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  • giovedì 31 marzo 2016

L’Olanda ha davvero vietato la minigonna?

Lo dicono Libero e il Giornale in prima pagina, secondo voi?

(TIMOTHY CLARY/AFP/Getty Images)

Sulle prime pagine di oggi del Giornale e di Libero c’è scritto che “l’Olanda” avrebbe vietato le minigonne per non “irritare” o “urtare” i musulmani: “L’Olanda mette al bando le minigonne per non urtare i musulmani”, scrive il Giornale; «Addio minigonne, ci aspetta un futuro col velo: in Olanda le vietano per non irritare i musulmani», scrive Libero. I Paesi Bassi ovviamente non hanno vietato le minigonne. La notizia fa riferimento a una storia che riguarda uno dei distretti municipali di Amsterdam, che è stata molto commentata sui social network e successivamente raccontata dai giornali locali e da alcuni internazionali. La notizia circola da qualche giorno anche su diversi siti di news e giornali italiani (tra cui il Corriere della Sera).

Il distretto di cui si parla è quello di Nieuw-West, uno dei più grandi di Amsterdam. Qualche settimana fa è stata inviata via mail alle dipendenti pubbliche del distretto una circolare in cui si dice che le donne che stanno allo sportello «non devono indossare una gonna o un vestito che arrivino sopra il ginocchio» e che «gli stivali al ginocchio sono inappropriati durante il lavoro al banco». La mail – si è saputo dopo – era stata scritta da una dirigente del personale e, secondo alcuni giornali, conteneva anche la minaccia di provvedimenti amministrativi per chi avesse violato il codice di abbigliamento. Mario Soriano, portavoce del personale di Nieuw West, ha detto che non era a conoscenza della comunicazione e ha ipotizzato che la minigonna potesse dare fastidio a qualche utente.

La mail ha avuto molte reazioni: il consiglio comunale di Amsterdam è intervenuto su Twitter spiegando che «i dipendenti pubblici agli sportelli dovrebbero vestire in modo curato. Spetta a loro decidere come farlo». In un comunicato il comune ha poi precisato che non era stato stabilito alcun divieto alle gonne corte e che la mail era stata inviata come chiarimento a seguito di una disputa interna, e non come risposta a qualche reclamo ricevuto dagli utenti dell’ufficio. Nessuno aveva infine nominato l’Islam o l’eventualità che i cittadini musulmani del quartiere si fossero sentiti offesi. Nella nota si ribadiva infine che i lavoratori «sono tenuti a vestire in modo rappresentativo e professionale», ma che spetta a loro decidere come interpretare questo codice di abbigliamento.

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