(JOSEPH EID/AFP/Getty Images)
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  • mercoledì 27 Aprile 2016

L’ISIS ha sempre meno reclute

Il numero degli stranieri che vanno a combattere in Siria nell'ultimo anno è passato da 2.000 a 200 al mese, dice il governo americano

(JOSEPH EID/AFP/Getty Images)

Nel corso dell’ultimo anno il numero di combattenti stranieri – i cosiddetti “foreign fighters” – che entrano in Siria è sceso da circa 2.000 a 200 al mese, ha detto il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Secondo il Pentagono, il crollo nell’afflusso di nuove reclute è una prova del declino dell’ISIS ed è un risultato degli attacchi aerei che colpiscono il gruppo in Siria ed Iraq da ormai un anno e mezzo. Il Washington Post dice che le informazioni diffuse dal Pentagono coincidono con numerose analisi indipendenti pubblicate negli ultimi giorni.

Per esempio il Combating Terrorism Center, un centro studi di West Point, nello stato di New York, dice che lo Stato Islamico fatica a pagare i salari dei suoi combattenti e ha difficoltà a fornire elettricità e carburante nei territori sotto il suo controllo. Le cause principali di questa situazione sono la perdita di territori, che sottrae all’ISIS risorse e abitanti da sfruttare e tassare, e la distruzione dei pozzi di petrolio sotto il suo controllo. L’ISIS ha perso circa il 20 per cento del suo territorio nell’ultimo anno, mentre più di duecento attacchi aerei americani hanno colpito le sue infrastrutture petrolifere. Alcuni disertori dell’ISIS hanno raccontato che a molti combattenti è stata dimezzata la paga e che molti stipendi vengono pagati in ritardo. L’organizzazione sta attraversando una crisi di liquidità che gli esperti hanno definito “senza precedenti“.

L’ISIS, inoltre, ha perso il controllo di importanti territori, come Ramadi, riconquistata dall’esercito iracheno l’anno scorso, e Falluja, che è da mesi sotto assedio e praticamente isolata dal resto dell’Iraq. In Siria, Palmira è stata riconquistata dall’esercito siriano, mentre milizie curde e altri gruppi ribelli hanno occupato quasi tutti i valichi di confine che permettevano il passaggio di combattenti dalla Turchia alla Siria. Secondo le ultime stime, l’ISIS ha accolto nei suoi ranghi negli ultimi anni circa 30 mila “foreign fighters” provenienti da cento nazioni diverse, tra cui circa seimila arrivati da paesi occidentali.

Patrick Skinner, dirigente del Soufan Group, uno dei principali centri privati che studiano il terrorismo, ha detto che la riduzione negli arrivi di “foreign fighters” in Siria è «plausibile». Dice Skinner: «L’ISIS e i varchi di frontiera utilizzati dai “foreign fighters” sono sotto pressione oramai da molti mesi. Ci vuole un po’ di tempo perché questa pressione produca degli effetti, ma ora l’ISIS sta cominciando a perdere attrattiva e sempre meno persone vogliono salire sul carro del perdente». Secondo un sondaggio realizzato dalla ASDA’A Burson-Marsteller, una società di Dubai, l’80 per cento degli arabi tra i 18 e i 24 anni esclude ogni forma di appoggio all’ISIS. Nel 2015 solo il 60 per cento degli intervistati forniva la stessa risposta.