E quindi chi è Marcella Marmo?

Cosa si sa della storica napoletana che secondo il filologo Marco Santagata è Elena Ferrante e che da due giorni smentisce divertita (o fingendosi divertita)

Domenica scorsa la Lettura, il supplemento del Corriere della Sera che si occupa di arte e letteratura, ha pubblicato un articolo del filologo Marco Santagata che sostiene che Elena Ferrante – pseudonimo dell’autore della serie di romanzi di grandissimo successo L’Amica geniale, intorno al quale è cresciuto un mistero a sua volta complice del successo dei libri – è Marcella Marmo, studiosa di letteratura e storia e docente di Storia contemporanea all’università di Napoli Federico II. Santagata è arrivato a questa conclusione analizzando i libri di Ferrante e le competenze dell’autore su alcuni eventi e luoghi reali: e ha concluso che l’autrice abbia frequentato la Scuola Normale di Pisa a metà degli anni Sessanta e che sia originaria di Napoli o che ci abbia vissuto in seguito (gran parte dei libri di Ferrante è ambientata a Napoli). Secondo Santagata, che ha consultato gli annuari di quegli anni della Normale, una sola persona corrisponde a questo profilo: la professoressa Marcella Marmo, appunto.

Da anni, soprattutto dopo il recente successo internazionale dell’Amica geniale, si discute con crescente curiosità sulla vera identità di Ferrante, il cui rapporto col pubblico e coi giornalisti è gestito quasi interamente da E/O, la casa editrice romana che la pubblica: si è parlato del critico Goffredo Fofi, degli stessi fondatori di E/O Sandro Ferri e Sandra Ozzola, dello scrittore Domenico Starnone o di sua moglie, la traduttrice Anita Raja. Da domenica Marcella Marmo sta smentendo di essere Elena Ferrante ma, com’è prevedibile, stanno uscendo molti articoli su giornali e siti online che con prove e testi diversi sostengono la plausibilità o meno della tesi di Santagata, e nel primo caso obiettano alle smentite che queste siano scontate e non dimostrino nulla.

E quindi chi è Marcella Marmo
Marcella Marmo è napoletana, è nata nel 1946, e insegna Storia dell’Italia contemporanea all’università di Napoli Federico II, da cui andrà in congedo questo autunno. È stata sposata con Guido Sacerdoti, medico e pittore nipote di Carlo Levi morto nel 2013, con cui ha avuto due figli. Marmo ha studiato alla Normale di Pisa dal 1964 al 1966, quando l’ha abbandonata – ha raccontato a Repubblica – dopo essere stata bocciata a un esame dal famoso storico Armando Saitta per aver sbagliato l’anno di fondazione del Partito Popolare. Come ha ricordato Marmo al Messaggero «Elena Greco, il personaggio della Ferrante, si laurea a Pisa, mentre io, che pure ero entrata alla Scuola Normale, per concorso, nell’anno accademico 1964-65, a fine ottobre del 1966 me ne tornai a Napoli». Nell’ottobre di quell’anno Marmo tornò infatti a Napoli e nel 1969 si laureò all’Università degli Studi di Napoli. È stata poi borsista alla Fondazione Luigi Einaudi di Torino e dal 1975 ha insegnato, come professore associato, storia economica all’Università di Salerno, Storia sociale all’Istituto Universitario Orientale, Storia dei partiti e dei movimenti politici alla Federico II, dove dal 2000 è professore ordinario di Storia contemporanea.

Marmo ha studiato e ha scritto soprattutto di storia della camorra (ricostruendo tra le altre cose il processo di camorra Cuocolo), del capitalismo, dell’industrializzazione e del proletariato a Napoli e nel Sud Italia. Ha curato un numero monografico della rivista Meridiana sulla criminalità organizzata nell’opera di Carlo Levi, e analizzato come viene rappresentato il Sud Italia nella letteratura e al cinema; e, sempre per Meridiana nel 2010, ha curato Donne di mafia, saggio sulle donne e la criminalità organizzata. Tra i suoi libri più recenti – di cui lei dice «non sono leggibili» – c’è Il coltello e il mercato: la camorra prima e dopo l’unità d’Italia.

Marcella Marmo sul marito Guido Sacerdoti

Pro e contro

Marmo ha subito smentito in molte interviste la tesi di Santagata, come ha fatto anche la casa editrice E/O, mentre il Corriere della Sera ha pubblicato un ulteriore articolo, di Paolo di Stefano, che prosegue l’analisi filologica di Santagata comparando alcuni testi di Marmo con i romanzi di Ferrante. Di Stefano riporta per esempio un paragone singolare utilizzato da entrambe le scrittrici.

«Presentando una mostra postuma sul marito medico-pittore, Guido Sacerdoti, Marmo ricordava nel 2014 (la si trova su YouTube): «La storia è il tapis roulant di un aeroporto che ci porta i bagagli: quando pensiamo di averli perduti rispuntano…». Così era accaduto con il titolo della mostra, “La libertà di amare e di apprendere”, frase proveniente da un vecchio libro Einaudi del 1964 letto in gioventù con Guido: “Cronaca dell’alba dello spagnolo Ramón J. Sender”, nella traduzione della sua cara amica Luisa Orioli. È curiosamente lo stesso meccanismo, con l’identica metafora, che Elena Ferrante, nella Storia del nuovo cognome (2012), attribuisce allo scrittore: «Il tempo si acquieta e i fatti salienti scivolano lungo il filo degli anni come valigie sul nastro di un aeroporto; li prendi, li metti sulla pagina ed è fatta». Coincidenza da far saltare sulla sedia».

Di Stefano sottolinea anche la competenza da critica letteraria che emerge in particolare in tre saggi di Marmo: quello su La dismissione di Ermanno Rea (2001), su Gomorra di Roberto Saviano (2006) e sulle poesie di Carlo Levi (2011). Inoltre, sostiene Di Stefano, nel 2003 sia Marmo che Ferrante scrissero con toni simili riferendosi al processo a carico di Adriano Sofri (che era indicato anche da Santagata come possibile ispiratore di un personaggio di Ferrante). Di Stefano ricorda che i romanzi di Ferrante indicano una conoscenza accurata di Napoli, Pisa e Torino, tre città in cui ha abitato anche Marmo; Marmo infine lasciò Pisa nell’ottobre del 1966, poco prima dell’alluvione del novembre del 1966, e questo sarebbe compatibile con l’assenza di quell’evento dai romanzi di Ferrante.

La giornalista Mirella Armiero, che ha intervistato più volte Marmo, scrive su Studio che «la sua fisionomia è incompatibile, secondo i più, col profilo che salta fuori dai romanzi della Ferrante. Anch’io la penso così» e che fa fatica a sovrapporre «questa storica assai rigorosa, precisa, concreta» con la figura della «misteriosa scrittrice, anche se mi dicono che, come la Ferrante, Marcella Marmo è riservata in maniera quasi maniacale». Armiero riporta anche un aneddoto che le ha raccontato Carolina Castellano, una collega a cui Marmo avrebbe chiesto di prestarle una copia dell’Amica geniale nel 2014: «Marcella, che avevo ampiamente citato, ha letto il saggio, si è incuriosita e mi ha chiesto di prestarle il libro. Io gliel’ho passato e lei lo ha letto, rimanendone anche molto presa. Lo ha tenuto a lungo, fino a che non si è smarrito nella sua grande casa, tanto che me lo ha ricomprato».