In alto, da sinistra a destra: il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi, il sottosegretario agli Affari europei francese Harlem Desir, il vice-presidente della Commissione Europea Frans Timmerman, il leader del Partito Laburista olandese Diederik Samsom, il presidente dei Socialisti e Democratici Gianni Pittella. In primo piano, da sinistra: il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, il cancelliere austriaco Werner Faymann, il presidente francese Francois Hollande, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, il primo ministro danese Helle Thorning-Schmidt e il primo ministro della Repubblica Ceca Bohuslav Sobotka. (AP Photo/Eric Feferberg/Pool)
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  • sabato 2 aprile 2016

La sinistra europea ha finito le idee?

Sta perdendo consensi e non sembra in grado di proporre soluzioni ai grandi problemi di oggi, come il terrorismo e l'immigrazione, ha scritto Pierre Briançon su Politico

In alto, da sinistra a destra: il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi, il sottosegretario agli Affari europei francese Harlem Desir, il vice-presidente della Commissione Europea Frans Timmerman, il leader del Partito Laburista olandese Diederik Samsom, il presidente dei Socialisti e Democratici Gianni Pittella. In primo piano, da sinistra: il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, il cancelliere austriaco Werner Faymann, il presidente francese Francois Hollande, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, il primo ministro danese Helle Thorning-Schmidt e il primo ministro della Repubblica Ceca Bohuslav Sobotka. (AP Photo/Eric Feferberg/Pool)

Lo scorso 12 marzo il presidente francese, il socialista François Hollande, ha presieduto a Parigi un incontro tra tutti i principali leader della sinistra europea. All’incontro c’erano anche due importanti leader della sinistra radicale: l’inglese Jeremy Corbyn, segretario del Partito Laburista britannico, e Alexis Tsipras, primo ministro greco. La riunione, che aveva obiettivi piuttosto ambiziosi, non è andata un granché bene. Per esempio alcuni leader hanno deciso di non partecipare. Matteo Renzi, che guida il più grande partito di centrosinistra in Europa, ha mandato al suo posto il sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi. Sul tema più attuale di quei giorni, l’accordo con la Turchia per la gestione dei migranti, nessuno dei leader presenti è riuscito a presentare una soluzione veramente “social-democratica”. Ancora peggio, quasi tutti i presenti erano reduci da sconfitte elettorali, crolli nei sondaggi e perdita di consensi a favore di partiti più radicali. Le loro facce, ha scritto in un lungo editoriale Pierre Briançon su Politico.eu, erano tristi e i loro discorsi poco ispirati.

Secondo Briançon, è da più di un decennio che la sinistra europea è in crisi e non riesce più a recuperare consensi, nemmeno sfruttando le sconfitte dei suoi avversari. In Francia, François Hollande – eletto nel 2012 con un programma di sinistra piuttosto radicale – è diventato il leader con l’approvazione più bassa da quando nel paese vengono fatti sondaggi. In Spagna i socialisti non solo non sono riusciti a guadagnare dalla sconfitta dei conservatori, ma hanno anche perso voti rispetto alle scorse elezioni e ora faticano a formare un governo di coalizione. In Germania, dove da anni socialisti e cristiano-democratici governano con una grande coalizione, le ultime elezioni hanno punito tanto il centrodestra quanto il centrosinistra.

Nel Regno Unito, la sinistra ha perso di nuovo contro i conservatori e ora il Partito Laburista «sembra impegnato in una ricerca della sua anima profonda che ha fatto sì che vincere le elezioni fosse una distante priorità», ha scritto Briançon. L’Italia è un’eccezione solo parziale. Il PD ha ottenuto un ottimo risultato alle ultime elezioni europee e continua a registrare buoni consensi nei sondaggi, anche se in calo rispetto a un anno fa. Di fatto però, anche il governo Renzi si appoggia sui voti del centrodestra e Renzi stesso ha eliminato qualunque riferimento “socialista” nei suoi discorsi pubblici.

Per l’Italia sembra essere particolarmente vero quello che dice André Gattolin, un ex sondaggista diventato senatore per il partito dei Verdi in Francia. Intervistato da Briançon, Gattolin ha detto: «In tutta Europa i socialdemocratici hanno perso il loro “motore naturale”, il movimento sindacale, si sono ritrovati senza il modo più efficace che avevano per restare connessi con gran parte della popolazione e non lo hanno rimpiazzato con nient’altro. Limitarsi a giocare con i media e la pubblica opinione non è una soluzione di lungo termine».

Secondo Briançon, la sinistra sta pagando il prezzo politico per gli anni in cui è rimasta al potere in molti stati europei: circa un decennio a cavallo degli anni Duemila, un periodo che oggi non viene ricordato come particolarmente felice. «Le politiche della sinistra non sono state molto differenti da quelle della destra. Quando oggi i conservatori arrivano al potere, gli elettori che desiderano un cambiamento difficilmente pensano che possa arrivare dalla sinistra tradizionale», ha spiegato Pierre Martin, studioso di Scienze Politiche all’Istituto degli studi politici di Grenoble. In Francia, come in Italia, la sinistra ha spesso appoggiato le politiche di austerità senza riuscire ad offrire un’alternativa credibile. I leader della sinistra hanno criticato molto quelle che ritenevano essere le cause della crisi: gli eccessi del capitalismo finanziario e della globalizzazione, l’aumento delle diseguaglianze, «ma non sono stati altrettanto bravi a offrire delle soluzioni concrete», ha spiegato a Briançon Steven Coulter, studioso di Economia politica alla London School of Economics. E quando si parla delle nuove sfide, come l’immigrazione e il terrorismo, dice Coulter: «Da sinistra non arrivano molte idee intellettualmente interessanti».

Ci sono poi i molti scandali che hanno coinvolto i socialdemocratici in tutta Europa, e che hanno contribuito a eliminare quasi completamente l’idea che la sinistra goda di una qualche sorta di superiorità morale. L’idea del sono-tutti-uguali non è diffusa soltanto tra i simpatizzanti del Movimento 5 Stelle in Italia, ma è piuttosto comune anche in altre zone d’Europa. «È un situazione che favorisce i più radicali», ha detto Martin.

Le conseguenze sono state evidenti soprattutto negli ultimi anni. Dal 2008 la sinistra ha quasi sempre fallito non solo nell’ottenere buoni risultati, ma anche nello sfruttare le sconfitte della destra. In Spagna il vuoto lasciato dai conservatori è stato riempito dalla sinistra radicale di Podemos; alle ultime elezioni regionali in Germania sinistra e destra hanno perso consensi a favore dei Verdi e soprattutto del partito di destra radicale AfD. In Francia, i voti persi dai socialisti sono andati in parte al centrodestra tradizionale, ma sono confluiti in percentuali ancora maggiori sul Front National, il partito di destra radicale di Marine Le Pen. Nell’Europa orientale questa situazione è ancora più evidente. A parte la Repubblica Ceca, dove è al governo un primo ministro socialista, tutti gli altri paesi sono governati dai conservatori, a volte con tendenze autoritarie, come l’Ungheria. In Polonia i partiti di sinistra non sono riusciti a far eleggere nemmeno un singolo parlamentare alle ultime elezioni.

Oggi «le soluzioni a questa situazione sono elusive», ha scritto Briançon. La sinistra non può conquistare nuovo consenso soltanto dicendo di voler fare le stesse cose che propone la destra. E non sembra esserci nemmeno la possibilità di distinguersi abbracciando battaglie sociali e culturali, anche perché molte di queste battaglie sono già state vinte in passato: dall’abolizione della pena di morte ai diritti civili per le coppie omosessuali (e bisogna aggiungere che la sinistra, ad esempio quella italiana, si è mostrata spesso abbastanza fredda su questi temi: una scelta giusta almeno dal punto di vista della conservazione del consenso). Da tempo lo “stile di vita di sinistra”, ha scritto Briançon, non ha più successo alle elezioni.

Mentre i tradizionali partiti di sinistra sono impegnati a domandarsi cosa significhi oggi “essere di sinistra”, le forze politiche che sostengono la fine della divisione tra destra e sinistra sono in crescita quasi ovunque. Di fronte alla crisi, oramai anche alcuni dei leader socialisti tradizionali sembrano aver abbracciato questa idea. Il socialista Emmanuel Macron, ministro dell’Economia francese, dice da tempo in maniera molto chiara che “destra” e “sinistra” sono oramai parole senza più un significato. E anche in Italia qualcosa di simile sta cominciando a succedere.