Jacob Zuma, nell'aula del parlamento, Città del Capo, 17 marzo 2016 (AP Photo/Schalk van Zuydam)
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  • venerdì 18 Marzo 2016

Il nuovo scandalo in Sudafrica: il “Guptagate”

Una delle famiglie più ricche e importanti del paese – di origine indiana – è accusata di influenzare le scelte del governo, con la complicità del presidente Zuma

Jacob Zuma, nell'aula del parlamento, Città del Capo, 17 marzo 2016 (AP Photo/Schalk van Zuydam)

Il Sudafrica sta attraversando da tempo una grave crisi politica ed economica. Diversi analisti considerano le istituzioni democratiche sudafricane molto indebolite a causa della corruzione, della cattiva gestione delle imprese statali e soprattutto delle controverse politiche del presidente Jacob Zuma, al potere da quasi sette anni. L’autorità di Zuma non è mai stata messa in discussione come negli ultimi mesi: l’opposizione ha cominciato a chiedere apertamente le sue dimissioni – il suo secondo mandato dovrebbe scadere nel 2019 – e la situazione è ulteriormente peggiorata a causa degli scandali che la stampa ha definito con il termine “Guptagate”. Alle prossime elezioni locali, fissate per maggio, la vittoria dell’African National Congress (ANC, il partito di Zuma) potrebbe non essere così scontata.

Le ultime cattive notizie per Zuma hanno a che fare con una ricca e influente famiglia di origine indiana, i Gupta, che si è trasferita in Sudafrica nei primi anni Novanta alla fine dell’apartheid. I Gupta gestiscono importanti affari nel campo dell’estrazione di risorse, dell’informazione, dell’ingegneria e dell’informatica. Lunedì 14 marzo Vytjie Mentor, esponente dell’ANC, ha reso pubblica la notizia che gli era stato offerto il ruolo di ministro delle Imprese pubbliche direttamente da un membro della famiglia Gupta. Due giorni dopo, mercoledì 16 marzo, un altro membro del governo Zuma, Mcebisi Jonas, ha raccontato di essere stato avvicinato da uno dei componenti di quella stessa famiglia con la proposta di nominarlo ministro delle Finanze.

L’offerta sarebbe arrivata poco prima del licenziamento del rispettato ministro delle Finanze Nhlanhla Nene, che si era opposto fermamente alle diffuse pratiche di corruzione oltre che a una gestione poco prudente delle finanze nazionali. Nene era stato sostituito con un deputato molto impopolare e senza esperienza: il valore della valuta sudafricana era immediatamente diminuito del 9 per cento e i titoli di stato sudafricani erano crollati. Per rimediare, Zuma aveva licenziato il ministro delle Finanze appena nominato e aveva messo al suo posto Pravin Gordhan, che aveva ricoperto quel ruolo tra il 2009 e il 2014. Nel giro di quattro giorni, il Sudafrica aveva avuto tre ministri delle Finanze.

Questa settimana Zola Tsotsi, che si è dimesso un anno fa dalla presidenza della Eskom, la società pubblica dell’energia, ha detto a un quotidiano locale che la sua uscita era stata decisa dai Gupta: «Due mesi dopo la mia nomina mi chiamarono e mi dissero che mi avrebbero licenziato perché non stavo facendo il loro gioco. Fui costretto a dimettermi poco dopo».

Il presidente Zuma ha sempre difeso apertamente la sua amicizia con la famiglia Gupta. Molti dei parenti di Zuma lavorano nelle imprese del gruppo: tra loro ci sono la sua terza moglie, Bongi Ngema, e uno dei suoi figli, Duduzane Zuma, che siede nei consigli di amministrazione di almeno sei società Gupta. Nel 2013 un jet privato con gli invitati a un matrimonio dei Gupta ottenne il permesso di atterrare in un aeroporto militare, di solito utilizzato per ospitare i capi di stato. Gli ospiti stranieri non dovettero superare alcun controllo e ricevettero una scorta della polizia verso il luogo della cerimonia a cui dovevano partecipare anche diversi ministri sudafricani.

Colpito da questi scandali, il partito di Jacob Zuma è ora preoccupato per il ruolo svolto dai Gupta nella politica nazionale: «Dobbiamo governare questa storia» ha detto il segretario generale del partito. Le opposizioni hanno reagito con forza a queste ultime notizie. Economic Freedom Fighters, un partito di sinistra guidato da Julius Malema, ha messo al centro della propria contestazione politica proprio la lotta contro l’influenza dei Gupta: i suoi esponenti ripetono da tempo che Zuma è «moralmente compromesso» e giovedì hanno boicottato la sessione al parlamento dove era previsto un question time di Zuma sul suo rapporto con i Gupta, sostenendo di non riconoscere più Zuma come loro presidente. Democratic Alliance, il partito più grande all’opposizione guidato da Mmusi Maimane ha deciso di chiedere la costituzione di una speciale commissione per indagare gli stretti legami tra la famiglia Gupta e il presidente Zuma, «compreso il loro presunto coinvolgimento nell’appropriazione di risorse statali e la loro indebita influenza sull’esecutivo».

È da diversi anni che la stampa sudafricana si occupa di scandali che coinvolgono più o meno direttamente il presidente Zuma: in passato si era parlato molto di quello legato a un presunto uso illecito di soldi pubblici da parte di Zuma per costruire una residenza di lusso privata a Nkandla, nel Sudafrica orientale. Attualmente Zuma è in attesa della sentenza di un tribunale che dovrà decidere se sarà costretto a restituire o meno parte dei 246 milioni di rand di denaro pubblico (20 milioni di euro) utilizzato per rinnovare la sua casa. Nel giugno del 2015 il governo sudafricano fu criticato molto dalla comunità internazionale per avere permesso al presidente del Sudan, Omar al Bashir, di lasciare il paese nonostante due mandati di arresto della Corte penale internazionale contro di lui e nonostante un tribunale sudafricano avesse deciso diversamente.