Paul Buchanan suona al Tribeca Film Festival a New York nel 2005 (Bryan Bedder/Getty Images)

La musica dei Blue Nile

Erano una band scozzese poco nota ma ammiratissima dai critici e dai colleghi: il loro leader oggi compie 60 anni

Paul Buchanan suona al Tribeca Film Festival a New York nel 2005 (Bryan Bedder/Getty Images)

Paul Buchanan è un cantautore scozzese che compie oggi 60 anni, ed è noto tra gli appassionati di musica come leader e fondatore della band dei Blue Nile, che con una musica molto originale e riconoscibile costruì un affezionato seguito internazionale negli anni Ottanta e Novanta. Questa era una scelta di loro canzoni che Luca Sofri, peraltro direttore del Post, aveva inserito nel suo libro Playlist, la musica è cambiata (ma ne aveva scritto anche qui).

The Blue Nile (1981, Glasgow, Scozia)
Sono scozzesi e bravissimi, sapienti con l’elettronica melodica e dotati della voce inconfondibile e notturna di Paul Buchanan (che molti paragonano a quella di Peter Gabriel). In venticinque anni hanno fatto appena quattro dischi, di grande cura tecnica e qualità acustica, e costruito un culto devoto. Buchanan canta volentieri con altri, e gli altri – Peter Gabriel, Rickie Lee Jones, Robbie Robertson, Annie Lennox – volentieri con lui.

Tinseltown in the rain
(A walk across the rooftops, 1984)
Dopo che un lungimirante responsabile dell’azienda ebbe ascoltato “Tinseltown in the rain”, il primo disco dei Blue Nile fu prodotto dalla Linn – società che produce impianti hi-fi di fama e scrupolo leggendari – per usarne la limpida qualità sonora per le dimostrazioni dei propri prodotti. Si renda grazie a quel signore.
“Do I love you? Yes, I love you”

Easter parade
(A walk across the rooftops, 1984)
“A line of traffic”: l’immagine di auto che si muovono lentamente in una sera autunnale e piovosa è quella che viene in mente per prima con la musica dei Blue Nile. Anche “Automobile noise”, nello stesso disco, comincia così: “rumore di auto, fuori nel traffico, passano macchine bianche e macchine blu”. Di “Easter parade” c’è una bella versione cantata assieme a Rickie Lee Jones, anche se Buchanan una volta disse che avrebbe sognato che la cantasse Sinatra.

Over the hillside
(Hats, 1989)
“Tomorrow I will be there, tomorrow I will be there…”

The downtown lights
(Hats, 1989)
La più bella canzone del loro più bel disco: crespuscolare come al solito, ma potente: “sometimes I walk away, when all I really want to do is love and hold you right”. Va tutto bene, non vedi le luci, downtown?
Annie Lennox ne fece una cover in Diva.

Let’s go out tonight
(Hats, 1989)
Il desiderio di uscire la sera ha prodotto rispettivamente “There is a light that never goes out” degli Smiths, “Steppin’ out” di Joe Jackson, e “Let’s go out tonight” dei Blue Nile, una migliore dell’altra. Poi ci sono tutte quelle dedicate più esplicitamente all’andare a ballare, ma lì il livello medio si abbassa. “Let’s go out tonight” è stata poi cantata dalla leggenda del soul Isaac Hayes, quello del tema di Shaft.

Breaking the rules
(Storyville, 1991)
Chitarra e voce di Paul Buchanan insieme a Robbie Robertson, in un disco di Robertson a cui parteciparono quasi tutti (Neil Young, Aron Neville, Ginger Baker, Mike Mills dei REM, Mark Isham, e altri ancora). “Breaking the rules” fu poi usata per la ricca colonna sonora di Fino alla fine del mondo di Wim Wenders (ma non è nel disco). Non avendone trovato lo spazio altrove in questo libro, approfitto per segnalare due belle canzoni di Robbie Robertson da solo (dopo la fama ottenuta con la Band): “Showdown at big sky” e “Somewhere down the crazy river”.

Happiness
(Peace at last, 1996)
Al loro terzo disco usarono a sorpresa molta chitarra acustica, oltre alle consuete cose sintetiche. Nel primo singolo, “Happiness”, chiuso da un esplosivo momento gospel, lui si è innamorato e incrocia le dita: “tell me Jesus, will it last?”.

The days of our lives
(High, 2004)
“The days of our lives” apriva il disco dei Blue Nile che arrivò ben otto anni dopo il precedente. «Non avete idea di quanto sia difficile scrivere una bella canzone» spiegò Paul Buchanan. C’è il traffico, ma adesso è quello del mattino.

Because of Toledo
(High, 2004)
“Per via di Toledo”, è un bel titolo. Prima, si ricorda solo “passeggiando pe’ Toledo” di Carosone, ma era un altro posto.

Stay close
(High, 2004)
Ritmo da canzone conclusiva, e quasi otto minuti, dolcissimi e inesorabili. Ci sono almeno una decina di blog, in rete, che commentano in modo quasi identico: «Quando ho sentito “Stay close” mi sono sentito improvvisamente la stessa persona che ero venti anni prima, quando ascoltavo A walk across the rooftops».