La Commissione europea e il glifosato

Ha preparato una legge per consentire l'utilizzo dell'erbicida per altri 15 anni, anche se è stato definito "probabilmente cancerogeno" dall'OMS

(AFP PHOTO / PHILIPPE HUGUEN)

Il giornale britannico Guardian ha visionato una bozza di un nuovo documento della Commissione europea in cui si parla di rinnovare i permessi per utilizzare i prodotti a base di glifosato, un potente erbicida. Lo scorso anno l’International Agency for Research on Cancer (IARC) – l’organismo dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che svolge ricerche e prepara liste delle sostanze che in certe condizioni possono causare il cancro – aveva definitio il glifosato “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani”. Nel nuovo documento si parla di un rinnovo di 15 anni, ma ci sono molti dubbi da parte dei ricercatori sulla decisione, che accusano la Commissione europea di non avere tenuto in considerazione le conclusioni cui era giunta la IARC nel 2015.

Il glifosato è presente negli erbicidi più venduti in Europa, molti dei quali sono prodotti dalla multinazionale Monsanto, che fino al 2001 ne deteneva il brevetto di produzione. Il composto chimico fu scoperto una prima volta negli anni Cinquanta in Svizzera, ma senza che ne fosse data notizia: vent’anni dopo fu riscoperto da Monsanto nell’ambito di alcune ricerche sui sistemi per ridurre il calcare nell’acqua. In seguito l’azienda lo ha messo in produzione nei suoi erbicidi, approvati per l’utilizzo nei campi da 130 paesi nel mondo, compresi quelli dell’Unione Europea. L’erbicida è diventato molto diffuso in seguito all’introduzione di varietà di piante transgeniche resistenti al composto: in questo modo si possono diserbare i terreni senza causare danni alle piante coltivate. Secondo dati riferiti al 2012, il glifosato è uno degli erbicidi più utilizzati in ambito agricolo in Italia.

Nel novembre del 2015 l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha detto che è “improbabile” che il glifosato possa “costituire un rischio cancerogeno per gli esseri umani”. L’EFSA ha basato la sua decisione su sei studi finanziati dalle aziende coinvolte nella produzione dell’erbicida, alcuni dei quali non pubblicati su riviste scientifiche. Quasi cento esperti, compresi molti della IARC, scrissero una lettera aperta invitando a non tenere in considerazione le conclusioni dell’EFSA definite “non credibili perché non sostenute da prove”. A inizio settimana, sulla rivista Environmental Health 14 ricercatori hanno pubblicato un comunicato per dire che le stime sui livelli di esposizione al glifosato attualmente utilizzate, e che servono per determinare il rischio, sono ormai obsolete e che devono essere rivalutate con nuove analisi.

La bozza della Commissione sarà esaminata e votata il prossimo 7 marzo. Nel documento sono comunque indicate diverse precauzioni da applicare per gli operatori che utilizzano l’erbicida: viene richiesto di utilizzare abiti protettivi e di utilizzare solo i prodotti a base di glifosato approvati dalle autorità europee. La bozza comprende anche indicazioni sulla necessità di effettuare nuovi test nei prossimi mesi sugli effetti della sostanza sull’organismo.

Ad aprile del 2015 il giornalista Michael Specter scrisse sul New Yorker che, come per molte altre sostanze con cui entriamo di frequente in contatto, tutto si riduce a un bilanciamento dei rischi: il glifosato potrebbe essere cancerogeno, ma anche guidare un’automobile può portare ad avere un incidente. Portare alle sue conseguenze estreme il principio di precauzione, cioè non fare nulla che comporti il minimo rischio, renderebbe semplicemente impossibile avere una vita normale. Il modo migliore per valutare i rischi del glifosato, dice Specter, è guardare quali sono le altre sostanze che lo IARC ha inserito nella lista 2A: se si vuole vietare per prudenza il glifosato, ci si dovrà preparare a rinunciare anche alle patatine fritte e ai lavori che alterano il naturale ciclo del sonno. Non solo: bisognerà dare un taglio anche al mate, la bevanda nazionale argentina.

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