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  • domenica 17 aprile 2016

Una gara di ciclismo di cui non avete mai sentito parlare

Però è una gran corsa, sottovalutata: la Tro Bro Léon si corre in Francia in mezzo al fango e il miglior ciclista bretone vince un maialino

La Tro Bro Léon del 2011 (@trobroleon su Twitter)

Nel periodo in cui si concentrano le Classiche monumento – come vengono definite le più importanti corse di un giorno – del ciclismo internazionale (Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre, Parigi-Roubaix e Liegi-Bastogne-Liegi), cioè tra fine marzo e fine aprile, il weekend successivo alla Parigi-Roubaix si tiene la Tro Bro Léon, una particolare corsa sulle strade della Bretagna, nell’estremità nord-occidentale della Francia. Quella di quest’anno si corre oggi, domenica 17 aprile.

La Tro Bro Léon fa parte della serie di gare su strada della Coppa di Francia e, soprattutto negli ultimi anni, attrae un buon numero di ciclisti stranieri. La corsa è lunga 200 chilometri ed è soprannominata “la piccola Parigi-Roubaix”, perché entrambe si corrono su lunghi tratti di pavé, il tipo di strada in cui non c’è asfalto ma cubetti di pietre più o meno regolari, e più o meno lisci e scivolosi (a Roma li chiamano sampietrini). Nella Tro Bro Leon però non ci si limita al pavé, ma si corre anche su strade sterrate e infangate e sono presenti numerosi dislivelli. La corsa parte da Paludenn e finisce a Lannilis.

16broleon

In Bretagna è chiamata anche “l’inferno dell’ovest” e il suo nome ufficiale significa “Giro dei Paesi del Léon”. Venne fondata nel 1984 e fino al 1999 è rimasta una corsa per ciclisti dilettanti: da 17 anni è invece una corsa professionistica. Ciononostante, la Tro Bro Léon ha mantenuto un aspetto dilettantesco: non c’è la cosiddetta carovana di macchine degli sponsor e non è organizzata dal comitato del Tour de France. Inoltre, al ciclista bretone meglio piazzato all’arrivo viene regalato un maialino.

Il vincitore della scorsa edizione della corsa è stato il francese Alexandre Geniez. Negli ultimi dieci anni, gli unici due vincitori non francesi sono stati Ryan Roth, canadese, e Mark Renshaw, australiano. All’edizione di quest’anno partecipano 18 squadre, tra cui due del World Tour, la licenza che viene data alle squadre più importanti del mondo.

La Tro Bro Léon è poco famosa e quando se ne parla lo si fa solitamente per prenderla un po’ in giro: se si considera il tipo di percorso, però, non ha nulla da invidiare alla molto più nota Parigi-Roubaix. La Tro Bro Léon non è una corsa facile: quello che cambia rispetto alla Parigi-Roubaix è il numero di tifosi lungo le strade (e in certi casi lungo le stradine), la copertura mediatica e, soprattutto, la fama dei corridori che partecipano. La Tro Bro Léon ha anche la sfortuna di essere nello stesso giorno in cui nei Paesi Bassi c’è l’Amstel Gold Race, una delle corse di un giorno più importanti della stagione. È quindi difficile che la corsa – spesso definita rustica e provinciale – riesca a farsi notare. 

Negli ultimi anni però il fascino un po’ “sfigato” della Tro Bro Léon le ha permesso di guadagnarsi piano piano qualche articolo di giornale in più, prima in Francia e poi all’estero. Se la Parigi-Roubaix è la più importante corsa sul pavé, la Tro Bro Léon si è comunque riuscita ad affermare come la più importante corsa sul ribinoù, una parola bretone che significa più o meno “tutti i tipi di strade in cui non c’è asfalto”. E poi, certo, si può vincere un maialino.

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