del bombardamento era stata data subito agli aerei da guerra occidentali, anche se inizialmente si pensava che fossero coinvolti quelli della NATO. Le prime anticipazioni sull’indagine interna all’esercito americano – emerse nelle scorse settimane – suggerivano che i piloti dell’esercito statunitense sapessero che stavano per bombardare un ospedale, e che per questo l’episodio sarebbe rientrato tra i casi di “crimini di guerra”. I risultati definitivi diffusi venerdì hanno smentito questa prima ricostruzione.

Il Dipartimento della Difesa ha ricostruito quello che avvenne la notte del 3 ottobre. Il quadrimotore a turboelica AC-130, un grosso cannoniere dell’aviazione americana, era stato inviato a distruggere un edificio dove si trovavano molti combattenti talebani, di appoggio a un’azione via terra dell’esercito afghano. L’aereo partì da Bagram, a centinaia di chilometri di distanza da Kunduz, con più di un’ora in anticipo rispetto al previsto a causa di una chiamata di emergenza non collegata al bombardamento dell’ospedale: non ci fu perciò tempo di informare correttamente i piloti sulla missione. Sui computer dell’aereo non furono nemmeno caricati tutti i dati necessari per identificare l’edificio da bombardare. A causa di un malfunzionamento della radio satellitare a bordo, non fu possibile caricare i file mentre l’aereo era in volo.

L’aereo cominciò a volare sopra Kunduz, mentre i piloti cercavano di capire dove fosse esattamente l’edificio che dovevano colpire. E lì si aggiunsero altri problemi. Il dispositivo che doveva trasmettere le immagini riprese dall’aereo al centro di comando a terra non funzionò correttamente: secondo il rapporto del dipartimento della Difesa, il malfunzionamento creò una serie di errori di comunicazione tra il personale dell’esercito a terra e i piloti. Inoltre il soldato dell’esercito americano responsabile della comunicazione con l’aereo non si trovava sul sito dell’attacco, ma in una base a diversi chilometri di distanza.

Mentre l’AC-130 volava sopra Kunduz, fu mandato fuori rotta da dei missili terra-aria talebani: l’AC-130 è un aereo grosso e poco agile, e dopo aver evitato i missili per i piloti fu molto difficile riportarsi sulla rotta giusta. Una volta ritornati sopra l’obiettivo, i sistemi di bordo indicarono come bersaglio un campo vuoto, che ovviamente non era l’edificio dei talebani: i piloti non poterono quindi affidarsi ai computer. Il soldato americano a terra guidò a voce l’aereo verso l’edificio che doveva essere bombardato. Il rapporto spiega che dalle registrazioni della conversazione si capisce che i piloti erano molto incerti sulle informazioni ricevute. Dopo una serie di errori di comunicazione, il soldato a terra pensò di aver guidato l’aereo verso l’edificio dei talebani: aveva invece fatto dirigere i cannoni dell’AC-130 contro l’ospedale di MSF, che si trovava a 400 metri di distanza.

A quel punto serviva l’autorizzazione del comandante dell’esercito a terra perché l’aereo bombardasse: le regole di ingaggio dell’esercito degli Stati Uniti in Afghanistan prevedono che si possa bombardare solo per proteggere le forze americane o quelle alleate. Il comandante disse che aveva sentito rumore di mitragliatrici nell’edificio e diede il via libera al bombardamento. Secondo il rapporto diffuso venerdì, nell’edificio non c’era alcuna attività ostile e il bombardamento fu una violazione delle regole dell’esercito. Il personale dell’ospedale disse subito all’esercito americano di fermare il bombardamento, ma così non avvenne. L’aereo smise di bombardare solo trenta minuti dopo, quando il responsabile dell’operazione a terra fu informato che l’AC-130 stava bombardando un ospedale.

Le punizioni decise per i sedici membri dell’esercito sono di carattere amministrativo – sospensioni, rimozione da posizioni di comando e lettere di richiamo, provvedimenti che possono interrompere una carriera militare – perché è stato stabilito che l’attacco non fu intenzionale, ha spiegato il generale Joseph Votel. L’indagine americana ha smentito chiaramente le teorie dell’esercito afghano secondo le quali l’ospedale era in qualche modo utilizzato come base dai talebani. Venerdì MSF ha comunque chiesto che sia svolta un’indagine indipendente sul bombardamento.