Combattenti armeni in Nagorno-Karabakh (Brendan Hoffman/Getty Images)
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  • domenica 3 Aprile 2016

C’è una nuova tregua in Nagorno-Karabakh

È stata annunciata dal governo azero dopo i violenti scontri degli ultimi giorni tra Azerbaijan e separatisti appoggiati dall'Armenia: è una storia complicata, che dura da oltre vent'anni

Combattenti armeni in Nagorno-Karabakh (Brendan Hoffman/Getty Images)

Negli ultimi giorni ci sono state novità piuttosto importanti che hanno riguardato il Nagorno-Karabakh, un territorio conteso nel sud del Caucaso poco conosciuto, se non per alcune cronache degli anni Novanta. Dopo due giorni di scontri insolitamente violenti tra Azerbaijan e Armenia – i due stati che si contendono il controllo del Nagorno-Karabakh e che fino al 1991 facevano parte dell’Unione Sovietica – il governo azero ha dichiarato una tregua unilaterale. Secondo gli armeni, però, i combattimenti e gli scambi di artiglieria non si sono fermati.

Cos’è il Nagorno-Karabakh?
Dall’inizio. Il Nagorno-Karabakh è una regione montagnosa dell’Azerbaijan con una larga maggioranza di cristiani armeni, a loro volta una minoranza rispetto alla maggioranza musulmana della popolazione azera. Gli armeni del Nagorno-Karabakh votarono per l’indipendenza nel dicembre 1991, con un referendum boicottato dagli abitanti azeri della regione: da allora il Nagorno-Karabakh si definisce uno stato indipendente (ma non è riconosciuto a livello internazionale) e una repubblica presidenziale. Subito dopo la dichiarazione di indipendenza, comunque, cominciarono gli scontri tra azeri e armeni per il controllo dell’area. Tra il 1992 e il 1994 Armenia e Azerbaijan combatterono una guerra in cui rimasero uccise circa 30mila persone e che fece milioni di profughi. La guerra terminò con una tregua piuttosto precaria, che lasciò ampio spazio di influenza alla Russia, alleata dell’Armenia: ma negli anni successivi ci furono altri scontri e altre tregue.

Ancora oggi l’Armenia controlla circa il 20 per cento del territorio dell’Azerbaijan, tra cui la maggior parte del Nagorno-Karabakh e parecchie altre regioni lì attorno. Allo stesso tempo l’Armenia è ancora condizionata dalla Russia: l’esercito russo controlla in pratica le difese aeree armene, oltre che alcune delle infrastrutture chiave del paese.

Cosa è successo negli ultimi giorni
Sabato 2 aprile nel Nagorno-Karabakh ci sono stati scontri piuttosto violenti tra soldati dell’Azerbaijan e combattenti armeni. Konul Khalilova, corrispondente di BCC dall’Azerbaijan, ha scritto che quello di sabato è stato uno degli scontri più cruenti degli ultimi anni. I combattimenti sono cominciati con uno scambio di colpi di artiglieria tra posizioni azere e quelle delle milizie armene del Nagorno-Karabakh. Un elicottero azero è stato abbattuto, causando la morte dei 12 militari a bordo. Non è ancora chiaro chi abbia iniziato gli scontri ed entrambi i governi si sono scambiati accuse di aver sparato per primi. Nella mattina di domenica, il governo dell’Azerbaijan ha annunciato la sospensione unilaterale delle operazioni militari in Nagorno-Karabakh.

Per il momento il presidente russo Vladimir Putin ha adottato un atteggiamento diplomatico chiedendo sia all’Azerbaijan che all’Armenia di rispettare il cessate il fuoco e di cercare di evitare ulteriori violenze. Anche il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier e il segretario di Stato americano John Kerry hanno chiesto un immediato ritorno al cessate il fuoco.

L’Azerbaijan è uno stato ricco di risorse naturali (gas e petrolio, per esempio) e il budget del suo esercito è superiore all’intera spesa pubblica del governo armeno. L’Armenia può però contare sull’appoggio della Russia, che in passato aveva dichiarato di essere pronta a intervenire militarmente per fermare un’eventuale invasione del paese. L’Azerbaijan, invece, è appoggiato dalla Turchia e proprio oggi il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha detto che rimarrà accanto al governo azero “fino alla fine”.