Cosa è successo a questa bottiglia di Coca-Cola?

È rimasta per quattro anni sulla stessa mensola della nostra redazione, diventando un cimelio pop, ma non è invecchiata benissimo

(il Post)

Nella primavera del 2012 Coca-Cola iniziò a sperimentare in Italia la campagna “Condividi una Coca-Cola con” – quella con i nomi di persona sull’etichetta di bottiglie e lattine – inviando bottigliette di plastica personalizzate a persone e aziende con una certa notorietà online, in vista di un lancio su grande scala l’anno seguente. Una di quelle bottigliette arrivò anche al Post e fu messa temporaneamente su una mensola. Come accade per molte cose, il temporaneo divenne presto definitivo: la Coca-Cola marchiata “ilpost.it” rimase lì sulla mensola e, passata la data di scadenza, divenne ufficialmente uno dei cimeli pop del Post, peraltro sopravvissuti al recente trasloco in una sede più ampia per farci stare tutti (perché intanto il giornale intorno a quella bottiglietta è fortunatamente cresciuto, e grazie).

In quattro anni sono cambiate molte cose – per esempio tre governi solo in Italia – e anche la nostra Coca-Cola mostra i segni del tempo: è diventata più chiara, non è più gasata e la bottiglia di plastica che la contiene si è deformata vistosamente. Il cambiamento è stato tale da incuriosirci e fare qualche ipotesi su quali siano state le cause dell’invecchiamento della Coca-Cola. Sono ipotesi, appunto, perché non si trovano molte informazioni in letteratura scientifica su cosa succede a una bibita gasata dopo anni dalla sua produzione e dalla sua data di scadenza.

Cos’ha passato la bottiglietta
Naturalmente il modo in cui è stata conservata la bottiglietta è stato determinante. Per quasi quattro anni la Coca-Cola non è stata mai spostata dalla mensola su cui era stata collocata, a circa due metri di altezza e a un metro di distanza da una grande finestra. La vecchia sede del Post era al quarto piano, affacciava a sud-est su Parco Sempione e non aveva quindi nessun edificio davanti: il sole batteva direttamente sui vetri della finestra per buona parte della mattina e, a seconda delle stagioni, per parte del pomeriggio. La bottiglietta era quindi esposta alla luce solare e a temperature piuttosto alte, di certo superiori a quelle cui viene consigliato di mantenere contenitori di plastica per alimenti.

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Deformazione
La bottiglietta è fatta di polietilene tereftalato (PET), una resina termoplastica che può essere utilizzata in ambito alimentare. Milioni di litri d’acqua e di bibite sono venduti ogni giorno all’interno di contenitori PET, che sono sicuri e non alterano i liquidi a patto che siano seguite alcune precauzioni: tenere le bottiglie lontane dalla luce solare, mantenerle in luoghi freschi e non consumare il loro contenuto oltre la data di scadenza. Questi accorgimenti sono necessari perché, a differenza del vetro, calore e raggi solari fanno decomporre il PET con la produzione di acetaldeide e antimonio. La prima è una sostanza che si trova facilmente nella frutta matura, quindi entro certi limiti non è pericolosa per la salute, ma altera il sapore della bevanda contenuta nella bottiglietta. L’antimonio è un semimetallo con capacità antifiamma e viene utilizzato nella produzione del PET, e nel caso di alte temperature può contaminare il prodotto nel contenitore. Ci sono naturalmente limiti di legge che stabiliscono entro quali concentrazioni di questi prodotti non ci siano pericoli per la salute.

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Il calore e l’esposizione alla luce solare per anni, lì sulla mensola, hanno fatto degradare il PET della bottiglietta di Coca-Cola del Post, che ha iniziato impercettibilmente a deformarsi in alcuni punti, compreso il collo del contenitore che non ha fatto più contatto ermetico con la guarnizione di gomma all’interno del tappo. La minuscola perdita ha portato a una lenta e inesorabile fuoriuscita di anidride carbonica (CO2) verso l’esterno, essendo la pressione interna di molto superiore a quella dell’ambiente circostante. A causa della sovrapressione, la CO2 è continuata a uscire senza che l’aria dall’esterno potesse entrare nella bottiglia. In anni, il fenomeno ha fatto sì che la plastica della bottiglietta si deformasse vistosamente fino al punto in cui è oggi: in pratica è successa una cosa simile a quando si crea una minuscola perdita all’interno di un palloncino.

Colore
coca-colaOltre alla deformazione della bottiglietta, la Coca-Cola al suo interno ha cambiato colore diventando più trasparente e lontana dalla classica tinta della bevanda. Il cambiamento è dovuto anche in questo caso agli effetti della luce, del calore e delle sostane rilasciate dal PET che hanno fatto reazione con il composto. La Coca-Cola si è inoltre sgasata, anche agitando la bottiglietta non si ottiene la produzione di nuova CO2, che avrebbe potuto portare il contenitore a modificare ulteriormente la sua forma.

I fan della Coca-Cola vintage
Nella nostra ricerca di informazioni su cosa succede alla Coca-Cola scaduta abbiamo imparato, tra le altre cose, che esistono fini cultori delle versioni vintage della bibita. Molti di loro non si limitano a collezionare vecchie bottigliette, per lo più di vetro, dalla classica e riconoscibile forma, ma realizzano video nei cui mostrano orgogliosi la loro degustazione di Coca-Cola scaduta da decenni. Non è una pratica consigliabile, quindi non fatelo a casa eccetera eccetera.

Quella che avete appena letto è la spiegazione più sensata che ci è venuta in mente, consultandoci anche con qualche chimico e fisico, ma ci rendiamo conto che mancano dei pezzi e per questo il titolo dell’articolo non è la “La deformazione di una bottiglietta di Coca-Cola spiegata bene”. Vi invitiamo quindi a fare e argomentare le vostre ipotesi nei commenti e dare così un contributo alla scienza. Qualora ve lo steste chiedendo, però, non abbiamo in programma di aprire il cimelio.