(Da "Race - Il colore della vittoria")

Stasera cinema?

Sono usciti "Race", che racconta la storia di Jesse Owens, e "Love and Mercy", su Brian Wilson dei Beach Boys, tra gli altri

(Da "Race - Il colore della vittoria")

Tra i nuovi film di questa settimana ce ne sono alcuni che raccontano una storia vera: Race – Il colore della vittoria racconta quella dell’atleta nero Jesse Owens, famoso per le sue vittorie alle Olimpiadi di Berlino del 1936 che si tennero davanti ad Adolf Hitler; 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi parla dell’attacco terroristico del 2012 al consolato statunitense in Libia; Love and Mercy parla invece della complicata vita di Brian Wilson, il fondatore dei Beach Boys. Tra i nuovi film da vedere questo weekend ci sono anche Un bacio, del regista e scrittore Ivan Cotroneo, e La comune, un film danese di cui si dicono ottime cose.

Race – Il colore della vittoria

È un film biografico che racconta la storia di Jesse Owens, l’atleta statunitense che nel 1936 vinse quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi di Berlino organizzate da Adolf Hitler per mostrare al mondo la potenza del nazismo. Owens era nero e il titolo del film – in inglese è solo Race – ha un doppio significato: la parola vuol dire sia “razza” che “corsa”. Il regista è l’australiano Stephen Hopkins e Owens è interpretato da Stephan James. Sia Hopkins che James sono poco famosi e non hanno finora fatto film noti o importanti; James ha recitato in Selma – La strada per la libertà, ma in un ruolo secondario. Nel cast di Race ci sono anche Jason Sudeikis, Jeremy Irons, William Hurt e Carice van Houten. Negli Stati Uniti Race è uscito a febbraio e finora ha incassato 18 milioni di dollari: è un buon dato, considerando che è costato meno di un terzo.

Race è ambientato tra il 1933, quando Owens iniziò a frequentare l’università statale dell’Ohio, e il 1936, con le vittorie di Owens a Berlino e il suo ritorno negli Stati Uniti. La prima metà del film racconta gli allenamenti e i dubbi di Owens riguardo alla sua partecipazione a quelle Olimpiadi, che rappresentavano un evento di propaganda nazista. La seconda metà si svolge invece a Berlino e mostra tutte le medaglie vinte da Owens: nei 100 metri, nei 200 metri, nella staffetta 4×100 e nel salto in lungo. Race ha avuto buoni incassi ma non sta piacendo molto ai critici, secondo i quali il film è troppo didascalico e poco capace di raccontare e approfondire davvero la figura di Owens. Alan Zilmberman ha scritto sul Washington Post che il film si prende troppe licenze e il titolo della recensione di Vox è: “Race dovrebbe essere un film biografico su Jesse Owens. Peccato che si concentri su tutti tranne che su di lui“.

– Prima o dopo il film: in Race ha un ruolo piuttosto importante anche Leni Riefenstahl (Carice van Houten, nel film), la regista tedesca che diresse Olympia, il documentario sulle Olimpiadi del 1936. È difficile dire come e quanto Riefenstahl fosse d’accordo con gli ideali nazisti. Quel film – il primo documentario cinematografico su di un’Olimpiade – è, a prescindere da tutto, parte della storia del cinema.

13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi

È l’adattamento cinematografico del libro 13 Hours, scritto dal giornalista statunitense Mitchell Zuckoff. Libro e film parlano dell’attacco terroristico compiuto tra l’11 e il 12 settembre 2012 al consolato statunitense di Bengasi, in Libia. Tra l’inizio e la fine dell’attacco passarono 13 ore, al termine delle quali morirono quattro statunitensi: uno di loro era l’ambasciatore americano Christopher Stevens. 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi racconta la storia di alcuni membri del GRS – un’organizzazione creata dal governo statunitense dopo l’11 settembre, composta da ex-militari che lavoravano sotto contratto per gli Stati Uniti – che si trovavano nel consolato durante l’attacco.

Il regista del film è Michael Bay, quello di Pearl Harbor, di Armageddon, dei due Bad Boys e dei quattro Transformers. Bay è famoso soprattutto per le molte esplosioni dei suoi film ed è considerato un regista da blockbuster. 13 Hours è un film che racconta cosa fecero i membri del GRS quella notte: non è un’analisi critica o un racconto di tutto quello che successe prima e dopo. Su MyMovies Emanuele Sacchi ha scritto: «Aspettarsi attente disamine sul senso di una situazione intricata o sulla psicologia dei fronti bellici opposti è totalmente fuori contesto». Su IMDb il voto medio del film è 7,6; il suo Metascore – dato facendo media tra i voti dei critici professionisti – è invece 48 su 100.

– Prima o dopo il film: Sacchi ha spiegato di aver comunque apprezzato il film perché è “capace di regalare un assedio lungo e vibrante come non se ne vedevano da Distretto 13“, un film del 1976 diretto da John Carpenter. Distretto 13 fa parte del sotto-sotto-genere definito shoxploitation, che mette insieme quei film caratterizzati da scene estreme, violente e scioccanti.

La comune

È un film del regista danese Thomas Vinterberg. È stato presentato al Festival di Berlino, dove la sua attrice protagonista, Trine Dyrholm, ha vinto il premio per la Miglior interpretazione femminile. La comune racconta la storia di due architetti che nel 1975 ereditano una grande casa a Copenhagen e decidono di farla diventare una comune, invitando alcuni amici a vivere insieme a loro. All’inizio è tutto molto bello, poi però iniziano i problemi.

Ne ha parlato Matteo Bordone su Internazionale:

La comune è un film drammatico leggero (in inglese si direbbe dramedy) con un tono spesso lontano dalla drammaticità delle vicende trattate. È il contrario di un film a tesi: racconta gli eventi complicati di una famiglia che si ripensa e si smonta con fatica, ma lo fa con l’idea che le cose possano cambiare, si possano mettere a posto, e non si debbano rimpiangere le scelte fatte. In questo La comune è un film autenticamente progressista e si tiene ben lontano dall’idea dogmatica che si ha solitamente degli anni settanta

– Prima o dopo il film: Vinterberg è il fondatore, insieme a Lars von Trier, di Dogma 95, un movimento cinematografico nato nel 1995 con lo scopo di “purificare il cinema”, rinunciando a molte cose: gli effetti speciali, la colonna sonora e un’infilata di altre regole. Tante regole. Già Festen – Festa in famiglia, il primo film girato secondo i dettami di Dogma 95, ne violò alcune. Il regista del film è Vinterberg.

Love and Mercy

È un film che racconta la vita di Brian Wilson, fondatore dei Beach Boys, uno dei più famosi gruppi musicali di sempre. In Italia è uscito il 13 marzo, negli Stati Uniti nel giugno 2015. Il regista è Bill Polhad e nel cast ci sono Paul Dano e John Cusack (che interpretano Wilson da giovane e da adulto). Love and Mercy racconta in parallelo due parti della vita di Wilson: quella dei primi anni del successo dei Beach Boys, quando Wilson era un giovane cantante di successo, e quella in cui Wilson è un uomo adulto e tormentato (viene descritto come “molto malato”), che dice di sentire delle voci e va in cura da Eugene Landy, uno psicologo dai metodi non convenzionali. Il titolo del film deriva dal titolo della prima canzone del primo album da solista di Wilson, uscito nel 1998.

Il Metascore di Love and Mercy è di 80 su 100 e la sua media su IMDb è 7,4 su 10. I critici hanno molto apprezzato le interpretazioni di Cusack e Dano, che è stato candidato al Golden Globe per il Miglior attore non protagonista. Kevin Jagernauth ha scritto su The Playlist che il film “non è una normale celebrazione e nemmeno un biopic [un film biografico] tradizionale. È, al contrario, una storia di sopravvivenza“.

– Prima o dopo il film: un altro film biografico sulla vita di un musicista in cui il musicista in questione è interpretato da più di un attore è Io non sono qui, un film del 2007 sulla vita di Bob Dylan. O, meglio, su alcune diverse e molto particolari rappresentazioni di alcune fasi della sua vita. Bisogna guardarlo, per capirlo.

Un bacio

È un film italiano diretto da Ivan Cotroneo, già regista di La kryptonite nella borsa e di Il Natale della mamma imperfetta. Oltre che regista, Cotroneo è anche sceneggiatore e scrittore, ed è proprio dal suo romanzo del 2010, Un bacio, che è tratto questo film. Il film racconta la storia di due ragazzi – Lorenzo e Antonio – e una ragazza – Blu  – che vivono nella stessa città di provincia e sono compagni di liceo. Per motivi diversi i tre finiscono per avere problemi e sentirsi isolati dai loro coetanei. Blu è interpretata da Valentina Romani, Lorenzo e Antonio sono interpretati da Rimau Grillo Ritzberger e Leonardo Pazzagli.

Marita Toniolo ha scritto su MoviePlayer che Un bacio “non sarà il film dell’anno” ma ha comunque “più di una ragione per esistere”. Il film è piaciuto ancora di più a Giancarlo Zappoli, che su MyMovies ne ha parlato come di «un ritratto sensibile e coraggioso di tre adolescenti che escono dallo schermo per entrare nella memoria dello spettatore, nello spazio in cui stanno i film che non si dimenticano».

– Prima o dopo il film: alcuni critici hanno fatto notare come in Un bacio ci siano alcuni riferimenti più o meno espliciti a The dreamers – I sognatori di Bernardo Bertolucci. Anche lì i protagonisti sono due ragazzi e una ragazza.

In questi giorni sono usciti anche il film d’animazione Billy il Koala, On Air – Storia di un successo (basato sulla storia del conduttore radiofonico Marco Mazzoli) e Ustica, un film di Renzo Martinelli sul famoso disastro aereo del 1980.

Intanto, nei cinema:

Batman V Superman: il regista è Zach Snyder, quello di Watchmen e 300, e il film riparte più o meno da dove era finito L’uomo d’acciaio, che uscì nel 2013 (diretto anche quello da Snyder). Quel film parlava di Superman, questo parla di Superman e Batman che vivono a qualche chilometro l’uno dall’altro e combattono per provare a uccidersi. Superman è interpretato da Henry Cavill, Batman da Ben Affleck. Oltre a loro, nel cast ci sono anche Jesse Eisenberg (che fa Lex Luthor, il cattivo), Amy Adams (che fa Lois Lane, la fidanzata di Superman), Jeremy Irons (che fa Alfred, il maggiordomo di Batman) e Gal Gadot (che fa Wonder Woman).

– Brooklyn: è un film romantico e drammatico e anche la sua protagonista, l’irlandese Saorise Ronan, era candidata all’Oscar come Miglior attrice. Ronan interpreta Eilis Lacey, una giovane donna irlandese che negli anni Cinquanta emigra dal piccolo paese in cui vive con la madre e la sorella per andare a Brooklyn per cercare lavoro. Lo trova ma ha nostalgia di casa. La nostalgia le passa quando incontra e si fidanza con un idraulico italoamericano. Poi però è costretta a tornare in Irlanda, e una volta lì deve decidere cosa fare: restare dove è nata e cresciuta o tornare a New York.

Ave, Cesare!: è il nuovo film dei fratelli Joel ed Ethan Coen, la coppia di registi e sceneggiatori statunitensi famosa soprattutto per Fargo, Il Grande Lebowski e Non è un paese per vecchi. Il film è ambientato negli anni Cinquanta e il protagonista è Eddie Mannix (Josh Brolin), un uomo che lavora come “facilitatore” per i film realizzati dal suo studio cinematografico, la Capitol Pictures: Mannix deve per esempio controllare che le riprese vadano secondo i piani e tenere a bada capricci e vizi degli attori, evitando che i particolari delle loro vite private diventino pubblici. Ave, Cesare! è una commedia ma c’è anche molto altro: è la storia di un rapimento, è una dichiarazione d’amore (secondo altri una critica) alla Hollywood di quegli anni ed è un film che, come succede quasi sempre con i Coen, ha molti possibili livelli di lettura.

Room: era candidato a quattro premi Oscar – Miglior film, Miglior regia, Migliore sceneggiatura non originale e Miglior attrice protagonista – e ne ha vinto uno. Il regista è Lenny Abrahamson – quello di Frank, il film con il personaggio con una maschera di cartapesta in testa – e la storia è tratta dal romanzo Stanza, letto, armadio, specchio di Emma Donoghue. Libro e film raccontano la storia di Joy, una ragazza di 24 anni che da sette vive reclusa in una stanza dopo che un uomo – chiamato “Old Nick” (che in inglese è uno dei nomi del diavolo) – l’ha rapita. La donna ha anche un figlio, nato da uno dei rapporti sessuali a cui è stata costretta dal suo rapitore. Il figlio ha cinque anni e ha vissuto tutta la sua vita nella stanza dove è rinchiusa sua madre. Di Room si è parlato benissimo.