Il software per capire se abbiamo una faccia da stronzi

Un'involontaria faccia da stronzi, per carità: due ricercatori hanno cercato di capire perché alcuni personaggi famosi – o anche alcuni di noi – hanno spesso un'espressione sprezzante

di Caitlin Gibson - Washington Post

Ce l’ha la regina Elisabetta, e anche la stilista Victoria Beckham. Per non parlare dell’attrice Kristen Stewart, che ne è la campionessa. La maggior parte dei personaggi noti a cui capita di mostrare “un’involontaria faccia da stronzo” (resting bitch face, nel termine creato in inglese) sono donne, con qualche eccezione tra gli uomini, come nel caso di Kanye West. Sono stati tutti presi in giro, su internet, per l’espressione che hanno quando restano assorti o sovrappensiero: uno sguardo descritto come vagamente infastidito, un po’ critico e forse leggermente annoiato. Da quando un meme sulla resting bitch face ha iniziato a imperversare su internet nel 2013 – spinto da una parodia di pubblicità progresso sulla sindrome da “involontaria faccia da stronzo” – in tanti hanno cominciato a riconoscere la temuta espressione in articoli dedicati a personaggi famosi, nella propria cerchia sociale, o addirittura allo specchio.

Jason Rogers e Abbe Macbeth, ricercatori comportamentali di Noldus Information Technology, un’azienda che si occupa di ricerca e innovazione internazionale, hanno deciso di studiare il fenomeno. Per quale motivo alcuni volti sono considerati semplicemente inespressivi e altri inspiegabilmente irritanti? Cosa esattamente ci fa associare un’espressione apparentemente neutra a una “faccia da stronzo”?

«Lo studio è volutamente divertente e ironico, ma è anche sostenuto da dati scientifici validi», ha detto Macbeth. I ricercatori hanno usato FaceReader, un sofisticato strumento di Noldus progettato per identificare un’espressione specifica partendo da un catalogo di oltre diecimila immagini di volti umani. Il programma esamina i volti attraverso una videocamera, una foto o un video, mappando otto punti sul viso, per poi analizzare l’immagine e assegnare un’emozione, scelta tra otto emozioni umane fondamentali: felicità, tristezza, rabbia, paura, sorpresa, disgusto, disprezzo e “neutralità”.

Per avere un riferimento, Rogers e Macbeth hanno per prima cosa fatto analizzare a FaceReader una serie di facce autenticamente inespressive, in cui è stato rilevato il 97 per cento di neutralità, secondo Macbeth. Nel restante 3 per cento, sono stati riscontrati “piccoli segni di emozioni”: un pizzico di tristezza e qualche accenno di sorpresa, ma niente di rilevante.

Quando i ricercatori hanno inserito immagini di Kanye West, Kirsten Stewart e della regina Elisabetta, il livello di emozioni rilevato dal programma è raddoppiato al sei per cento. La variazione è stata provocata da un’emozione in particolare: «La grande differenza nelle percentuali era dovuta al “disprezzo”», ha raccontato Macbeth. Ma come fa un programma a misurare il disprezzo in un volto? Sono piccoli segnali, come «ritirare parte del labbro, o strizzare leggermente gli occhi», ha detto Rogers, oppure, come racconta Macbeth, «quando la zona intorno agli occhi si fa più stretta, e gli angoli della labbra si alzano un po’, ma non per sorridere». Gli indizi sono sottili, ma il programma li rileva e interpreta come farebbe il cervello umano: «C’è qualcosa in alcune espressioni neutre che comunica un senso di disprezzo, sia al programma che a noi», ha detto Macbeth.

Con una grande differenza, ha aggiunto. Essendo un software – e quindi immune ai pregiudizi di genere – FaceReader si è dimostrato decisamente imparziale, rilevando “l’espressione da stronzo” in donne e uomini in ugual misura. Il che dimostra come l’idea che il fenomeno sia prevalentemente femminile abbia più a che fare con norme sociali che con la fisionomia. Prendete il caso dell’attrice Anna Kendrick, che si è lamentata pubblicamente delle conseguenze dell’avere una “faccia da stronza” nella sua vita: «Da giovane, i registi le dicevano: “Ma perché non sorridi di più? Non sembri molto contenta”», ha raccontato Macbeth. «È una cosa che ci si aspetta molto più dalle donne che dagli uomini, esistono molti articoli e ampia letteratura scientifica a riguardo. La “faccia da stronzo” non è per forza una caratteristica femminile. Semplicemente, siamo più portati a notarla nelle donne perché ci aspettiamo che siano più felici e sorridenti, e che vadano d’accordo con gli altri».

E se anche noi avessimo una faccia da stronzi senza volerlo? Ora è possibile verificarlo con certezza. Dopo aver pubblicato i risultati del loro studio a ottobre, Rogers e Macbeth hanno invitato il pubblico a inviare immagini dei loro volti per farli analizzare. Uomini e donne possono mandare una foto della loro espressione più “neutra” possibile all’indirizzo jason@noldus.com. FaceReader vi dirà se siete soltanto inespressivi, o se avete qualcosa in comune con la regina.

© 2016 – Washington Post

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