Theo Stroomer/Getty Images

Cruz e Sanders hanno vinto in Wisconsin

I candidati in svantaggio sperano ora di rimontare su Trump e Clinton: ma sarà dura per entrambi

di Francesco Costa – @francescocosta
Theo Stroomer/Getty Images

Bernie Sanders, senatore del Vermont, ha vinto le primarie del Partito Democratico statunitense in Wisconsin: ha ottenuto il 56,4 per cento per dei voti, contro il 43,3 per cento di Hillary Clinton. Nel Partito Repubblicano, invece, le primarie sono state vinte da Ted Cruz, senatore del Texas, con il 48,4 per cento dei voti, contro il 35 per cento dell’imprenditore Donald Trump e il 14 per cento di John Kasich, governatore dell’Ohio. Le vittorie di Cruz e Sanders erano state previste dai sondaggi ed erano quindi attese, e rendono un po’ più incerta la competizione in un momento in cui di solito le primarie si avviano invece verso la definizione di un chiaro vincitore: sia Cruz che Sanders restano comunque in svantaggio contro Trump e Clinton.

Cos’è il Wisconsin
Il Wisconsin è uno stato particolarmente influente e delicato dal punto di vista politico. È uno stato del Midwest, nella regione dei Grandi laghi. La sua città più grande e famosa è Milwaukee, ma la sua capitale è Madison: è uno stato popolato in gran parte da bianchi, classe operaia e classe media messa in grande difficoltà dalla crisi economica. Alle presidenziali vota per il candidato Democratico ininterrottamente dal 1988 – e Obama nel 2012 vinse da quelle parti nonostante Mitt Romney avesse scelto come vice un importante politico del Wisconsin, il deputato Paul Ryan, oggi speaker della Camera – ma a livello locale negli ultimi  anni l’elettorato si è spostato a destra. Storicamente, è uno stato con una sinistra radicale molto radicale (Milwaukee ha una forte presenza socialista, come era socialista un suo storico sindaco), e una destra radicale molto radicale (Joe McCarthy, quello del “maccartismo”, era del Wisconsin).

I risultati tra i Democratici
Le primarie americane non le vince chi ottiene più vittorie in più stati ma chi ottiene più delegati in vista delle convention estive, e quindi a questo punto della competizione è quello il dato più importante. Un primo conteggio provvisorio basato sui risultati in Wisconsin attribuisce 45 delegati a Bernie Sanders e 36 delegati a Hillary Clinton, a dimostrazione che la distribuzione proporzionale dei delegati non permette grandi rimonte senza grandi risultati e grandi distacchi. Con questo risultato Sanders ha ancora circa 250 delegati di svantaggio, che a questo punto della competizione è parecchio: nel 2008 Barack Obama riuscì a mantenere fino alla fine un vantaggio su Clinton che non superò quasi mai i 100 delegati, e che Clinton non riuscì a rimontare.

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Sanders spera però che il risultato ottenuto in Wisconsin – la sesta vittoria negli ultimi sette stati in cui si è votato – dia alla sua campagna elettorale la spinta politica, economica e mediatica per continuare a vincere: per rimontare ha bisogno di ottenere in media circa il 57 per cento dei delegati in tutti gli stati in cui si deve ancora votare. Le primarie ora si fermano per circa due settimane, ma alla ripresa si voterà in alcuni stati molto grandi e influenti, soprattutto New York e Pennsylvania. Negli ultimi mesi Sanders ha raccolto stabilmente più donazioni economiche di Clinton, cosa che gli ha permesso di investire più di lei soprattutto negli spot televisivi: questo ciclo di vittorie dovrebbe accentuare questa tendenza.

I risultati in Wisconsin – e i dati degli exit poll – confermano alcune cose che si erano già viste fin qui nelle primarie dei Democratici: Sanders è andato molto bene tra gli elettori di età compresa tra i 18 e i 44 anni (tra gli under 30 ha avuto addirittura l’82 per cento dei voti) mentre Clinton è andata meglio tra gli over 45; è andato meglio tra gli uomini mentre ha perso di poco tra le donne; è andato meglio tra i bianchi mentre ha perso tra i neri. In Wisconsin però gli elettori neri sono molto pochi – il 6 per cento dell’intera popolazione, il 17 tra gli elettori dei Democratici – e questo ha ridotto il loro impatto sul risultato finale.

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I risultati tra i Repubblicani
I Repubblicani invece assegnano i loro delegati in Wisconsin con un sistema prevalentemente maggioritario, che ha permesso così a Cruz di ottenere quasi tutti quelli in palio: 33 sui 42 totali, mentre 3 sono andati a Trump e nessuno a Kasich (altri devono ancora essere assegnati). Anche Trump rimane in vantaggio nel conteggio complessivo, ma per ottenere la nomination gli servirà la maggioranza assoluta dei delegati e in questo momento non ce l’ha. La vittoria di Cruz in Wisconsin aumenta le possibilità che si arrivi alla convention estiva senza un “vincitore designato” – cioè un candidato con la maggioranza assoluta dei delegati – e di fatto rimuove la possibilità di errore per Trump nelle primarie che arriveranno.

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Trump ha avuto una campagna elettorale faticosissima in Wisconsin, resa complicata dalle sue sgangherate posizioni sull’aborto e dalle accuse di percosse rivolte al capo della sua campagna elettorale, Corey Lewandowski; nonostante questo ha ottenuto oltre un terzo dei voti, una quantità che in altri stati gli era bastata per vincere. È stato decisivo però il consolidamento dei voti degli anti-Trump su Ted Cruz, che se dovesse confermarsi nei prossimi stati metterebbe seriamente in discussione la possibilità che Trump ottenga la nomination quest’estate alla convention di Cleveland.

I sondaggi e gli exit poll dicono che Cruz è andato meglio tra i Repubblicani con tutti i livelli di istruzione e reddito; soprattutto è andato bene – a sorpresa – tra quelli che non si definiscono “molto religiosi”, un segmento elettorale che fin qui aveva preferito Trump a Cruz. Dopo la diffusione dei risultati elettorali, Cruz ha detto che il Wisconsin «ha acceso una candela che ci indica la strada»; Trump invece non ha parlato alla stampa ma ha diffuso un comunicato durissimo – e anche piuttosto sgrammaticato – che tra le altre cose accusa Cruz di essere «peggio che una marionetta, un cavallo di Troia usato dai funzionari del partito per rubare la nomination a Donald Trump».

 

Cosa succede adesso
A parte i piccoli e pressoché ininfluenti caucus Democratici del Wyoming previsti per il 9 aprile, le prossime date importanti per le primarie statunitensi sono il 19 e il 26 aprile: il 19 si voterà nello stato di New York – dove per il momento i sondaggi danno in vantaggio Clinton e Trump, che sono entrambi praticamente di casa – mentre il 26 si voterà in un giorno solo in Connecticut, Delaware, Maryland, Rhode Island e soprattutto in Pennsylvania.